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Un pieno di carbone e biodiesel in alternativa al petrolio? Stampa E-mail
a cura della redazione

Negli ultimi due decenni la tumultuosa crescita economica della Cina (mediamente circa il 9,7% anno nel periodo 1980–2000) ha comportato un significativo incremento della domanda di prodotti petroliferi. Nello stesso periodo la crescita della produzione interna di petrolio (1,8%) è rimasta drammaticamente arretrata rispetto all’aumento dei consumi (4,8%), tanto che nel 1994 la Cina è divenuta per la prima volta un importatore netto. Negli ultimi quattro anni la produzione nazionale di petrolio si è attestata su un incremento minore dello 0,5% mentre i consumi sono cresciuti a un ritmo assai più elevato con un conseguente notevole aumento delle importazioni di petrolio.
Secondo dati statistici forniti dalla BP, nel 2003 l’import di petrolio della Cina si è attestato intorno ai 100 milioni di tonnellate, mentre per il 2004 si prevede un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.
Sebbene i prodotti petroliferi incidano attualmente non più del 25% sui consumi globali, in futuro questa quota è destinata ad aumentare.

A differenza di altre fonti energetiche (carbone e gas naturale) la maggior parte del petrolio consumato è di importazione: i prezzi sono quindi dipendenti dall’andamento del mercato internazionale. L’aumento dei consumi potrà quindi avere un sensibile impatto sulla crescita economica della Cina. Ad esempio, se il prezzo internazionale del petrolio sale di 1 $ al barile rispetto al 2003 ciò peserà per 0,9 miliardi di $, circa lo 0,064% del Pil dell’anno. Si noti che oltre la metà del petrolio importato proviene da aree regionali politicamente difficili e ciò influenza in qualche modo la sicurezza degli approvvigionamenti petroliferi del Paese. asiatico. Nel 2003 circa 46 milioni di tonnellate di petrolio greggio sono state importate dal Medio Oriente e nello stesso anno circa il 37 - 40% delle importazioni totali proveniva dai Paesi dell’area Opec. Pertanto la situazione politica del Medio Oriente, così come la capacità di azione dell’Opec sui prezzi del petrolio, possono rappresentare un fattore di incertezza per la sicurezza degli approvvigionamenti della Cina che ha quindi la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento rivolgendosi ai mercati di Russia e Kazakhistan. Con quest’ultimo Stato, il governo cinese ha sottoscritto un accordo quadro per una collaborazione globale riguardante sia la ricerca di nuovi giacimenti sia il “trading”. Un oleodotto Cina - Kazakhistan è in costruzione (completamento previsto entro il 2005) e sarà in grado di trasportare almeno 20 milioni di tonnellate di greggio ogni anno. Cina e Russia, inoltre, hanno siglato un accordo per una cooperazione a lungo termine che prevede tra l’altro di incrementare il commercio di prodotti petroliferi potenziando il trasporto via terra.
Nel 2005 la Cina importerà dalla Russia 10 milioni di tonnellate di petrolio che potranno aumentare a 14 entro il 2006. La Cina ha inoltre dimostrato grande interesse al progetto russo di realizzare un oleodotto Russia - Cina.

I consumi di petrolio per settore
I consumi di prodotti petroliferi sono cresciuti sensibilmente in diversi settori. Per quanto riguarda i trasporti è aumentato il numero dei proprietari di automobili: nel 2003 erano 24 milioni con un incremento rispetto all’anno precedente del 14,6%. Si noti che le automobili in Cina sono solo il 22% dei mezzi impiegati essendo il rimanente 78% costituito da poco efficienti motocicli e motori diesel diffusi soprattutto in agricoltura. Il progresso tecnologico e la crescente urbanizzazione dovrebbero avere come conseguenza una drastica diminuzione del numero di tali mezzi che, peraltro contribuiscono oggi in maniera significativa al consumo nazionale di prodotti petroliferi. In relazione al processo di intensa industrializzazione il settore trasporti diventerà un fattore propulsivo della crescita della domanda di petrolio. Il numero delle automobili circolanti dovrebbe registrare un balzo notevole passando dai 24 milioni nel 2003 ai 56 nel 2010 e ai 130 nel 2020. Ciò comporterà un aumento della domanda di combustibili per autotrazione che raggiungeranno rispettivamente i 138 e 256 milioni di tonnellate e cioè circa metà dei totali consumi previsti. La situazione diventa drammatica se si prendono in considerazione anche gli aspetti ambientali. Più petrolio significa più ossidi di zolfo, più ossidi di azoto, più composti organici volatili, più gas serra. Ciò contribuirà a peggiorare la qualità dell’aria soprattutto nelle grandi città poiché le automobili sono maggiormente usate nelle aree urbane, le zone più affollate della Cina.

Le soluzioni possibili
Sebbene l’intensità energetica sia diminuita del 5,4% dal 1980 al 2000, essa rimane ancora molto alta, 9,7 volte quella del Giappone, 4,6 quella dei Paesi Ocse e 2,9 volte quella della media mondiale. Questi dati indicano che vi è spazio per aumentare l’efficienza nella produzione e nel consumo e quindi buone prospettive di risparmiare petrolio.
Nel settore della produzione petrolifera il tasso di recupero del greggio è basso (32%), attualmente una gran parte “rimane” nel sottosuolo. Per quanto concerne i trasporti, due fattori determinano la ridotta efficienza del consumo di prodotti petroliferi di camion, automobili e motocicli. In primo luogo il fatto che la costruzione di nuove strade non riesce a stare al passo con l’aumento del numero di veicoli in circolazione: elevata densità di veicoli sulle strade significa bassa velocità e più alto consumo di combustibile. Un autocarro in Cina consuma due volte di più che un “truck” negli Stati Uniti. Un secondo fattore - già citato- è la modestissima efficienza di motocicli e motori diesel impiegati in agricoltura.
Per ridurre la dipendenza dai prodotti petroliferi e risparmiare energia occorre quindi uno sforzo notevole basato anche sulla sostituzione di tali motori con propulsori più efficienti.

Liquefazione del carbone
La Cina ha grandi disponibilità di carbone con riserve accertate nell’ordine di 1.000 miliardi di tonnellate, mentre le riserve sfruttabili superano i 110 miliardi di tonnellate. Il problema della insufficiente disponibilità di risorse petrolifere nazionali può essere in parte superato dalla applicazione delle nuove tecnologie di liquefazione del carbone. La Cina ha iniziato a condurre ricerche in questo campo alla fine degli Anni Settanta ed ha avviato programmi di cooperazione con importanti istituti stranieri di ricerca. Un impianto di liquefazione del carbone con una capacità produttiva annua di oltre 5 milioni di tonnellate è in via di realizzazione nell’area mineraria di Shendong da parte del gruppo industriale Shenua. È stato stimato che la produzione dell’impianto può essere competitiva per costi del barile di petrolio superiori ai 25$. Le potenzialità della liquefazione del carbone sono stimate in 36 - 41 milioni di tonnellate e cioè circa l’8% dei consumi nazionali.

Biocombustibili
La produzione di etanolo da granaglie e barbabietole da zucchero e di biodiesel da culture oleaginose può essere una buona soluzione per contribuire a ridurre la dipendenza dal petrolio. L’aggiunta del 10% di etanolo alla benzina non comporta particolari problemi e non richiede la modifica del motore. Il biodiesel può essere mescolato con il gasolio in tutte le percentuali desiderate. L’uso dei biocambustibili può ridurre le emissioni di CO2 dal 20 al 70% rispetto a benzine o gasolio. Per la Cina, Paese agricolo con estese superfici dedicate alle coltivazioni di specie utilizzabili per la produzione di biocombustibili, si può prevedere una produzione di 50 milioni di tonnellate entro l’anno 2020 (28 milioni di etanolo e 24 milioni di biodiesel). Attualmente la maggior barriera allo sviluppo dei biocombustibili è rappresentata dal costo. Ad esempio, sebbene il costo del biodiesel sia passato dai 138 $ barile del 1997 ai 73 del 2003, il prezzo non può ancora competere con quello dei prodotti petroliferi; ne risulta che il supporto pubblico è attualmente fondamentale per la diffusione dei biocambustibili.
Complessivamente le due soluzioni prospettate (liquefazione del carbone, uso dei biocombustibili) potrebbero coprire nel 2020 il 18% dei consumi nazionali. Oltre ai benefici derivanti dalla sostituzione di prodotti petroliferi, esse potrebbero ridurre l’inquinamento, migliorare le performance dei veicoli, eliminare la povertà delle aree rurali del Paese. Per raggiungere tali obiettivi è necessario tuttavia un grande impegno per rafforzare la collaborazione con le agenzie di governo, le istituzioni di ricerca e le organizzazioni non governative (ONG).



 
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