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Rossi: "Sicurezza degli impianti? C'è anche il made in Italy" Stampa E-mail

di Davide Canevari

Uno scorcio della sede di Cortem GroupIL PRESIDENTE DI CORTEM GROUP,
LEADER IN EUROPA NEL SEGMENTO DEI MATERIALI ELETTRICI ANTIDEFLAGRANTI


Questione (anche) di hardware. Se la macchina petrolifera mondiale – almeno da un paio di anni a questa parte – batte in testa e sembra essersi inceppata, non è solo un problema di materia prima, quell’oro nero che fa sempre più fatica a soddisfare la crescente richiesta dei consumatori. In gioco entrfa anche (alcuni osservatori azzardano l’avverbio soprattutto) – la questione infrastrutture. Quando il barile stazionava abbondantemente al di sotto dei 50 dollari, a qualsiasi oil company poteva sembrare un gesto sconsiderato investire in nuovi impianti di raffinazione o nell’ammodernamento e ampliamento degli stabilimenti petrolchimici. Proprio in questo campo, quindi, furono effettuati i primi e più consistenti tagli di budget. Una politica di cost cutting che lo stesso Leonardo Maugeri (direttore strategie e sviluppo Eni) a posteriori ha definito “una scelta cieca e di falsa efficienza”. Oggi che le quotazioni del barile hanno raggiunto stabilmente le tre cifre, ancor più sconsiderato sarebbe non orientare massicci investimenti nella direzione dell’impiantistica. Ma l’adeguamento delle infrastrutture petrolifere – ci sono raffinerie che occupano la superficie di un’intera città e che da un lato all’altro si percorrono solo in macchina – richiede anni (e non pochi).
Dunque, nel breve e medio periodo si soffre e inizia una vera e propria corsa contro il tempo.

Nuova Energia ha incontrato Alessandro Rossi, presidente di Cortem Group, per raccogliere un commento sul settore e sulle sue problematiche. Cortem è oggi leader in Europa nel segmento dei materiali elettrici antideflagranti. Rappresenta quindi un punto di osservazione – di nicchia, ma non per questo marginale – su come il mercato delle infrastrutture energetiche sta rispondendo alla turbinosa evoluzione della domanda.

La vostra azienda è molto orientata sui mercati stranieri e quindi rappresenta un buon osservatorio della situazione generale. Come se la passa l’industria Rossi: “Sicurezza degli il presidente di cortem group, leader in europa nel segmento dei materiali elettrici antideflagranti impiantistica legata a petrolio e gas nel mondo?
Per ragioni ambientali, politiche e culturali è sempre più difficile costruire grandi impianti petrolchimici nelle economie più sviluppate del Pianeta. Una prima evidente tendenza riguarda quindi la migrazione di queste strutture nei Paesi emergenti. Per tali Paesi questa scelta rappresenta una chiara opportunità economica, in quanto consente di aggiungere un segmento che prima non c’era alla filiera del greggio. In Europa e negli Stati Uniti, è invece più probabile che gli (eventuali) interventi riguardino il revamping o l’ammodernamento di strutture già esistenti. Passando da una visione geografica a un’analisi tecnologica, essendo i costi del nuovo molto elevati, chi costruisce tende a progettare impianti complessi, di taglia superiore rispetto al passato, sempre più diversificati nelle prestazioni e nelle potenzialità di impiego, in grado di sfruttare tutto il barile… Questa filosofia riguarda anche l’esistente che viene ampliato, riconvertito, trasformato, per poter rispondere alle modificazioni della domanda.

Come detto, si fa strada la convinzione che una delle cause principali dell’attuale crisi petrolifera sia imputabile alla carenza di infrastrutture – soprattutto per la raffinazione – più che alla scarsità di materia prima. Come valuta queste dichiarazioni?
Condivido – in buona parte – queste affermazioni. Infatti oggi c’è una grande corsa per recuperare il tempo perduto e i tassi di crescita del settore sono incomparabili con quelli dell’economia mondiale nel suo complesso. Posso dire che noi operatori del comparto siamo stati investiti da un’onda anomala che ci ha spiazzato per la sua portata. Da una parte tutto ciò ci stimola, dall’altra ci preoccupa.

Parliamo di entrambi gli aspetti.
Negli ultimi tre anni la nostra impresa – che non è certo una multinazionale e anzi, può essere considerata un’azienda ancora familiare e di medie dimensioni – ha visto crescere il fatturato con un trend del 30 per cento annuo. Però l’esperienza del passato ci insegna che questo settore ci mette davvero poco a passare dalle impennate violente alla recessione altrettanto accentuata. Non credo che il prezzo del barile possa essere improvvisamente depresso dalla comparsa sul mercato di immensi giacimenti finora sconosciuti o non sfruttabili. Più probabile è l’emergere di nuove tecnologie – soprattutto nel campo delle rinnovabili – che potrebbero cominciare a spostare (nel giro di qualche anno) la domanda energetica mondiale. E a quel punto il settore oil&gas potrebbe reagire con una brusca inversione.

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QUARANT'ANNI PORTATI CON MOLTA TECNOLOGIA

Il campo di attività della Cortem ha a che fare con la prevenzione dei pericoli di esplosione connessi all’utilizzo di energia elettrica. Quindi terreno fertile è quello degli impianti di raffinazione, della chimica e petrolchimica, dell’offshore, dello stoccaggio dei combustibili. Proprio nel 2008 Cortem ha tagliato il traguardo dei quarant’anni di attività. Fondatori Marco Rossi e Renato Gratton, che nel 1968 uniscono la loro esperienza tecnica e commerciale maturata negli anni come dirigenti di Crouse Hinds Italia. Poi, nel 1977, nasce la società Elfit, con lo scopo di poter gestire internamente i processi produttivi quali fusione, lavorazione prodotti e produzione di raccorderie elettriche e stagne. Lo stesso anno viene progettata la prima armatura illuminante a sicurezza aumentata per il mercato italiano modello AVF. Un’altra tappa nel 1985, con un prodotto innovativo per il mercato: il sistema di messa a terra elettronico per autobotti e serbatoi, modello GRD-4200. Nel 1989 sono “protagoniste” due commesse per il mercato iracheno: il primo proiettore modello RLEE-107 per lampadine fino a 1.000W ad incandescenza e la prima armatura illuminante in lega di alluminio, a sicurezza aumentata, serie LX. Cinque anni dopo Cortem ed Elfit ottengono dal DNV la certificazione del sistema di qualità secondo la normativa UNI EN 29002 (ISO 9002) e, nel ‘96, la certificazione UNI EN ISO 9001 per la produzione. È del 1998 un ordine di Snamprogetti del valore di 1.600.000 dollari per la fornitura di materiale antideflagrante destinato alla raffineria di Bandar Abbas in Iran. Nello stesso anno viene costituita nel Regno Unito la Cortem UK Ltd, per lo sviluppo del mercato Nordeuropeo. Nel 1999, l’azienda acquisisce da Technip Italy una commessa per la raffineria Midor in Egitto (1.200.000 dollari). Con la collaborazione di una primaria ditta di componenti elettronici, viene realizzato il primo reattore elettronico bicanale multirange per armature illuminanti fluorescenti EEx-e. Il Cesi nel 2000 emette la notifica di garanzia della qualità della produzione secondo la direttiva 94/9/CE (ATEX) e nel 2002 vengono certificati i prodotti secondo le norme russe (Gost R e Gosgortechnadzor). Inoltre viene avviata la produzione della prima presa e spina antideflagrante da 16A con disposizione dei poli a norma Cee. L’azienda acquisisce da Technip France una commessa per l’impianto 9 Olefin Ethane Cracking Plant di Nargan in Iran. Nel 2003 Cortem ottiene la certificazione del sistema di qualità secondo la normativa UNI EN ISO 9001:2000 (Vision 2000). Continua la certificazione dei prodotti per il mercato australiano (in accordo alle normative IEC) e il mercato Kazako (norme GOST K). Vengono acquisiti ordini da Snamprogetti per l’ impianto di Qatif – Aramco in Arabia Saudita (3.800.000 dollari) e dalla Technip France per l’impianto Fertilizer Project di Omifco in India (1.800.000 dollari). Il processo di espansione si rafforza nel 2004 con la nascita della Cortem de Venezuela per lo sviluppo dei mercati del Sud America. Cortem è la terza società a livello mondiale ad essere ammessa nella vendor list di fornitura prodotti dell’ente di Stato petrolifero PDV SA. Il 2006 è un anno “memorabile”: nasce Cortemgroup. Cortem, Elfit e Fondisonzo uniscono le forze in un unico Gruppo. Si aggiudica da Snamprogetti una fornitura per l’impianto di Khursaniyah – Aramco in Arabia Saudita (2.300.000 dollari). Il 2007 “registra” l’apertura degli uffici commerciali a Dubai negli Emirati Arabi, il completamento della gamma pulsanti e selettori in esecuzione EEx-e delle apparecchiature acustichevisive di segnalazione in collaborazione con la società Sirena, nonché la produzione dei corpi illuminanti per la lampada a scarica zona 2-22 EEX-n, serie EWN. E infine... quarant’anni da festeggiare.
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Cortem è una realtà imprenditoriale che opera in un campo altamente specializzato. Come si “fa” ad essere competitivi ormai da quarant’anni, pur rimanendo, come lei stesso afferma, una struttura con le peculiarità dell’azienda familiare?
In effetti, pur essendo leader in Europa nel nostro settore di riferimento, siamo molto più piccoli rispetto alle multinazionali americane. Rispetto ai big abbiamo però un punto di forza: la capacità di risposta in tempi brevi, la qualità ineccepibile del prodotto come obiettivo primario, il servizio in tempi rapidissimi. Ad oggi, su molti dei mercati più evoluti, per i nostri prodotti il prezzo non è, invece, una variabile determinante. Qualità e servizio permettono anche a un piccolino come noi di entrare in nuovi mercati e di erodere quote a grandi multinazionali che – proprio per la dimensione del loro business – spesso all’inizio non si accorgono neanche della presenza di un entrante.

A proposito, quali sono le realtà più aggressive? Le “solite” Cina e India?
In assoluto il competitor più forte è l’America. Il materiale elettrico antideflagrante è un prodotto che bisogna conoscere bene e saper costruire. Quindi inevitabilmente nasce in Paesi con una consolidata tradizione industriale. Cina e India non hanno ancora le capacità per progettare e costruire in proprio. Magari possono imitare prodotti già esistenti, ma in quel caso lo fanno essenzialmente per il mercato interno, in assenza di normative specifiche per il riconoscimento all’estero dei loro prodotti.

In un settore come il vostro, quanto pesa in termini di investimenti lo sviluppo dell’innovazione?
La fetta del budget che un’azienda come la nostra deve dedicare alla ricerca e sviluppo è sempre più ampia. Se ti fermi e non fornisci al mercato innovazione continua, ci metti niente a passare dalla serie A alla serie B. E in serie B dominano solo le logiche di prezzo; quindi sei tagliato fuori in partenza dalla concorrenza. Come Gruppo Cortem dedichiamo alla ricerca almeno il 5 per cento del nostro budget; probabilmente le big company del settore fanno ancora di più.

Come valuta in quadro normativo attuale? Ci sono differenze fra l’Europa e le altre aree geografiche?
È importante una premessa. Questo settore è in continua evoluzione e, come detto in precedenza, ad alto contenuto di tecnologia e innovazione. Ma non è certo un campo da new economy. Il materiale elettrico antideflagrante è noto fin dai primissimi anni del Novecento (allora l’esigenza era quella di proteggere i minatori dalle conseguenze della fuga di grisù). Stiamo quindi parlando di un mercato che ha almeno un secolo e che, dalle miniere di carbone, si è gradualmente spostato verso l’oil&gas. Detto questo, la normativa europea di settore è una delle più complete e avanzate oggi al mondo; l’Europa è infatti presa come esempio da molti Paesi che stanno portando avanti un adeguamento normativo di settore. Inoltre oggi esiste un riconoscimento reciproco tra Stati Uniti ed Europa e si va verso una norma comune di riferimento. Ci sono, poi, Paesi emergenti che hanno normative nazionali più permissive; in apparenza equivalenti a quelle europee, nella pratica ritagliate su misura in base alle esigenze dei produttori locali. Tuttavia, anche in queste nazioni, se a costruire un impianto è una compagnia occidentale, tendenzialmente questa preferisce attenersi alle “regole” europee.

Come si lavora in Paesi dove le tensioni geopolitiche sono esplosive? Come si riesce a mantenere elevata l’attenzione sugli aspetti della sicurezza?
Può sembrare un paradosso, ma l’instabilità politica non rappresenta un ostacolo. Comunque lo Stato vuole che gli impianti funzionino al meglio, che non diano problemi. Magari l’attenzione non è stimolata da una sensibilità ambientale o dal rispetto nei confronti dei lavoratori; ha a che fare solo con l’esigenza di garantire la produttività. Ma l’interesse ad avere prodotti della massima qualità rimane comunque prioritario.

Torniamo per un attimo in Cina…
Ci siamo posti il problema se fosse strategico o meno, per noi, essere presenti nel più popoloso Paese del mondo. Abbiamo però deciso di soprassedere, anche per non rischiare di perdere un know-how prezioso. Produrre non vogliamo, esportare non possiamo. Ci piacerebbe, ma la Cina segue essenzialmente una logica di prezzo, e questo ci spiazza in partenza.

E poi viene l’Italia… La modesta attività estrattiva, la carenza di infrastrutture, la sindrome Nimby che sembra voler dire no ad ogni nuovo impianto non vi forniscono molto lavoro. Intravede possibili evoluzioni in futuro? Al momento il mercato italiano rappresenta solo un terzo del nostro fatturato, mentre l’export – soprattutto con i tassi di crescita degli ultimi anni – ha stravolto (in positivo) ogni nostro programma di sviluppo. L’Italia è il Paese dalle mille risorse, ma è anche molto lento nel passare dalle idee all’azione, per cui non credo a una repentina accelerazione delle attività. Certo, un progetto come quello del rilancio del nucleare ci farebbe comodo e piacere, ma per il momento preferiamo tenerci ben stretto quel 65 per cento di quota export e crescere al di fuori dei nostri confini. Sempre fedeli alla nostra filosofia aziendale, quindi replicando il nostro modello in altri Paesi, senza snaturarci o ingrandirci troppo.




 
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