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Non serve cambiare il termometro per far scendere la febbre Stampa E-mail

Non serve cambiare il termometro
per far scendere la febbre

di Giuseppe Gatti


AL DI LÀ DELLE RAGIONI SISTEMICHE CHE HANNO GENERATO IL SOMMOVIMENTO TELLURICO CHE HA MINATO LE FONDAMENTA DEL NOSTRO SISTEMA, ERA INEVITABILE
CHE LA FORZA DEI NUMERI IMPONESSE UN RIPENSAMENTO COMPLESSIVO DELLE STRATEGIE ENERGETICHE DEI SINGOLI PAESI E DELL’UNIONE EUROPEA NEL SUO INSIEME

Il nostro sistema energetico (italiano ed europeo) è stato investito negli ultimi 18 mesi da un vero e proprio sommovimento tellurico, che ne ha minato le fondamenta e messo in discussione la struttura complessiva in tutti i suoi elementi costitutivi. L’esplosione dei prezzi del gas - e a valle dell’energia elettrica - è la manifestazione più eclatante e sintomatica della profondità del rivolgimento in corso. La dinamica che ci ha travolto come valanga è efficacemente rappresentata dall’andamento dell’indice Energy Advisors, costruito avendo a base 100 i prezzi ponderati per fascia oraria dell’aprile 2004, quando iniziò ad operare la piattaforma dell’IPEX, la borsa elettrica italiana.

Nei quindici anni successivi questo indice si è mosso tra una punta massima di 190, toccata nell’ottobre 2008, e una minima di 59 nell’aprile 2016, per ritornare nell’aprile 2019 esattamente a quota 100, con una escursione compresa quindi grosso modo tra la metà e il doppio del livello base. Precipitato a 41 nel pieno della pandemia, a maggio 2020, l’indice era risalito a 115 con gennaio 2021, iniziando una crescita travolgente che lo portava a chiudere l’anno a 535 e a superare a fine luglio 2022 gli 800 punti.
Una crescita di otto volte in poco più di un anno.

Al di là delle ragioni sistemiche che hanno generato questa dinamica - le pulsioni verso un revanscismo imperialista della Russia di Putin, gli errori e le lacune dell’Europa che ha trascurato la sicurezza degli approvvigionamenti - era inevitabile che la forza dei numeri imponesse un ripensamento complessivo delle strategie energetiche dei singoli Paesi e dell’Unione Europea nel suo insieme. Ci si è resi improvvisamente conto che la transizione energetica è un processo ad alta complessità per le molteplici interazioni in campo, che il gas gioca un ruolo fondamentale come ponte tra un passato basato sul fossile e un futuro, ancora non imminente, costruito carbon free.

Nella reazione all’incendio dei prezzi non poteva non collocarsi anche la richiesta di un ripensamento dei meccanismi della loro formazione e più in generale del disegno di mercato che ha accompagnato i processi di liberalizzazione. Abbiamo avuto così un fiorire di indicazioni, nessuna delle quali è arrivata al livello di proposta vera e propria, cioè adeguatamente strutturata in termini di regole e meccanismi. [...]


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