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Letta: "In assenza di regole si rischiano distorsioni alla concorrenza" Stampa E-mail

di Cecilia Gatti

Se su Internet, attraverso un comune motore di ricerca, si interroga la rete con le parole chiave “decreto Letta”, il sistema informa di aver trovato 11.412 risultati; se poi nei criteri di ricerca si sostituisce il nome del Ministro a cui viene associato il decreto con il numero del decreto stesso (n. 164/00), i risultati trovati salgono a 23.704. Non è possibile contare i riferimenti, diretti o indiretti, nelle pagine dei giornali, delle riviste o nei numerosi convegni, meeting, seminari che si sono svolti dal 2000 in avanti. Siamo certi che il numero sarebbe sicuramente alto.

Questo perché il decreto Letta rappresenta, da un punto di vista normativo, l’incipit, il termine a quo (o “la madre di tutti i mali” come direbbero i più critici) del processo di liberalizzazione del mercato del gas.
Il Decreto 164/00 veniva firmato esattamente cinque anni fa, il 23 maggio 2000. Cinque anni durante i quali la vita politica italiana ha visto l’alternanza delle forze politiche, cinque anni durante i quali si è estesa l’Unione europea e l’euro è diventato la moneta comune di molti Paesi Ue, cinque anni durante i quali si è visto l’allargamento del mercato mondiale. E cinque anni sembrano un intervallo ragionevole per iniziare a fare un bilancio, anche di un processo che richiede tempi estremamente lunghi, come quello necessario per la creazione di un mercato competitivo e concorrenziale.

Il processo è tuttora in corso: sono in fase di definizione i criteri per la determinazione delle componenti tariffarie regolamentate nel secondo periodo regolatorio (tariffe di distribuzione, tariffe di trasporto, tariffe di stoccaggio); sono alla ricerca di autorizzazione diversi progetti per il potenziamento delle infrastrutture e per l’ampliamento delle fonti di approvvigionamento (in particolare nuovi terminali di rigassificazione); è in discussione il DPCM per la discesa della quota Eni nel capitale di Snam Rete Gas; sono in crescita i clienti che si rivolgono al mercato libero…
Tuttavia, nel contempo, si evidenziano anche iniziative, come l’ipotesi di un intervento governativo per bloccare temporaneamente le tariffe di energia elettrica e gas, per salvaguardare il potere di acquisto dei consumatori finali a fronte del caro petroli, che sembrano di segno opposto, anche in un mercato che nel processo di liberalizzazione non ha escluso la regolamentazione.

Sul Decreto 164/00 si potrebbero spendere molte parole, si potrebbe valutare l’effettiva realizzazione di quanto previsto, si potrebbe fare della “fantagiurisprudenza” ipotizzando una normativa diversa. Abbiamo preferito intervistare sul decreto e sul mercato del gas italiano Enrico Letta, Europarlamentare nonché responsabile economico della Margherita, che all’epoca del recepimento in Italia della direttiva europea 98/30 è stato prima Ministro per le Politiche comunitarie e poi dell’Industria, il cui nome sarà sempre associato alla liberalizzazione del settore energetico.

Onorevole, quali sono state le principali resistenze che ha dovuto superare nella stesura del D.Lgs 164?
Molte sono state indubbiamente le resistenze, e non solo da parte dell’ex monopolista, ma anche, ad esempio, sul versante politico e sindacale. Non dimentichiamoci che nel corso della discussione dello schema di decreto legislativo vi fu la sostituzione del governo D’Alema con il governo Amato. In ogni caso, direi che è normale che atti di questa portata debbano incontrare contrasti, a volte causati da timori ingiustificati. La stessa discussione fra istituzioni fu molto articolata. Una liberalizzazione di un settore complesso quale quello del gas naturale può essere effettuata in vari modi e le scelte richiedono confronti approfonditi.

Se dovesse riscriverlo oggi, che cosa cambierebbe e cosa invece confermerebbe?
Intanto vorrei riaffermare un aspetto che giudico ancora oggi importante: il decreto 164 superò, e di molto, i limiti minimi imposti a livello comunitario di apertura al mercato. A riprova di ciò, gran parte degli avanzamenti del processo di liberalizzazione che caratterizzano la direttiva comunitaria del 2003, la n. 55, rispetto alla precedente direttiva, la 98/30, erano già contenuti nel decreto 164, uno dei più avanzati su scala europea. Indubbiamente una liberalizzazione è un processo lungo da percorrere e, con il senno di poi, l’introduzione di norme più incisive avrebbe accelerato lo stesso processo di apertura al mercato. Penso, fra tutte, alla separazione proprietaria della rete gas e degli stoccaggi dalle restanti attività di Eni. Tuttavia, alcune norme che oggi – diciamo finalmente, dopo la pausa troppo lunga di questo processo registrata nella corrente legislatura – ci appaiono prossime, sarebbero state probabilmente premature nel 2000.

Il presidente dell’Autorità ha più volte dichiarato che l’Italia potrebbe diventare un hub per il mercato europeo.
È solo un’ipotesi o pensa ci siano nel nostro Paese le condizioni perché possa avvenire?

Per garantire gli approvvigionamenti di tutti i Paesi della Ue, non solo dell’Italia, è e sarà sempre più necessario trasportare il gas su lunga distanza. Il mercato del gas ha, ancora di più che quello dell’energia elettrica, una dimensione geografica continentale. Il processo di liberalizzazione dovrà avere sempre più natura europea e le regole dovranno essere sempre più omogenee su scala continentale per garantire un’apertura simmetrica dei mercati nazionali. In quest’ottica, la creazione di hub è semplicemente un fattore fisiologico. Eni e più in generale il sistema italiano, dovranno essere pronti a questo momento che, tra l’altro, non è nemmeno così lontano. La creazione di un hub in Italia dovrebbe essere vista come una grossa opportunità e non solo come una minaccia per gli operatori italiani.

La domanda di gas in Italia è in continua crescita, ma Eni parla di “bolla gas”.
Crede anche lei che le nuove infrastrutture in progetto possano portare ad un eccesso di offerta?

Abbiamo bisogno di investimenti in nuova capacità, questo mi sembra evidente. Tra l’altro, viste le difficoltà che si incontrano nella costruzione di nuovi impianti, il rischio di avere una “bolla gas” mi pare minimo. Bisogna tener conto che molti degli investimenti annunciati avranno forti difficoltà a essere effettivamente realizzati, almeno in tempi brevi.

Dal 2000, anno di approvazione del decreto sulla liberalizzazione del gas, lo scenario degli operatori si è in parte modificato.
è diminuito il numero delle società di distribuzione, sono sorte nuove aggregazioni per le attività di vendita, iniziano ad operare società straniere.
Questo processo corrisponde alle aspettative del legislatore?

Sì, senza dubbio. Il processo di aggregazione dei distributori è stato incentivato nel decreto 164. Anzi, auspico una maggiore aggregazione rispetto a quanto verificato finora. L’entrata di società straniere è fisiologica in un mercato che si apre alla concorrenza. I nostri operatori dovranno sempre più entrare nei mercati esteri e creare una vera concorrenza su scala comunitaria. Alcuni segnali in questa direzione sono confortanti.

Il processo di privatizzazione si è bloccato. Liberalizzazione e privatizzazione non dovrebbero andare di pari passo?
Questo è un vecchio discorso… Voglio dire, è un problema che abbiamo ben presente da anni. Molte privatizzazioni sono state fatte in fretta, e anche in modo parziale, per motivi indipendenti da quelli che hanno indotto a liberalizzare. La strada non può essere che quella di completare in fretta il disegno delle nuove regole. La sostituzione di monopolisti pubblici con monopolisti privati ovviamente non è per niente soddisfacente, così come il permanere di operatori locali chiusi al mercato non è in linea con un processo di liberalizzazione ben calibrato.

La regolazione dei servizi di pubblica utilità e il processo di liberalizzazione del mercato energetico sono obiettivi tra loro compatibili?
Certo che sì. Le regole, se ben disegnate, sono in grado di garantire la coesistenza di pubblico e privato. È possibile coniugare l’efficienza con il perseguimento di obiettivi di tipo collettivo. Sono le regole assenti, o scritte male, che rischiano di creare distorsioni alla concorrenza, extraprofitti ingiustificati e oneri eccessivi a carico dei cittadini e dei consumatori.

Il D.Lgs 164 prevedeva che venissero in tempi relativamente stretti definite numerose norme attuative.
I tempi si sono in molti casi allungati e siamo ancora in presenza di profonda incertezza normativa.
Questo fenomeno ha ostacolato l’effettiva realizzazione di un mercato libero e competitivo?

Anche in questo caso la risposta è, purtroppo, positiva. Come ho appena osservato, la strada non può che essere quella di completare rapidamente il sistema di regole, ovviamente comprese quelle di tipo secondario, attuative delle norme primarie di legge.

Il tema dell’incertezza normativa è molte volte stato chiamato in causa come freno alla liberalizzazione.
Non ritiene che l’ostacolo sia la mancanza di approvvigionamenti diversi da quelli di Eni, che mantiene il controllo sugli accessi in Italia?

Ho già espresso la mia opinione sulla necessità di una separazione delle reti. Non mi sembra, tuttavia, che il vero problema sia quello di creare una graduatoria dei fattori che impediscono maggiormente il perfezionamento del processo di liberalizzazione. Anche l’incertezza normativa è di ostacolo alla concorrenza, soprattutto al processo di investimento nel settore.

Ritiene che ulteriori passi verso la liberalizzazione del gas potrebbero supportare le aziende italiane nell’attuale congiuntura economica?
E quali potrebbero essere questi passi?

La liberalizzazione è una strada da percorrere senza incertezze. Credo che anche Eni e gli altri operatori attivi in Italia siano ben consci di questo. Gli utilizzatori non potrebbero che giovarsi di tutto ciò. La strada è quella di una maggiore apertura del mercato italiano e la creazione in tempi brevi di un mercato europeo. Occorre essere più presenti a livello comunitario per obbligare gli altri Paesi della Ue a liberalizzare i propri mercati. In Italia, è opportuno procedere a investimenti in nuova capacità e alla separazione proprietaria della rete gas e degli stoccaggi. Anche la creazione di un mercato organizzato è ormai matura.


 
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