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Prepariamo il Piano B Stampa E-mail

Prepariamo il Piano B

di Giuseppe Gatti


C’È UN RISCHIO ELEVATO CHE ALCUNE CONDIZIONI AVVERSE EFFETTIVAMENTE SI VERIFICHINO E PER L’ITALIA SAREBBERO GUAI SERI. QUANTO MAI OPPORTUNO CHE IL RIBATTEZZATO MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA SICUREZZA ENERGETICA APPRONTI QUANTO PRIMA UN ORGANICO PIANO DI RAZIONAMENTO

A Spinetta Marengo, a pochi chilometri da Alessandria, c’è una piccola azienda che, nonostante le sue microscopiche dimensioni, nel suo campo è una vera e propria eccellenza italiana. Il suo organico stabile è limitato a quattro dipendenti, che salgono però a nove da novembre a gennaio. Quest’anno però è molto difficile che vengano richiamati i cinque stagionali consueti.
Il suo mercato sta registrando una caduta verticale e i quattro lavoratori abituali diventano più che sufficienti a smaltire gli ordini. L’azienda si chiama Milleluci - Luminarie Natalizie, progetta e installa fantasmagorici allestimenti luminosi in 3D, con led e tecnologie d’avanguardia a bassa intensità energetica.

Comuni, associazioni di quartiere, centri commerciali, sono clienti tipici di un mercato che acquista la massima consistenza con le feste di fine anno.
Tutte realtà ora alle prese con il caro bollette e alla spasmodica ricerca delle possibili economie, tagliando i consumi di gas e di energia elettrica. Evidente che le luminarie natalizie sono tra le prime vittime di questa caccia al risparmio e, se non del tutto soppresse, vengono ridotte ai minimi termini.
Aspettiamoci quindi un Natale più austero e un’atmosfera meno festosa, in linea con le condizioni di economie di guerra in cui viviamo, se vogliamo chiamare le cose con il loro nome.

Capisco che può apparire irrilevante qualche luminaria in meno a fronte delle difficoltà di molte famiglie a sostenere i costi del riscaldamento e alla drammatica situazione in cui versano molte imprese strette nella morsa di un aumento dei costi di produzione non riversabili sui prezzi finali. Ma da un lato, anche qui sono posti di lavoro che si perdono e, da un altro, c’è un messaggio chiaro da cogliere.

Al momento siamo ad un razionamento volontario e autogestito. Molti condomini, grazie alle temperature quasi estive di questo ottobre particolare, hanno rinviato l’accensione dei termosifoni, molti Comuni hanno imposto d’imperio questo slittamento, le imprese hanno cercato di riorganizzare i cicli produttivi e, per quanto possibile, l’organizzazione del lavoro nel suo complesso, alla ricerca di una più elevata efficienza energetica o, quanto meno, di un risparmio nel consumo e del gas e dell’energia elettrica.

L’esperienza della pandemia, con il ricorso su larga scala al working at home (quello che con anglicismo di fabbricazione italiana è diventato lo smart working), ha lasciato un’eredità che ora si rivela preziosa e consente di ridurre gli orari di presenza negli uffici, con minore ricorso all’illuminazione come al riscaldamento. [...]


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