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Besseghini: "La regolazione saprà adattarsi al rapido mutare del contesto" Stampa E-mail

Besseghini: “La regolazione saprà adattarsi
al rapido mutare del contesto”

di Paola Sesti

SVILUPPARE LA GENERAZIONE DA RINNOVABILI, CONFRONTARSI CON UN PATRIMONIO IDRICO MINACCIATO DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO E CON UNA PRODUZIONE DI RIFIUTI CHE CONOSCERÀ MIGLIORAMENTI IN TERMINI DI QUANTITÀ E QUALITÀ: ECCO LA TRANSIZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ DEI SETTORI REGOLATI


Abitiamo un mondo completamente diverso da quello di qualche anno fa ma siamo nuovamente messi di fronte a una drammatica e non inedita evidenza: non abbiamo risorse infinite a cui attingere. Il cambiamento sembra avere oggi due caratteristiche principali: la velocità – dinamica conosciuta ma oggi esplosa – e l’estensione – nessun ambito è escluso. Men che mai quello energetico e ambientale. Occorre trasformare abitudini e consumi che credevamo immutabili, rispondere in modo diverso alle sollecitazioni.

In questo mutato e magmatico contesto, è chiamato a cambiare anche chi svolge attività di regolazione e controllo nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale, dei servizi idrici e del ciclo dei rifiuti. Chi è dunque oggi ARERA? E come riesce a svolgere le proprie funzioni per continuare a garantire la promozione della concorrenza e l’efficienza nei servizi di pubblica utilità e tutelare insieme gli interessi di utenti e consumatori?

Lo abbiamo chiesto a Stefano Besseghini, che da agosto 2018 è presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente.
“Vedo almeno due possibili modi di intendere questa domanda: come viene vista ARERA dall’esterno e come si percepisce ARERA stessa al suo interno. Nel primo caso, naturalmente, faccio più fatica a rispondere ma condivido un auspicio, ossia che ciò che di ARERA appare al di fuori possa assomigliare alla realtà che cerchiamo di costruire all’interno. Una struttura con grande capacità di ascolto e in grado di fornire risposte utili ai settori che deve regolare”.

Risposte utili in un momento certamente complesso...
Credo sia del tutto evidente che stiamo attraversando anni che hanno conosciuto delle modifiche al contesto di riferimento e stanno profondamente mettendo in discussione alcuni dei pilastri su cui avevamo poggiato la nostra evoluzione. Pilastri che si basavano su alcune assunzioni che, se non si sono rivelate errate, si sono dimostrate perlomeno troppo ottimistiche. Ne è un esempio conclamato il fatto che, in Europa in particolare, quello della sicurezza delle forniture si potesse ritenere un tema risolto.
Ne è derivato che tutta la nostra applicazione sulle modalità di sviluppo della transizione energetica si sia limitata a che l’attenzione agli extra-costi e degli investimenti fosse tutta orientata allo sviluppo delle rinnovabili e a quella quella che veniva definita la just transition.
In questa significativa fase di cambiamento l’Autorità sta costantemente cercando di capire come adattare la propria azione a queste mutate condizioni, preoccupandosi di identificare quegli elementi della regolazione che - sviluppatisi in contesti e condizioni del tutto diversi - potrebbero, nel complesso di circostanze attuali, determinare inutili rigidità per gli operatori o, peggio ancora, indurre comportamenti non efficienti o inutilmente onerosi.

Alla luce degli accadimenti degli ultimi mesi si sono modificate le coordinate di riferimento che definiscono l’azione regolatoria del Collegio? È forse eccessivo affermare che sono cambiate le coordinate di riferimento, anche perché vorrebbe dire che le stesse, più che ispirarsi ad una visione generale, si fondavano su contingenze. L’attenzione al consumatore, alla visione intersettoriale, alla transizione ecologica e all’innovazione rimangono ben presenti all’azione dell’Autorità.
Direi di più. Esce rafforzata, in questa fase, una caratteristica che credo abbia sempre contraddistinto ARERA: una attenzione alla sostanza dei problemi e ad una reale pesatura in termini di impatto sulla stabilità ed evoluzione del sistema energetico. Una caratteristica che in passato ha portato a considerare in alcuni casi ARERA non sufficientemente allineata ai temi di moda del momento.

Detto questo, è evidente che l’azione puntuale dell’Autorità deve tenere conto della situazione contingente...
È un esperimento che abbiamo già dovuto fare nel corso della pandemia causata dal Covid-19, che qui si ripropone e su cui ritorno brevemente. Consiste nel mantenere un dialogo aperto e costante con gli operatori del settore, per riuscire a identificare gli interventi che nel breve possono avere maggiore efficacia, e al tempo stesso collocare queste stesse azioni in un’ottica di prospettiva di medio e di lungo periodo.
Tutto ciò per capire se questi interventi vivono lo spazio dell’emergenza oppure se è bene che diano luogo a una modifica definitiva della regolazione. È una ricetta solo apparentemente semplice nella sua applicazione.

Il Rapporto ONU sulla popolazione mondiale ha rivisto al ribasso le stime sul nostro Paese: nel 2100 saremo 36,9 milioni (oggi siamo 59). Per quanto possa valere una previsione così a lungo termine, la popolazione italiana pare destinata a ridursi e a invecchiare. Come (e se) cambieranno di conseguenza i consumi energetici, idrici e la produzione dei rifiuti?
Gli studi di lungo termine ci consegnano una evoluzione a cui dovremmo guardare con preoccupazione. Non fosse altro perché questa caratteristica di progressiva senescenza e di decremento della popolazione riguarderà sicuramente la parte sviluppata occidentale del mondo ma sarà controbilanciata da una tumultuosa crescita della parte emergente del pianeta.
Credo non sia possibile semplificare in pochi passaggi una evoluzione così di lungo periodo, ma quello che caratterizzerà almeno una prima fase - quella a cui possiamo perlomeno gettare uno sguardo più supportato da elementi oggettivi - vedrà un cambiamento dei consumi nell’ottica della sostenibilità.

Sarà un modo per tenere conto delle (dovute) crescenti sensibilità ambientali e per preservare un ambito di competitività dei nostri consumi?
La necessità di sviluppare generazione da rinnovabili, di confrontarsi con un patrimonio idrico la cui disponibilità è certamente minacciata da un cambiamento climatico la cui evoluzione difficilmente si invertirà nel breve termine, e una produzione di rifiuti che invece potrà conoscere effettivamente un miglioramento in termini di quantità e di qualità ci mettono in una prospettiva di un migliore rapporto tra dimensione della popolazione e impronta sul sistema che essa avrà. È quella che, in una delle prime Relazioni a Parlamento e Governo, avevo definito la transizione alla sostenibilità dei settori regolati e rispetto cui mi pare di vedere solo crescenti conferme.

La crisi rallenterà l’elettrificazione?
Non credo. Anche perché l’elettrificazione porta comunque con sé un vantaggio in termini di minore dipendenza dall’estero, di maggiore sicurezza di approvvigionamento e probabilmente anche in ottica di riduzione dell’inquinamento locale grazie allo sviluppo della mobilità. Immagino quindi che il processo di elettrificazione possa mantenersi come uno dei capisaldi di un mondo più efficiente e più sostenibile. Certamente, il mutato ruolo del gas nel medio-lungo periodo troverà un bilanciamento diverso, ma non necessariamente si tratterà del solo metano. I gas sintetici possono giocare sicuramente un ruolo e in larga parte della loro produzione entrerà un incremento dei consumi elettrici, con un feedback positivo sulle infrastrutture di distribuzione e sulle necessità di generazione.

Riforma del mercato elettrico: qual è la posizione di ARERA?
Mi pare che il tema della riforma del mercato elettrico sia uno di quegli argomenti di cui, come molto spesso ci accade, è abbastanza facile declinare il titolo (certo ambizioso negli obiettivi). Poi, però, la definizione di dettaglio dei meccanismi richiede ad una riflessione non immediata. Io credo che valga quello che l’Autorità ha già avuto modo di dire anche in altre occasioni: evitiamo di prendere decisioni che riguardano la struttura del mercato elettrico con la fretta o, se vuole, l’urgenza di una crisi dentro cui siamo immersi. Soprattutto, evitiamo che ad indurre uno stimolo al cambiamento sia una generica valutazione di non adeguatezza del modello attuale.
Per intervenire nei momenti di crisi esistono strumenti che permettono di dare segnali corretti. Come Paese ne abbiamo messi in campo diversi in questo periodo, anche in qualche modo da antesignani. Salvo poi vedere l’Europa ritornare su analoghe posizioni.
Utilmente, anche la stessa Commissione ha inserito questa dibattito nella traiettoria delle soluzioni di medio termine a cui guardare. Un’attenzione non tanto e non solo per uscire dalla fase di crisi, ma soprattutto per avere un sistema elettrico e un mercato che sappiano confrontarsi in maniera più prevedibile con eventuali choc di natura esogena come quelli che si sono verificati in questo periodo. E nell’ottica di avere un sistema in grado di reagire in modo ancora più efficiente a questo tipo di sollecitazioni.

Pensa ai meccanismi di estrazione della rendita per le rinnovabili?
Quelli sono tra gli strumenti di breve periodo che ha senso esplorare in questa fase nelle varie accezioni proposte: il tope spagnolo, il doppio pool greco o, appunto, le estrazioni ex-post dell’approccio italiano. Da parte mia, penso che questi meccanismi abbiano certamente la caratteristica di non rappresentare una soluzione definitiva; non fosse altro perché non necessariamente conseguono quell’insieme di obiettivi che un buon disegno del mercato elettrico ci immaginiamo debba portare con sé.

Da quale insieme di obiettivi è composto un buon disegno di mercato elettrico?
Non è solo la corretta remunerazione degli operatori, ma è anche la capacità di offrire segnali di breve e di lungo termine per la realizzazione di investimenti che - come quelli che caratterizzano il settore energetico - sono infrastrutturali e di lungo periodo. D’altra parte, il tema della riforma del mercato elettrico non è affiorato solamente per la situazione di emergenza che stiamo vivendo.
È ormai già da qualche anno, con il progressivo aumentare della quota di rinnovabili presente nel nostro mix, che ci si interroga se questo meccanismo sia corretto, riconoscendo soprattutto come abbia preso luogo lo spostamento da un mercato energy only a un mercato dei servizi.
Si sono avviati ragionamenti molto più che iniziali su come abilitare sempre di più e sempre meglio la componente delle rinnovabili all’interno del mercato, facendola uscire da quella fase iniziale in cui - come per tutte le tecnologie che si affacciano in un settore - vi era una grande disponibilità al supporto in termini di sola incentivazione.

Naturalmente tutto questo ha subito un’accelerazione...
Oserei dire un cambio, perché è mutato uno dei riferimenti, quello che sembrava parzialmente consegnato a una evoluzione quasi automatica.
Di fatto, la generazione a gas naturale sarebbe stata un economico complemento a 100 della generazione necessaria. Questa contingenza ha fatto esplodere il tema, probabilmente non con la prospettiva migliore ma certamente con il merito di costringere i decisori a riprendere in mano la questione.
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