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Quando transizione fa rima con partecipazione Stampa E-mail

Quando transizione
fa rima con partecipazione

di Michele Masulli / direttore area Energia di I-Com

COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI BASATE SULLA CONDIVISIONE DI ENERGIA E FONDATE SU UN CONCETTO DI PROSSIMITÀ. E QUANDO DICIAMO FONTI RINNOVABILI, LE INTENDIAMO NEL LORO COMPLESSO: SOPRATTUTTO FOTOVOLTAICO ED EOLICO, MA NON SOLO

Il coinvolgimento attivo dei cittadini e il protagonismo delle comunità locali all’interno dei sistemi dell’energia rappresentano da più anni a questa parte un filo rosso delle politiche comunitarie in materia. Esso permane anche nei recenti provvedimenti assunti per fronteggiare la crisi dei prezzi e il nuovo contesto geopolitico. Sia la RED II sia la Direttiva sul mercato interno (IEMD) promuovono configurazioni innovative, dove il potenziale di partecipazione dei cittadini possa essere valorizzato.

Più che alle Comunità Energetiche dei Cittadini (CEC), che comunque non vanno trascurate, è opportuno guardare alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), non solo in quanto basate sulla condivisione di energia rinnovabile, ma perché fondate su un concetto di prossimità che per le CEC è molto più lasco. Quando diciamo fonti rinnovabili, le intendiamo nel loro complesso.
Quindi, ovviamente, soprattutto fotovoltaico ed eolico, ma non solo.

Ad esempio, nel recente Pacchetto REPowerEU, nell’ambito degli sfidanti obiettivi sullo sviluppo dei gas low-carbon (per il biometano 35 miliardi di metri cubi l’anno entro il 2030) si incoraggia lo sviluppo di comunità energetiche basate sul biogas. Sulla scorta di necessarie innovazioni tecnologiche si potrà quindi fare leva su una molteplicità di fonti.
A riguardo dei benefici delle CER, è nella lettera della RED II che esse abbiano come obiettivo principale quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi membri, piuttosto che profitti finanziari. Certamente non si può affidare alla diffusione delle comunità energetiche il conseguimento dei target climatici, ma neanche ci si può attendere da esse un contributo significativo.

Considerando gli obiettivi molto ambiziosi del PNIEC, che prevedono l’installazione di una potenza aggiuntiva di 2.000 MW tra autoconsumo e CER - si tratta di diverse decine di migliaia di nuove configurazioni attivate in una manciata di anni rispetto alle poche decine operative attualmente - si produrrebbero circa 2.500 GWh annui, poco meno dell’1 per cento della domanda italiana di elettricità. L’impatto in termini di emissioni evitate non sarebbe molto più elevato.
Soprattutto in questa fase di crescita esponenziale dei prezzi, sono tuttavia tanto più apprezzabili i benefici di carattere economico e sociale.[...]

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