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Grandi e piccole derivazioni: questa e quella, per me pari sono Stampa E-mail

Grandi e piccole derivazioni:
questa e quella, per me pari sono

di Giovanni Battista Conte / avvocato in Roma


SULLA NECESSITÀ - DI ORIGINE COMUNITARIA - CHE LE CONCESSIONI IDROELETTRICHE DEBBANO ESSERE POSTE A GARA ALLA LORO SCADENZA, SONO INTERVENUTE ALCUNE NOVITÀ. DA CUI APPARE EVIDENTE CHE LE PROCEDURE ITALIANE NON SONO IN CONTRASTO CON IL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA

La necessità di rendere competitivo l’accesso alle grandi derivazioni idroelettriche era stata introdotta dal Decreto Bersani quando, aprendo il mercato della produzione, distribuzione e vendita dell’energia e rideterminando la sorte delle concessioni dell’Eenel, aveva disposto che alle rispettive scadenze questo genere di concessioni dovessero essere messe a gara.

Il testo unico del 1933 prevedeva che, alla loro scadenza, le grandi derivazioni passassero in proprietà dello Stato insieme a tutte le opere cosiddette bagnate, mentre con la nazionalizzazione quasi tutte le concessioni erano state acquisite da Enel e rese senza termine. Dopo la novella normativa del 1999, però, le concessioni hanno intrapreso la lenta via delle gare, che devono essere gestite a livello regionale.

Mentre le gare per le grandi derivazioni subivano una continua procrastinazione, si è iniziata a ventilare la possibilità che anche le piccole dovessero essere poste a gara. Il motivo è sempre stato quello che vi fosse la necessità di rispettare le disposizioni recate dalla Direttiva servizi e i principi eurounitari in materia di concorrenza e che, quindi, i giudici dovessero applicare immediatamente detti principi alle relative controversie.

Su tale tema è intervenuta l’Autorità antitrust, che ha affermato la necessità di porre a gara anche le concessioni di piccole derivazioni a scopo idroelettrico, senza però analizzare in alcun modo la differente struttura normativa che regola le due concessioni, con le conseguenti particolarità in materia di proprietà degli impianti. La normativa vigente non prevede, infatti, che gli impianti idroelettrici delle piccole derivazioni d’acqua passino in proprietà dello Stato alla scadenza e, quindi, tutte le opere che non ricadono in alveo rimangono del concessionario.[...]


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