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Keep calm and… paga la bolletta Stampa E-mail

Keep calm and… paga la bolletta

di Carolina Gambino

LA STRAGE DI PROVIDER BRITANNICI METTE A NUDO LE FRAGILITÀ DI UNO DEI MERCATI PIÙ LIBERALIZZATI AL MONDO E AGGRAVA LA CRISI ENERGETICA DI UN PAESE GIÀ PARTICOLARMENTE ESPOSTO. AI SUDDITI DELLA REGINA SI CHIEDE PER IL MOMENTO DI TENER FEDE ALLO SPIRITO BRITANNICO: MANTENERE LA CALMA E ANDARE AVANTI

Niente panico
È metà di settembre 2021 quando il Segretario di Stato per gli affari economici, l’energia e la strategia industriale del Regno Unito riunisce una serie di incontri ministeriali di emergenza con i fornitori di energia e l’Autorità di regolazione per sondare la profondità di una crisi che, si spera, non significherà un inverno al freddo e al buio. Il messaggio delle dichiarazioni pubbliche a corollario degli incontri è: niente panico.

La sicurezza delle forniture non è in discussione, non ci si aspetta emergenze in questo senso nell’inverno a venire. I meeting faccia a faccia con gli addetti ai lavori durano otto ore, fonti interne paragonano i colloqui governo-industria a quelli tenutisi all’alba della pandemia. Il niente panico rimbalza tra i titoli dei giornali: gli incontri sono, di fatto, di emergenza, ma al momento non c’è una vera emergenza, rassicura il Segretario. Non avremo bisogno di razionamenti, non torneremo alla settimana lavorativa da tre giorni come negli anni ‘70.

Il gas dunque non mancherà. Ma appena un mese prima il prezzo all’ingrosso aveva segnato un +70 per cento, spingendo oltre l’orlo del baratro il primo di una lunga serie di provider incapaci di reggere l’urto del caro energia.
Hub Energy alza bandiera bianca a metà agosto 2021, un po’ in sordina, ma quando il numero di fornitori in bancarotta arriva a sette, cinque dei quali affondati in cinque settimane a causa dei costi lievitati, anche il mercato con il più algido aplomb comincia ad agitarsi. Nei restanti tre mesi dell’anno cala il sipario su altri 25.

A novembre 2021 va in crisi anche Bulb Energy. Fondata nel 2013, l’ascesa da 15.000 a 1,7 milioni di clienti l’ha resa il settimo fornitore nazionale in ordine di grandezza. Bulb è troppo grossa per fallire e pertanto viene posta in regime di amministrazione straordinaria a spese dei contribuenti. È la più grande operazione di taxpayer bailout del Regno Unito dai tempi del salvataggio di Royal Bank of Scotland e HBOS nel 2008, ricorda il Financial Times. Riassegnare un milione e mezzo abbondante di clienti a uno o più SOLR (Supplier Of Last Resort) come è stato fatto per le aziende più piccole non è pensabile; per tenere a galla Bulb il governo accantona denaro pubblico per 1,7 miliardi di sterline. Qualche analista sostiene che non basteranno, stimando che il salvataggio possa arrivare a costare 4 miliardi.

Febbraio 2022. La moria di supplier è a quota 31 dall’inizio 2021. La stampa nazionale alterna il bollettino quasi settimanale dei caduti all’elenco dei fornitori di ultima istanza chiamati a sostituirli. I primi sette falliti del 2021 (cresciuti a 25 a fine anno) non erano i primi in assoluto. A settembre 2020 li aveva preceduti Effortless Energy, la seconda delle quattro aziende fallite nel corso dell’anno, che ufficialmente chiude i battenti causa Covid.
Altre sedici avevano già capitolato tra il 2018 e il 2019. Una griglia dettagliata pubblicata sulla piattaforma online Forbes Advisor - informazione finanziaria al servizio del consumatore, che fa capo all’omonima rivista - traccia altri fallimenti risalenti fino al 2016. Il mercato British dell’energia ha qualcosa che non va, al netto del Covid e del caro gas. [...]

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