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"Energy service" in Europa: così funziona il mercato Stampa E-mail
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Digitando le due parole “energy service” sul motore di ricerca Altavista, le pagine risultanti sono oltre seimila. Certo non tutte pertinenti e aggiornate, ma l’elevato numero testimonia l’attenzione tributata a livello internazionale e europeo a questa materia. Un concetto, quello dei servizi energetici, nato negli Stati Uniti durante lo shock petrolifero degli anni ‘70, diffusosi in Canada, e successivamente in Europa e Asia nelle ultime tre decadi, con rinnovato interesse e vigore ogniqualvolta si profilasse una crisi energetica. Il concetto, peraltro, ben si integra con le liberalizzazioni dei mercati in atto a livello comunitario e con l’affacciarsi sul palcoscenico dell’energia di soggetti privati in grado di proporre soluzioni tecnologiche innovative e servizi al mondo industriale, terziario e civile.
Ma che cosa si intende per servizi energetici? Di fatto, una forma di assistenza che comprende la fornitura globale di diagnosi, installazione, gestione, manutenzione e finanziamento di impianti. L’utilizzatore si limita al pagamento dei servizi erogati, senza doversi preoccupare degli aspetti tecnici e finanziari.
L’approccio è concettualmente semplice: il proprietario di un edificio o di un’azienda ha un impianto energeticamente inefficiente, ma non può, o non vuole, impegnare risorse per ristrutturarlo o sostituirlo, né possiede le necessarie cognizioni tecniche per avviare un programma di risanamento. Il fornitore di servizi energetici analizza l’edificio o il processo, valuta le quantità di energia che potrebbero essere risparmiate e attua il necessario investimento, ripagandosi, in tutto o in parte, con le economie ottenute tramite la minor energia utilizzata. Evidenti i vantaggi di questo tipo di approccio per il consumatore finale: l’investimento è effettuato a costo zero e non comporta nessun rischio dal momento che il pagamento è effettuato in base ai servizi fruiti.

Dal canto suo l’investitore sarà incentivato sia a sfruttare tutte le possibilità offerte dai mezzi tecnologici a disposizione, sia ad approntare un programma di monitoraggio e di manutenzione dell’impianto sovvenzionato. Il meccanismo virtuoso può apportare benefici per ciascuna parte in causa e, in termini ambientali, per l’intera comunità.

Occorre rilevare che oggi tale possibilità è ancora poco sfruttata, almeno nel contesto europeo, proprio laddove maggiori sarebbero le possibilità di applicazione: piccole aziende, terziario, edifici residenziali.
Le ragioni principali sono da ricercarsi nella carenza di società finanziarie (le Energy Saving Company, ESCO) operanti nel settore e nella scarsa conoscenza delle possibilità di risparmio attraverso l’utilizzo di tecnologie intelligenti. Soltanto i Paesi anglosassoni e il Nord Europa hanno sviluppato un effettivo e concorrenziale mercato dei servizi energetici, anche grazie a politiche di sostegno senza le quali gli investimenti possono spesso presentare tempi troppo lunghi per il rientro del capitale investito.
Un esempio importante sono i Paesi Bassi, dove attraverso uno specifico programma di tassazione diretta sui prodotti energetici sono stati investiti oltre 600 milioni di euro in programmi di incentivo per macchinari ad alta efficienza nel settore terziario e domestico. Ancor più reattivo il mercato sviluppatosi nel Regno Unito, dove è presente un contratto standard per la fornitura di servizi energetici al settore residenziale. Il mercato britannico, anche grazie a leggi vincolanti il raggiungimento di specifici obiettivi di risparmio, ha fruttato l’installazione di oltre 30 milioni di lampade a basso consumo e circa 500 mila caldaie ad alta efficienza, garantendo un risparmio in termini di emissioni di anidride carbonica per circa 0,4 Mton per anno.

Certo si è ancora lontani dai risultati perseguibili. Secondo la ricerca “Completing the market for Least-Cost Energy Services” compiuta dal Wuppertal Institute for Climate, Environment Energy nell’ambito del programma SAVE, le misure di efficienza energetica e i servizi di gestione della domanda potrebbero realizzare risparmi nell’ordine del 15 per cento degli attuali consumi nel medio periodo (10-15 anni).
Per fortuna si avvertono forti segnali di attenzione, soprattutto a livello comunitario. Il “managenergy” un’iniziativa della Comunità europea per sostenere la cooperazione in ambito di efficienza energetica e utilizzo delle energie rinnovabili presenta oltre 200 casi di studio effettivamente realizzati.
Il centro di ricerca End-use energy efficency - European commission riporta l’elenco delle Energy Service Company accreditate presso l’Ue. Vi sono circa 90 ESCO presenti in 17 Paesi. Specifici programmi comunitari sono stati implementati al fine di diffondere tecnologie che comportino un razionale utilizzo energetico; tra le azioni di carattere non tecnologico spicca il programma “Intelligent Energy - Europe (EIE)”. Di maggior taglio tecnico i due programmi “GreenLight Programm”, e “Motor Challenge Programm”, iniziative di carattere volontario per le quali la Commissione non contribuisce economicamente agli interventi di miglioramento, ma supporta i partecipanti con azioni informative e di pubblico riconoscimento.

Il primo vuole incoraggiare i consumatori non residenziali (pubblici e privati) di elettricità ad installare nei propri edifici tecnologie d’illuminazione energeticamente efficienti, mantenendo o migliorando la qualità dell’illuminazione. Il Programma GreenLight, avviato nel febbraio 2000, è supportato attivamente dalle Agenzie nazionali di 14 Paesi europei (per l’Italia dalla FIRE, Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia) e prevede oltre quattrocento soggetti tra i partecipanti.
Nel Motor Challenge i costruttori europei di motori elettrici, il cui consumo rappresenta a livello comunitario circa il 30 per cento del totale, si impegnano a migliorare le prestazioni in termini di efficienza energetica dei loro sistemi, riducendo i consumi specifici a parità di prestazioni e affidabilità dei motori.

Un caso particolare riguarda l’etichetta Energy Star, un label di provenienza statunitense che aiuta i consumatori finali a riconoscere quei manufatti (computer, stampanti, condizionatori, eccetera) in grado di eseguire le prestazioni richieste con la massima efficienza energetica. È stato siglato un accordo tra gli Stati Uniti e la Comunità europea per garantire il marchio a quei prodotti il cui funzionamento risponda ai requisiti richiesti da una apposita commissione (Energy Star Board).
La creazione di un mercato concorrenziale dei servizi energetici è lo strumento individuato dalla Proposta di Direttiva n. 739, presentata il 10 dicembre 2003 dalla Commissione europea. La direttiva individua nell’un per cento di risparmio annuo l’obiettivo generale cui ogni Stato membro dovrà sottostare nell’uso finale di energia elettrica, gas naturale, combustibili per riscaldamento, prodotti energetici agricoli e combustibili per trasporti. Secondo il principio del buon esempio il settore pubblico dovrà conseguire risparmi cumulativi medi nell’ordine dell’ 1,5 per cento annuo.

Per garantire un buon esito del meccanismo sarà necessario affrontare le problematiche connesse ai sistemi di misura che dovranno rilevare in modo accurato e frequente i consumi e ai sistemi di fatturazione ad oggi scarsamente informativi. La proposta di direttiva prevede che la Commissione esamini in futuro l’opportunità di sviluppare tramite i certificati bianchi una politica basata su meccanismi di mercato, proprio quanto previsto dalla normativa italiana.

Sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale due decreti con l’intento di rilanciare il meccanismo dei Titoli di Efficienza Energetica (Certificati Bianchi) già previsto dalla precedente normativa, ma rivelatosi decisamente deficitario in termini di risultati conseguiti. I nuovi Decreti confermano infatti l’obbligo sui distributori di eseguire interventi di risparmio energetico presso gli utilizzatori finali, ma anche le società di servizi energetici possono ottenere i Certificati Bianchi, commercializzabili per incentivare la flessibilità del meccanismo. È però ancora prematura una valutazione del valore economico dei Certificati e di conseguenza se questi saranno effettivamente in grado di apportare un realistico contributo alla creazione di un mercato effettivo dei servizi energetici. È necessario rilevare come i nuovi decreti non garantiscano di per sé il buon esito del meccanismo. Saranno dunque necessarie ulteriori misure normative, quali ad esempio la definizione di opportune e applicabili sanzioni per gli inadempienti. Una penale puramente pecuniaria andrebbe a incidere artificialmente sulla logica di mercato alla base dei Certificati Bianchi, il cui valore sarebbe deciso dal costo stesso della sanzione, (come avviene oggi per i Certificati Verdi, con il prezzo sostanzialmente fissato dal GRTN) snaturando il concetto di concorrenza tra tecnologie efficienti e creando una sorta di sussidio slegato dalle dinamiche di mercato.

La vera sfida da affrontare, sia a livello nazionale sia comunitario, riguarda il coinvolgimento degli utenti finali, cui spetta in definitiva la scelta dell’installazione o meno di un prodotto, o della fruizione di un servizio. Essi potrebbero non esser sufficientemente stimolati da un meccanismo di difficile applicazione che non presenterà vantaggi se non in presenza di un mercato concorrenziale ed efficiente dal lato dell’offerta di servizi energetici.

Soltanto un quadro normativo certo e credibile, una strategia di informazione verso il pubblico e una trasparenza informativa porteranno a rimuovere gli ostacoli che oggi si frappongono allo sviluppo di un effettivo mercato dell’efficienza energetica in Italia come in gran parte del resto d’Europa.



 
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