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Sviluppo sostenibile sì, ma senza impoverire la società e l’ambiente

di Monica Tommasi / presidente Amici della Terra

LA POSIZIONE DEGLI AMICI DELLA TERRA SULLA TASSONOMIA EUROPEA E SULLE POLEMICHE CHE RIGUARDANO IL GAS E IL NUCLEARE. IL PARADOSSO?
LA GERMANIA, CHE AL 2025 CHIUDERÀ LE PROPRIE CENTRALI NUCLEARI E, PER FARLO, AUMENTA OGGI L’USO DEL CARBONE APRENDO ADDIRITTURA NUOVE MINIERE

Per un confronto utile e trasparente sulla questione energetico-climatica, è necessario riconoscere che, ad oggi, gli obiettivi al 2030 e al 2050 che l’UE si è posta sono in contraddizione con le opportunità che le tecnologie esistenti sono in grado di offrire. La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia, IEA, che di recente si è spinta a immaginare scenari molto ambiziosi di decarbonizzazione, afferma che per mettere il mondo su un percorso sostenibile a zero emissioni nette sarà necessaria un’ampia gamma di tecnologie che oggi sono in una fase di sviluppo molto diversa.

Tecnologie attualmente in fase di prototipo o dimostrazione dovrebbero contribuire a circa il 35 per cento del previsto abbattimento delle emissioni di CO2, da altre non ancora distribuite commercialmente sul mercato dovrebbe provenire un altro 40 per cento circa di riduzione. Le fonti rinnovabili potranno contribuire solo per un quarto. Quindi, il 75 per cento della riduzione delle emissioni climalteranti mondiali, dunque anche italiane ed europee, dovrà avvenire con tecnologie non ancora sviluppate.
Inoltre, sempre la IEA ritiene che l’energia nucleare, il gas e gli impianti idroelettrici siano necessari sia per la stabilità della rete, sia nell’integrazione con le rinnovabili e nessuno, finora, ha potuto smentire questa osservazione.

Come Amici della Terra, fin dal 1977 abbiamo avuto un ruolo determinante nel movimento antinucleare e, ancora oggi, questa fonte di energia non è la nostra scelta. Non possiamo che constatare, però, che costituisce l’esito obbligato (benchè non dichiarato, né ammesso) dell’obiettivo di una decarbonizzazione totale della sola economia europea nei tempi incredibilmente ristretti del 2030-2050. Per quanto ci riguarda, fin dalla convenzione sul clima di Rio De Janeiro abbiamo sempre cercato di combattere l’approccio catastrofista delle politiche climatiche e di proporre misure e politiche capaci di produrre risultati misurabili in termini di minori emissioni globali dannose per il clima, puntando sull’efficienza energetica dei consumi e degli stessi sistemi di produzione e distribuzione dell’energia.

A nostro parere, puntare su una completa e veloce decarbonizzazione della sola Europa non è utile per il clima e rischia di essere letale per la nostra economia, con effetti sociali devastanti e con pesanti risvolti sugli equilibri geopolitici. Soprattutto, questa scelta mette a rischio di danni irreversibili molti valori ambientali diversi dal clima, come la biodiversità, il consumo di suolo, l’occupazione di spazi naturali in terra e in mare, la loro devastazione e inquinamento. Localmente, per l’impatto di pale eoliche e pannelli fotovoltaici sulla fauna e sui paesaggi e, globalmente, per un prelievo di risorse minerarie necessarie alla nuova economia in una misura inusitata e, ancora, nemmeno immaginabile. Se questo scenario si confermerà e si protrarrà, avrà l’effetto paradossale di fornire argomenti contro le politiche per il clima e di compromettere uno sviluppo equilibrato delle politiche ambientali.[...]

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