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Palin: “La tecnologia è il fattore abilitante della transizione” Stampa E-mail

Palin: “La tecnologia è il fattore
abilitante della transizione”

di Paola Sesti

UN’ELETTRIFICAZIONE SICURA E SOSTENIBILE, SUPPORTATA DALLE RINNOVABILI E DIFFUSA PERCHÉ APPLICABILE A OGNI SETTORE - DALL’INDUSTRIA AGLI EDIFICI, DAI TTRASPORTI ALLE INFRASTRUTTURE - PUÒ ESSERE IL PRINCIPALE MEZZO PER ARRIVARE A UN MONDO A EMISSIONI ZERO

Il mondo in cui viviamo sta subendo un rapido cambiamento. Fenomeni noti - come l’industrializzazione e l’urbanizzazione - hanno visto nell’ultimo decennio una accelerazione imprevista connessa alla digitalizzazione dei processi e dei servizi. Questo impone di trovare un modo nuovo per gestire le enormi pressioni esercitate sui singoli ecosistemi e sul Pianeta intero.
Per arrivare a vivere una realtà a emissioni zero, un aiuto può venire dall’elettrificazione: sicura, intelligente, sostenibile, ma soprattutto applicabile a ogni settore, dall’industria agli edifici, dalle infrastrutture ai trasporti.

È questa la visione di ABB, che con Mission to ZeroTM presenta un esempio concreto di come la transizione energetica possa avere successo ed essere sostenibile attraverso l’elettrificazione e la gestione digitale dei processi energetici. Nuova Energia ha chiesto ad Alessandro Palin, presidente della Divisione Distribution Solutions di ABB, di raccontare questo viaggio verso la carbon neutrality al 2030. “La Business Area Electrification di ABB è uno dei leader globali nei prodotti e nelle soluzioni elettriche per i settori delle utility, dell’industria, degli edifici, delle infrastrutture e della mobilità. 50.000 dipendenti in 100 Paesi, oltre 200 siti produttivi, impegnati a trasformare il modo in cui le persone vivono e lavorano fornendo soluzioni di elettrificazione sicure, intelligenti e sostenibili. Mission to ZeroTM rappresenta quindi un aspetto fondamentale del percorso verso la creazione di una supply chain più sostenibile per i nostri partner in tutto il mondo”.

In cosa consiste nello specifico?
Il programma Mission to ZeroTM mira a creare esempi di siti produttivi ABB a basse emissioni che possano essere replicati da partner e clienti in tutto il mondo, sia nelle strutture nuove che in quelle esistenti. Si basa su una serie di processi atti a migliorare la sostenibilità in tutte le attività di un sito: dalla riduzione delle emissioni di CO2 alla conservazione delle risorse, fino al supporto ai clienti che vogliono raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità. Siamo convinti che la tecnologia sia il vero fattore abilitante della transizione.
In tutto questo, ci tengo a sottolineare un punto irrinunciabile: non c’è per noi alcun obiettivo o risultato che giustifichi o ammetta un compromesso sulla sicurezza delle persone che lavorano in ABB.

Che cos’è sostenibilità per ABB?
È centrale per gli obiettivi aziendali e per la capacità di generare valore per tutti i nostri stakeholder. Lo scorso anno, ABB ha compiuto grandi progressi verso la carbon neutrality, riducendo le proprie emissioni di CO2 del 39 per cento rispetto al 2019.
È stata anche una delle prime aziende del settore a comunicare l’idoneità delle proprie offerte al sistema di classificazione dell’Unione Europea per le attività economiche sostenibili, noto come EU taxonomy, il cui obiettivo è quello di dare una definizione di ciò che è sostenibile al fine di privilegiare gli investimenti che contribuiscono agli obiettivi climatici ed energetici a supporto del Green Deal europeo. Anche in Italia sempre più clienti vogliono rendere le loro supply chain più sostenibili e si rivolgono a noi per le dichiarazioni ambientali di prodotto EPD (Environmental Product Declaration). Solo nel primo anno dal lancio della strategia di sostenibilità, le soluzioni proposte da ABB hanno permesso ai nostri partner di ridurre le emissioni di CO2 di 11,5 milioni di tonnellate, con l’obiettivo di arrivare a 100 milioni entro il 2030.
Ci siamo inoltre impegnati a elettrificare l’intera flotta di oltre 10.000 veicoli e ad approvvigionarci al 100 per cento di elettricità generata da fonti rinnovabili. Nel 2021, il 44 per cento degli ordini globali di veicoli nuovi erano già per elettrici o ibridi plug-in. La quota di elettricità verde certificata e autogenerata è arrivata al 51 per cento, rispetto al 31 per cento dell’anno precedente.

E in Italia?
Dopo Pechino, Porvoo in Finlandia ed Ede nei Paesi Bassi, anche uno dei siti italiani di ABB quello di Dalmine è entrato a pieno titolo in Mission to Zero™, sottolineando l’impegno del Gruppo non solo a dare l’esempio quando si tratta di ridurre le emissioni ma anche a scegliere di investire nel nostro Paese.
Lo stabilimento ABB Electrification a Dalmine è oggi un modello replicabile dai nostri clienti ed è un esempio positivo di come tecnologie innovative e digitalizzazione degli impianti possono ridurre le emissioni del 25 per cento, diminuendo al contempo i costi operativi.
Il sito produttivo, insieme a quelli di Frosinone e Santa Palomba (Roma), è stato anche riconosciuto come Lighthouse Plant nell’ambito del Piano del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE). L’obiettivo dell’iniziativa è ottimizzare le attività operative e introdurre sul mercato soluzioni all’avanguardia nell’automazione e nella distribuzione elettrica, da proporre a tutte le industrie italiane come modello replicabile.

A fine 2021 ABB ha anche annunciato un nuovo approccio globale alla circolarità.
Entro il 2030 almeno l’80 per cento dei prodotti di ABB saranno coperti da questo approccio e valutati rispetto a un chiaro set di indicatori chiave di performance, corrispondenti a ogni fase del ciclo di vita del prodotto.
In tutte le sue operazioni ABB non invierà più rifiuti in discarica.
Oggi, il 40 per cento dei circa 440 siti del Gruppo nel mondo già lo fa. Uno di questi è la nostra fabbrica di interruttori di bassa tensione di ABB Smart Power a Frosinone, che ha raggiunto il suo obiettivo di smaltire zero rifiuti di produzione in discarica già nel 2020 - anticipando l’obiettivo dello European Union’s Circular Economy Package di non mandare in discarica più del 10 per cento entro il 2035.

Può farci qualche altro esempio virtuoso nel nostro Paese?
L’evoluzione da prodotti e servizi analogici a digitali si sta intensificando e i clienti sono alla ricerca di modi più sostenibili per migliorare le prestazioni e la connettività. Venendo incontro a questa esigenza molto diffusa, ABB produce kit di retrofit per quadri di bassa tensione che permettono il riutilizzo di quadri obsoleti consentendo un risparmio stimato in più di 30.000 tonnellate di emissioni di CO2 negli ultimi cinque anni.
Quando l’interruttore raggiunge il suo fine vita, può essere sostituito utilizzando un kit di retrofit. Questo permette di rinnovare il quadro in modo intelligente e sostenibile, riducendo drasticamente il materiale di scarto e minimizzando i tempi di fermo dell’impianto.
Oltre alla sostituzione degli interruttori obsoleti, per ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente ci occupiamo del recupero degli interruttori sostituiti, con un riciclo delle materie prime che arriva fino all’80 per cento. Il bilancio delle emissioni dell’intero processo, compreso il trasporto, è carbon neutral, compresa la compensazione per la CO2 in eccesso. Il primo cliente ad aderire al programma è una delle principali utility di produzione energetica in Italia, che gestisce una grande centrale termoelettrica a Cassano d’Adda (in provincia di Milano). Il processo di recupero degli interruttori in questa centrale ha dato ottimi risultati, con un riciclo della materia prima dell’80,2 per cento e con recupero energetico pari al 19,5 per cento.

Per dimezzare le emissioni abbiamo meno di otto anni, ma senza un adeguato sviluppo delle reti non potrà esserci alcuna transizione...
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) cita l’integrazione della rete come una delle quattro sfide principali per incrementare la capacità di energia da fonte rinnovabile, accanto alle sfide non tecniche (finanziamenti, autorizzazioni e accettazione a livello sociale).
Da oggi al 2026, le FER potrebbero crescere il 60 per cento più rapidamente rispetto agli ultimi cinque anni, grazie alla maturità raggiunta nei campi della generazione eolica e solare e all’impegno per l’azzeramento delle emissioni nette assunto da 137 Paesi. Per la realizzazione di questi impegni, però, dobbiamo fare in modo che le reti intelligenti funzionino.

In che modo le smart grid possono contribuire alla transizione?
Con quattro attività importanti: incrementano la resilienza delle reti, migliorano l’integrazione delle fonti rinnovabili, riducono i costi e consentono l’accesso universale all’elettricità.
Tra queste, la resilienza della rete è fondamentale: l’elettricità non serve se non possiamo utilizzarla, per cui è da qui che dobbiamo partire. Molti non sanno che nell’ultimo decennio le smart grid hanno contribuito a evitare i blackout in Europa, sostenendo al tempo stesso la transizione verso l’energia pulita. I picchi di domanda elettrica da sempre portano con sé serie preoccupazioni relative all’obsolescenza delle infrastrutture di rete e a potenziali blackout con effetto domino in tutta Europa.
Secondo i dati dell’International Energy Agency 2021, a livello globale abbiamo ormai raggiunto il 30 per cento di penetrazione delle rinnovabili nel mix di generazione elettrica. Le reti non solo sono più pulite, ma sono anche più affidabili e più resilienti grazie alla solidità delle infrastrutture e alla tecnologia delle smart grid.

Le reti tradizionali, però, sono state progettate per un flusso di elettricità stabile, affidabile e costante...
È vero. Accanto alla necessità di integrare più FER, sappiamo che rinnovabili come l’eolico e il solare sono più variabili e aletaorie e quando non c’è produzione la rete deve basarsi su una riserva per evitare sbilanciamenti.
Aggiungo però un altro elemento: oggi la produzione di energia è decentralizzata. Non ci si basa più unicamente su poche grandi centrali e le risorse energetiche distribuite si stanno diffondendo con grande rapidità: dai grandi parchi solari ed eolici, ai piccoli impianti per la ricarica dei veicoli elettrici fino ai pannelli solari domestici e alle microreti commerciali. Ogni anno la rete si arricchisce con migliaia di nuovi punti di richiesta.
La nostra infrastruttura di rete deve quindi evolvere e la buona notizia è che la tecnologia è pronta per affrontare questa sfida. Quello che manca ora sono i meccanismi di mercato e di governance, per consentire la piena implementazione delle tecnologie e per rendere economicamente sostenibile una nuova infrastruttura di rete a zero emissioni.

Che soluzioni offre ABB per garantire una fornitura continua dell’energia da fonti rinnovabili?
Le porto un esempio italiano e che riguarda una fonte - quella geotermica - diversa dai più conosciuti fotovoltaico ed eolico. Convertendo il vapore prodotto nelle profondità della terra in energia rinnovabile, la geotermia rappresenta un’alternativa sostenibile alle centrali di potenza alimentate con combustibili fossili. Entro il 2050 si stima che le tecnologie geotermiche avranno il potenziale per soddisfare il 3-5 per cento della domanda globale di energia rinnovabile, e il 10 per cento entro il 2100.
Pochi sanno che in Toscana abbiamo il più antico complesso geotermico del mondo, gestito da Enel Green Power che recentemente ha potenziato la centrale da 60 MW di Farinello con gli interruttori ABB VD4G MV di ultima generazione. Le 34 centrali geotermiche della struttura, attiva dal 1995, forniscono più del 30 per cento dell’elettricità necessaria alla popolazione toscana. Collaborare con ABB, con questa modalità, permette a Enel Green Power di evolvere in modo sostenibile.

Che impatto avrà sulla rete l’incremento sostenuto di veicoli elettrici?
Il numero di veicoli elettrici in circolazione salirà a 559 milioni entro il 2040, con il 33 per cento delle flotte globali alimentato da elettricità. Le stazioni di ricarica aumenteranno da 1 milione di oggi a 290 milioni. Tutto questo, tuttavia, richiederà elettricità. Entro il 2040, i veicoli elettrici dovrebbero costituire almeno il 5 per cento della domanda globale di elettricità. Potrebbe essere una stima prudente, considerando la rapida accelerazione dei veicoli elettrici che continua a superare le previsioni e i divieti permanenti sui motori a combustione interna da parte dei governi nazionali, inclusa la proposta europea di vietarli entro il 2035. In effetti, entro il 2050 i veicoli elettrici nell’UE dovrebbero costituire almeno il 74 per cento di tutti i veicoli. Non c’è dubbio che la conversione di massa ai veicoli elettrici sarà un potente motore dell’aumento della domanda di elettricità.

Come si inserisce ABB all’interno di questa prospettiva?
Nell’ambito della sua strategia di sostenibilità, ABB Italia punta alla totale elettrificazione della flotta aziendale entro il 2030, incoraggiando anche i dipendenti a scegliere un mezzo più sicuro, intelligente e sostenibile. Per tutti gli assegnatari di auto aziendali sono previsti incentivi per l’installazione di stazioni di ricarica domestiche e un accordo per facilitarne l’accesso per tutti i dipendenti. La car policy italiana, valida da aprile 2021, offre una lista di auto che include il 65 per cento di auto plug-in o full electric. Dal suo lancio, il 58 per cento delle nuove auto assegnate è plug-in o full electric. L’infrastruttura di ricarica ABB comprende oggi 48 punti in diversi siti e nel corso del 2022 è prevista l’installazione di ulteriori 52 stazioni.

Questo potrebbe rappresentare un problema per le reti. Come si risolve?
Fortunatamente, le stazioni di ricarica possono essere collegate digitalmente alla rete elettrica, consentendo loro di contribuire a una gestione flessibile della domanda a livello di sistema. Garantire un programma di ricarica giornaliero ottimizzato per i veicoli elettrici sarà fondamentale per prevenire potenziali congestioni e picchi e sarà particolarmente utile per consentire ai veicoli elettrici di attingere all’energia rinnovabile nei periodi di massima generazione. La tecnologia Vehicle-to-Grid (V2G) - veicoli elettrici con ricarica bidirezionale abilitata digitalmente - fornirà ulteriore supporto alla rete.
Il V2G aumenterà la capacità della rete durante le ore di picco della domanda (peak shaving), alleggerirà la congestione locale e coprirà l’intermittenza di alimentazione. Aiuterà anche a ridurre il costo per i proprietari di veicoli elettrici, consentendo loro di vendere alla rete l’energia in eccesso della propria batteria.

Il punto debole della rete, ossia la sua complessità, può trasformarsi in un punto di forza?
Sì, grazie alla digitalizzazione che tramite sensori, Intelligenza Artificiale e automazione attinge all’energia generata da tutte le risorse energetiche distribuite, modulando la domanda di elettricità - degli edifici o dei veicoli elettrici - a seconda di quanto siano disponibili solare ed eolico. In questo modo anche le città possono utilizzare più energia rinnovabile, riducendo i consumi di combustibili fossili. Tale flessibilità favorisce anche l’appiattimento dei picchi di domanda. Solo nell’Unione Europea, da oggi al 2030, la flessibilità delle smart grid potrebbe consentire risparmi di miliardi di euro ogni anno, evitando un’inutile espansione infrastrutturale.

La digitalizzazione è quindi fattore abilitante fondamentale per una rete resiliente?
La tecnologia digitale nella rete di distribuzione deve essere sfruttata per consentire un maggiore utilizzo di energia rinnovabile, aumentando al contempo la capacità e la resilienza, e per rendere flessibile la domanda. L’architettura di rete esistente richiede però un aggiornamento digitale per garantire resilienza e sostenibilità.

Il risparmio economico può estendersi fino agli utenti finali di elettricità?
Con le smart grid e le risorse energetiche distribuite, anche gli utilizzatori finali di energia elettrica passano dal puro consumo al prosumerismo. Diventano cioè prosumer, producer e consumer, sia consumatori sia produttori di energia, anche rivendendola alla rete.
Immagini 26 milioni di conducenti di veicoli elettrici con ricarica V2G: a 40 kWh per veicolo, si potrebbe portare nella rete abbastanza energia per il fabbisogno di 100.000 abitazioni statunitensi per un anno intero!

Le emissioni non hanno confini...
Infatti. E noi dobbiamo fare in modo che tutti nel mondo utilizzino energia sicura, intelligente e sostenibile. Presumibilmente non abbiamo al momento tutte le risposte per realizzare l’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette a livello globale entro il 2050. Stiamo ancora esplorando le potenzialità dell’idrogeno verde e altre innovazioni per combattere il problema delle emissioni di settori hard to abate come gli aerei, le navi e l’industria pesante.
Ma abbiamo già la tecnologia che occorre per realizzare l’obiettivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ossia dimezzare le emissioni globali entro il 2030. Infatti, l’elettrificazione pulita degli edifici, delle industrie e dei trasporti potrebbe ridurre le emissioni globali del 75 per cento.
Per realizzare quest’obiettivo abbiamo bisogno di energia pulita e smart grid, e le abbiamo entrambe pronte. Il 2022 deve essere l’anno in cui agire.

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