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Gas naturale, risorsa dominante (con riserva?) Stampa E-mail

di Riccardo Varvelli, docente di Produzione e Trasporto degli Idrocarburi al Politecnico di Torino


Le riserve di gas naturale, secondo World Oil and Gas Review 2006, sono pari a oltre 180.000 miliardi di metri cubi. Se non si dovessero trovare nuovi giacimenti gassiferi, se continuasse l’attuale spreco di gas associato alla testa dei pozzi ad olio (il cosiddetto gas flaring) e se la produzione attuale non aumentasse né diminuisse in futuro, l’umanità avrebbe a disposizione questo idrocarburo ancora per 64 anni. Poiché è altamente probabile che ancora per trent’anni nuove scoperte andranno a sommarsi a quelle esistenti e il gas flaring sarà annullato, il rapporto R/P fra le riserve (R) e una produzione
(P) che tenderà ancora ad aumentare del 2-3 per cento l’anno (in chiave mondiale) ma in misura men che proporzionale rispetto alle scoperte, si può stimare intorno agli 80-90 anni. Ciò pone al riparo, temporaneamente, dalla preoccupazione della fine prossima e rapida degli idrocarburi, come qualcuno va dichiarando, ma non risolve il problema poiché, in quanto risorsa non rinnovabile, un giorno o l’altro di gas naturale non ce ne sarà più o non sarà più utilizzato.

UN PO' DI STORIA...
Nel 1982 sul bollettino n° 2/XIX della Associazione Mineraria Subalpina del Politecnico di Torino scrivevo: “Il gas naturale sarà molto probabilmente la risorsa dominante del panorama energetico mondiale dei prossimi cento anni. Questa affermazione anche se espressa in termini prudentemente probabilistici, rivoluzionerà gli scenari tradizionali offerti dalla letteratura specializzata degli ultimi dieci anni”. A distanza di oltre 20 anni non ho ragione di modificare quanto allora affermato. Il gas naturale sarà per molti decenni l’energia dominante, anche se fino al 2005 nello scenario mondiale essa appare soltanto terza (Tabella 1).
Cinquant’anni fa, tranne che negli Stati Uniti e in Italia, il gas naturale era considerato una fonte energetica di serie B. Quando la si trovava e se era possibile collegarla con i centri di consumo, la si utilizzava, altrimenti la si ignorava.
Quando la si incontrava come gas associato al petrolio e non la si poteva ignorare, la si bruciava. Ancora negli anni Settanta, sorvolando di notte i deserti della penisola arabica, era facile individuare dove si trovavano i giacimenti petroliferi dalla presenza di gigantesche fiaccole che bruciavano il gas associato. La città di Kuwait era in parte illuminata dalle suddette fiaccole.
Il gas naturale negli anni Cinquanta incideva sul totale del consumo energetico mondiale soltanto per il 10-12 per cento e all’epoca pochi pensavano e credevano che sarebbe stato l’energia sostitutiva del petrolio.
Nell’Europa degli anni Cinquanta del secolo scorso soltanto l’Italia credette al gas naturale (volgarmente chiamato metano) e ciò va a merito di Enrico Mattei – fondatore e presidente dell’Eni – e di tutti quegli italiani che durante la Seconda guerra mondiale (1940-45) per poter utilizzare i loro autocarri e le loro automobili erano riusciti a farli muovere i primi con motori che andavano a carbonella e le seconde utilizzando il gas metano raccolto nei piccoli campi del delta padano e della regione lombardo-emiliana, compresso entro bombole pesantissime e voluminose posizionate al di sopra del tetto della vettura.
Mattei, l’Eni, gli italiani cominciarono da allora a credere al gas naturale. Sorsero i primi distributori di gas (soprattutto nell’area lombarda) e soprattutto si incominciò a costruire la fitta rete di gasdotti (la più fitta in Europa) per rifornire le industrie del Nord Italia.
Anche nel campo scientifico, gli italiani dedicarono attenzione al gas naturale. Uno di questi fu Alessandro Volta (1743-1823), l’inventore della pila elettrica. Egli realizzò i primi studi nel 1776 e le prime osservazioni sull’elemento gassoso che raccoglieva presso San Colombano al Lambro, vicino a Lodi, dove esistevano pozzanghere da cui gorgogliavano delle bolle dovute ad un gas che egli chiamò “Aria infiammabile nativa delle paludi”.

IRRESISTIBILE ASCESA
Nel 1965 l’incidenza del gas naturale sul totale dei consumi mondiali era salita al 14 per cento. Ciò era dovuto all’interesse mostrato verso questa risorsa soprattutto dagli Stati Uniti, anche per la loro lunga tradizione all’uso del gas naturale che già nel 1825 vedeva la città di Fredonia nell’Alabama illuminata dal gas di un vicino giacimento.
Rispetto alla produzione mondiale (pari a 708 miliardi di metri cubi), gli Stati Uniti con il Canada incidevano per oltre due terzi (esattamente per il 71 per cento). Il secondo produttore era l’URSS, con una incidenza del 18 per cento sul totale prodotto mondialmente.
Quinta fra i maggiori Stati produttori del mondo (a dimostrazione della sua antesignana vocazione al gas naturale) era l’Italia,
che con i suoi sette miliardi di metri cubi si poneva in classifica dopo la Romania e il Messico.
Gli anni che vanno dal 1965 al 1975 segnano il decollo del gas naturale nel mondo. Nel 1975 esso incideva già per il 18 per cento sul totale della produzione energetica mondiale; in questi dieci anni la sua produzione e quindi il suo consumo aumenta dell’80 per cento. Nei decenni a seguire l’aumento di produzione e consumo continua anche se con ritmi più contenuti: +40 per cento nel decennio 1975-1985, +23 per cento nel decennio 1985-1995 e +12 per cento nel decennio 1995-2005.
L’apparente decelerazione in percentuale non corrisponde ad una riduzione in valore assoluto della produzione gassifera; infatti, mentre nel decennio 1955-1965 l’aumento in assoluto è stato di circa 400 miliardi di metri cubi, nei decenni successivi l’aumento è stato pari a 550 miliardi di metri cubi nel decennio 1965-1975; 510 miliardi di metri cubi nel decennio 1975-1985;410 miliardi nel decennio 1985-1995 e 680 miliardi nell’ultimo decennio.
Il gas naturale a partire dal 2006,da terza risorsa energetica mondiale quale era, ha superato il carbone ed è diventato la seconda fonte energetica con il suo 25 per cento di peso sul totale del fabbisogno energetico mondiale, in attesa di diventare la prima (nel 2035?).
Dal 1981 il più grande produttore mondiale di gas naturale è diventata la Russia (Tabella 2). In realtà il sorpasso degli Stati Uniti è avvenuto quando la Russia era ancora parte integrante dell’URSS, con altri quattro stati produttori di gas naturale: Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakhistan e Azerbaijan oggi indipendenti. Ma già allora come ora, la Russia all’interno dell’URSS produceva l’85 per cento del totale estratto in tutto il territorio dell’Unione. Tenendo conto di ciò, il vero sorpasso tra Russia e Stati Uniti è avvenuto un anno più tardi e cioè nel 1982.
Da allora la produzione russa è andata aumentando al ritmo dell’1 per cento l’anno, ritmo molto modesto stante l’enorme potenzialità dei territori russi, dovuto alla difficoltà di trasporto della sua rete di gasdotti. Oggi la Russia, con la sua maggiore azienda produttrice Gazprom, sembra avviata a uno sviluppo deciso; negli ultimi quattro anni l’aumento, anno su anno, della quantità estratta di gas naturale è stato non più dell’1 ma del 3 per cento e il trend non sembra attenuarsi.
Lo sguardo d’insieme della Tabella 2 fa comprendere come il gas naturale sia una fonte energetica relativamente giovane. Fra i primi grandi dieci Stati produttori mondiali soltanto uno, gli Stati Uniti, cinquant’anni fa credeva già al gas naturale; gli altri erano assenti dal mercato per mancanza di ritrovamenti (come Gran Bretagna, Algeria, Norvegia, Olanda) o pur avendo scoperto giacimenti di gas naturale associato al petrolio che producevano (come Russia, Indonesia, Iran e Arabia Saudita), non erano interessati alla sua utilizzazione e alla sua commercializzazione.
La Gran Bretagna non possedeva giacimenti di gas naturale prima degli anni Settanta del secolo scorso. La Norvegia non ne possedeva prima degli anni Ottanta. L’Olanda esplode negli anni Settanta grazie alla scoperta del giacimento di Gröningen, il più esteso d’Europa (esclusa la Russia). Soltanto negli anni Ottanta del XX secolo si impone in classifica l’Algeria. In realtà i suoi grandi giacimenti gassiferi erano già noti negli anni Cinquanta. Il campo di Hassi Messaud e quello di Hassi R’Mel (tra i più grandi del mondo) erano già stati individuati da tempo ma soltanto quando l’Europa si collegò ad essi mediante metaniere (Algeria con Spagna e Algeria con Francia) o mediante gasdotto (Algeria con Italia attraverso la Tunisia e il canale di Sicilia) si ebbe l’effettivo decollo del gas algerino. Dall’elenco mancano ancora alcuni Stati interessanti per il loro probabile sviluppo futuro. Tra essi figurano alcuni Stati del Golfo Persico quali il Qatar e gli Emirati Arabi, e altri dell’area del Mar Caspio quali l’Uzbekistan e il Turkmenistan.
Il Qatar è il caso più eclatante. Il Qatar è un emirato di dimensioni molto ridotte. La sua superficie è pari a un trentesimo di quella italiana, metà di quella della Sicilia, sulla quale vivono e prosperano mezzo milione di abitanti. Nel 1971 le aziende petrolifere occidentali scoprirono nella zona antistante la terraferma un campo a gas denominato North Field. Le ricerche di delimitazione portarono a individuare il più grande campo gassoso del mondo un “supergigante” con una estensione pari a quella della stessa superficie del Qatar; così enorme da sconfinare nelle acque territoriali iraniane del Golfo Persico. Per le leggi internazionali ogni Stato è sovrano dei giacimenti di idrocarburi marini che si trovano nelle sue acque entro una linea che separa a metà la distanza dallo Stato rivierasco opposto. La dimensione del giacimento (che batté per dimensione e volume il record precedente detenuto dal giacimento di Hugoton negli Stati Uniti lungo 240 chilometri e largo 56) si è dimostrata tale che esso è sconfinato in acque territoriali iraniane. L’Iran ricevette in tal modo, gratis, senza un dollaro di investimento per ricerche e tentativi, metà del giacimento Noth Field, denominandolo South Pars.

IL "FORZIERE RUSSIA"
Tra i primi 20 giacimenti del mondo di gas naturale (Tabella 3), ben 10 – la metà – appartengono alla Russia... Questa è la ragione per cui la Russia è il più grande produttore mondiale di “metano” dopo che,,negli Anni ‘80 del secolo scorso, ha superato l’altro grande produttore, gli Stati Uniti. Ma la Russia è anche la nazione che più di tutte al mondo ha riserve di gas (Tabella 4).
Quindi la Russia è (e lo sarà per forse un secolo) il vero forziere del gas naturale della Terra e non a caso già ora essa garantisce forniture all’Europa pari al 25 per cento delle sue necessità.
A distanza, ma con alta quantità, segue l’Iran oggi scarsamente collegato con i Paesi consumatori; terzo, il già citato Qatar che si collegherà (in parte lo è già) con i Paesi consumatori (Europa e Giappone) mediante navi gassiere e non mediante gasdotti.
La concentrazione di riserve su pochi Stati (il 63 per cento delle riserve è in mano a 5 Stati) fa temere la nascita di una nuova OPEC (il cartello dei maggiori stati esportatori di petrolio) che potrebbe chiamarsi OGEC (Organization of Gas Exporting Countries).
Non è un caso se il 9 aprile di quest ’anno a Doha nel Golfo Persico, Russia, Iran, Qatar, Emirati Arabi e altri Stati esportatori di gas quali Algeria, Nigeria e Venezuela si sono incontrati per fissare strategie relative al rifornimento mondiale del gas naturale.

 
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