NOVITÀ

Abbonati ONLINE!

 
COOKIE
 
Mestrallet: "Regolamentazione? Uno stimolo e non un vincolo" Stampa E-mail
di Davide Canevari

Qual è lo “stato di salute” dell’energia nel mondo?
Anche il mercato dell’energia è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta: la fluidità e il buon funzionamento dei mercati dell’energia richiedono stabilità. Attualmente si constata, da un lato, una fortissima crescita della domanda nel mondo in generale, in particolare proprio in Cina e in India. Questa forte domanda dipende da vari parametri come la crescita economica, lo sviluppo di nuove tecnologie, la crescita demografica, eccetera. D’altro canto, si assiste in alcune aree del pianeta a una certa instabilità politica, che sta provocando tensioni per quanto riguarda la produzione di energia elettrica.

Alcuni osservatori sottolineano la forte dipendenza nei confronti del gas... Cosa ne pensa?
Entro il 2030, secondo l’International Energy Agency (IEA), l’Europa dovrà creare circa 600.000 MW di capacità elettrica per far fronte alla crescita della domanda, nonché alla chiusura delle centrali ritenute obsolete o non più redditizie. Sempre secondo l’IEA, il 50 per cento di questa nuova capacità potrebbe essere rappresentato da centrali a gas. In Europa, il parco di produzione che sfrutta il gas come combustibile potrebbe pertanto rappresentare il 40 per cento della capacità totale. Per di più, a tale scadenza, oltre il 40 per cento del consumo di gas sarà a carico del settore elettrico. Per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas in Europa, questo potrebbe provenire, tra 15-20 anni, al 45 per cento o più dalla Russia, tenendo conto dell’esaurimento dei giacimenti del Mare del Nord e dell’aumento della domanda. L’Europa deve pertanto garantire il proprio approvvigionamento e deve diversificare le proprie fonti per evitare ogni dipendenza troppo rilevante.
Il Gas Naturale Liquefatto (LNG) rappresenta una vera e propria diversificazione che potrebbe arrivare a più del 20 per cento dell’approvvigionamento contro l’attuale 8 per cento. Peraltro, Suez vanta su questo mercato posizioni uniche e competitive (è l’unico operatore transatlantico al mondo – terminal di Zeebrugge in Belgio e Everett, Boston, Usa). Occorre inoltre che l’Europa prenda consapevolezza dell’importanza della produzione elettrica di origine nucleare. Suez è particolarmente attenta e interessata all’evoluzione di questo tipo di tecnologia e di questo settore. Il ricorso al nucleare, senza il quale l’Europa non sarà a lungo competitiva, contribuirà all’indipendenza energetica e permetterà di compensare il maggior costo legato all’utilizzo di energie fossili.

Al gas e nucleare abbiamo già fatto cenno. Nell’ottica di un corretto mix energetico quale ruolo avranno carbone e rinnovabili?
Secondo le raccomandazioni europee, entro il 2010 il 20 per cento della produzione elettrica totale dovrà avvenire utilizzando energia rinnovabile. Il nostro Gruppo ha già ampiamente investito nel settore del rinnovabile poiché il 26 per cento della nostra produzione è sin d’ora verde. Il ricorso al nucleare, che permetterà di combattere i gas a effetto serra, è una soluzione indispensabile. Questa energia deve essere completamente sicura e avere un costo accessibile. Per quanto riguarda il carbone, continuerà a essere una risorsa importante, in particolare negli Stati Uniti e in Cina. A livello europeo, questo combustibile potrà ancora svolgere un ruolo importante.

Come valuta la rete di distribuzione del gas e soprattutto il numero di terminal LNG presenti in Europa?
In Europa, gli investimenti in reti e infrastrutture relative al gas sono indispensabili per aumentare e facilitare l’accesso ai vari mercati. Ciò si giustifica ancor più per il fatto che il consumo di gas dovrebbe aumentare del 3 per cento all’anno nei prossimi anni. Lo sviluppo dei terminal LNG rappresenta un mezzo per aumentare la fluidità del mercato del gas. La recente decisione presa da Fluxys, che fa parte di Suez, di raddoppiare la capacità del terminal LNG di Zeebrugge contribuirà in parte a soddisfare la crescente domanda del mercato del gas. In Italia, la costruzione di uno o due terminal LNG potrebbe essere altrettanto giustificata.

Suez è attiva sul mercato americano. Può illustrare le tappe che hanno portato la sua azienda a radicarsi negli Stati Uniti? E nel futuro...?
Suez vanta una presenza storica sul mercato americano dell’energia, che si giustifica in base alla portata internazionale delle nostre attività. L’acquisizione del terminal LNG di Boston è a sua volta del tutto pertinente in relazione allo scarso approvvigionamento di gas negli Stati Uniti. Attualmente riforniamo il 20 per cento del mercato del gas nella parte nord-orientale degli Usa. In futuro, desidereremmo svilupparci intorno alle nostre posizioni esistenti.

Come vede sotto il profilo energetico l’Europa a 25?
Per quanto concerne l’Europa dei 15, la crescita energetica dovrebbe essere modesta e gli sforzi da fare verteranno principalmente sul risparmio energetico. I membri recentemente entrati nell’Ue hanno anch’essi fabbisogni considerevoli in materia energetica. Da parte di questi ultimi si dovrebbe assistere a un grande aumento dei consumi di energia.

Quali strategie si rendono necessarie per contenere l’elevato prezzo delle tariffe sia domestiche sia aziendali?
Occorre prevedere tre misure. Innanzitutto, è necessario sviluppare le interconnessioni tra i Paesi europei per creare un vero e proprio mercato, unico e fluido. Ciò contribuirà a ottimizzare le risorse europee e avrà un impatto positivo sui costi. In secondo luogo, occorrerà predisporre un regolatore europeo che abbia autorità sui vari regolatori nazionali al fine di migliorare la coerenza tra le norme di apertura dei mercati. Infine, occorrerà realizzare degli investimenti laddove, sulla rete, si verificheranno delle congestioni.

Facciamo il punto sul processo di liberalizzazione del mercato europeo. Quali differenze tra gas ed elettricità?
Per completare le informazioni precedentemente fornite, conviene precisare quali sono gli elementi tecnici propri dell’elettricità e del gas. Queste attività sono complementari, ma hanno caratteristiche individuali e la loro rispettiva scala di valori è pertanto completamente diversa. Ad esempio, al contrario del gas, la produzione elettrica è di prossimità. L’utilizzo e il trasporto di gas devono tener conto della lontananza delle riserve, spesso situate al di fuori delle frontiere nazionali.

In futuro, vede una concentrazione di operatori o la loro scomparsa? Chi saranno tra 5 anni i leader del mercato in Europa?
Attualmente, in Europa si assiste ad un fenomeno di sviluppo e di concentrazione dei vari leader del settore energetico. Suez e le sue filiali hanno fatto grandi passi avanti in Benelux, in Francia, in Italia e in Spagna; passi che fanno del Gruppo un leader del mercato dell’energia in Europa. Questo sviluppo, o questa concentrazione, si basa sul fatto che un’azienda deve acquisire una dimensione critica per essere credibile su un determinato mercato, ma si basa anche sull’europeizzazione dei nostri clienti che richiedono un vero e proprio accompagnamento nel loro sviluppo. Per quanto riguarda i grandi leader di domani, Suez farà certamente parte di questa cerchia.

In Francia ci sarà meno Stato e più mercato? E quando?
Nel settore dell’energia elettrica, la Francia applica correttamente le direttive europee in materia di apertura. Sin dall’inizio della liberalizzazione in Francia, abbiamo assunto posizioni primarie grazie alle acquisizioni operate nella Cnr e nella Shem. A questo si aggiungano le partecipazioni in due centrali nucleari francesi e la presenza consolidata nel settore della cogenerazione. Tutto ciò consente a Suez di essere oggi il secondo operatore del mercato francese dell’energia elettrica, con il 7 per cento della capacità produttiva esistente. Per quanto riguarda l’apertura del mercato del gas, occorrono ancora molti sforzi per permettere ai nuovi arrivati di far leva sulla concorrenza.

Qualcuno pensa o spera che prima o poi un barile di petrolio tornerà sui trenta dollari. Se la sente di fare un pronostico?
Secondo i pareri degli esperti, il prezzo del barile di petrolio dovrebbe scendere nuovamente intorno ai 30 dollari americani, purché si possa stabilizzare il contesto politico e si possano garantire gli investimenti nelle zone petrolifere. Occorre chiedersi se sia utile sopprimere l’indicizzazione tra il petrolio e il gas. La volatilità del prezzo del petrolio e il suo impatto sul prezzo del gas sono infatti fortemente pregiudizievoli per i settori dell’energia.

Secondo molti analisti, nei prossimi anni serviranno investimenti a 11 zeri. Dove reperire quelle risorse?
Come ho già spiegato precedentemente, entro il 2030, occorrerà costruire e/o investire in Europa per produrre 600.000 MW in modo da soddisfare il crescente fabbisogno energetico, soddisfare i requisiti di Kyoto e sostituire i parchi di produzione esistenti. Nel settore specifico del gas, per aumentare la sicurezza di approvvigionamento dell’Europa, occorrerà realizzare investimenti pari a 80, se non addirittura 100 miliardi di euro. Per soddisfare tali fabbisogni, occorrerà che le norme comunitarie in materia di regolamentazione siano uno stimolo e non un vincolo per quanto concerne gli investimenti.

La Russia ha detto sì al protocollo di Kyoto. Cambierà qualcosa? Più in generale, come valuta l’efficacia di questo accordo?
La ratifica del protocollo di Kyoto da parte della Russia cambierà innegabilmente le cose e permetterà all’Europa di conformarsi agli obiettivi specificati relativi alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. L’efficacia di tale accordo dipenderà dalla volontà dei partecipanti al programma di adottare effettivamente misure concrete. La Commissione europea sta attualmente approntando una direttiva in tal senso e pare che esista un’effettiva volontà politica a livello europeo di far applicare i principi promulgati dal protocollo. Occorre accertarsi che i Paesi membri del protocollo, fuori dall’Europa, seguano tutti le stesse regole affinché non vi sia alcuna distorsione della concorrenza tra di essi.

Parliamo dell’energy service: quali strategie adottate? Come si configura l’offerta dei principali operatori del settore?
Adottiamo una pratica sistematica nell’ambito dei nostri sviluppi che consiste nel proporre ai nostri clienti energia elettrica e/o gas, unitamente a un’offerta di servizi che mirino a ottimizzare l’utilizzo dell’energia. Ciò significa gestire il risparmio energetico per conto dei nostri clienti. Peraltro è una delle prime misure che l’Europa dovrà adottare per combattere l’emissione di gas a effetto serra. Nel campo dei servizi per l’energia in Italia, la nostra filiale Elyo ha registrato un’eccezionale crescita organica e in particolare, nel corso del 2004, ha stipulato nuovi contratti per un importo di circa un miliardo di euro, in particolare con gli ospedali di Roma e delle Province di Palermo e Verona, con 35 stazioni ferroviarie nell’Italia Meridionale e più recentemente con Michelin per lo stabilimento di Cuneo.

Infine, come valuta la prospettiva di un impiego del gas nella produzione di idrogeno?
L’avvenire dell’idrogeno dipenderà essenzialmente da quello della cella a combustibile. Se in questo processo si facessero progressi tecnologici importanti l’idrogeno avrà un avvenire sicuro. Di conseguenza l’uso di gas in tale processo sarà preponderante. Occorre pertanto riflettere sin d’ora sulla possibilità di passare a questo tipo di produzione.

Proviamo a focalizzare la situazione italiana. Da “straniero” come ci vede? Lanci un appello ideale a chi ha in mano i fili della politica energetica.
La situazione italiana è caratterizzata da un programma di investimenti significativo in termini di capacità di produzione elettrica. Se dovessi trasmettere un messaggio, sarebbe per perorare la causa di una regolamentazione coerente, per la stabilità delle regole del gioco e un’implementazione concreta degli strumenti necessari. Inoltre, un accesso al gas di importazione è una necessità primaria per gli operatori.

Facciamo il punto sulla situazione italiana.
Nel 2003, Suez ha realizzato in Italia un fatturato consolidato di circa 1,2 miliardi di euro, con un organico di circa 900 collaboratori. Per quanto riguarda la produzione e la vendita di energia elettrica, a maggio 2002, Electrabel e la società Acea SpA hanno dato vita a una joint venture denominata AceaElectrabel per lo sviluppo congiunto delle attività di produzione, vendita e distribuzione di energia elettrica dei due partner, in Italia. Sono attualmente in fase di sviluppo numerosi progetti di costruzione di centrali TGV (turbina gas vapore) a ciclo combinato di 400 MW e, recentemente, sono stati avviati a Voghera i lavori di costruzione di una nuova centrale la cui entrata in servizio è prevista all’inizio del 2005. Obiettivo di AceaElectrabel è disporre entro breve di una capacità di produzione di circa 2.000 MW. Leader nel campo della distribuzione locale di energia elettrica in Italia, con un volume di erogazione di 9,6 TWh, AceaElectrabel rifornisce essenzialmente 1,5 milioni di persone nella regione di Roma.


 
© 2005 – 2020 www.nuova-energia.com