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Transizione energetica: azioni concrete per obiettivi reali Stampa E-mail

Transizione energetica:
azioni concrete per obiettivi reali

di Matteo Codazzi / CEO di CESI

NEL NOSTRO CONTINENTE L’ECONOMIA È ANCORA LARGAMENTE BASATA SUI FOSSILI.
PUR CERCANDO DI PERSEGUIRE GLI OBIETTIVI DI DECARBONIZZAZIONE, BISOGNA PRENDERE ATTO CHE IN QUESTA FASE DI TRANSIZIONE I FOSSIL FUEL – IN PARTICOLARE IL GAS NATURALE – GIOCANO ANCORA UN RUOLO IMPORTANTE

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (COP26), conclusasi il 13 novembre a Glasgow, ha generato giudizi contrastanti sui suoi esiti, con alcune voci che celebrano i risultati ottenuti e altre che ne proclamano il fallimento. Probabilmente, è ragionevole affermare che la COP26 ha rappresentato un passo in avanti, ma sicuramente non una vera rivoluzione, sulla lunga strada verso la decarbonizzazione.

Un risultato che non ha ricevuto l’attenzione che merita è stata la dichiarazione per invertire la tendenza alla deforestazione entro il 2030, firmata da 137 Paesi che rappresentano oltre il 90 per cento delle foreste globali. Questa misura potrebbe essere considerata la più immediata nel limitare il riscaldamento globale, riducendo l’aumento della temperatura di 0,2 °C rispetto al percorso attuale.

Un altro risultato è il Global Methane Pledge, proposto da Stati Uniti e Unione Europea e sottoscritto da ben 105 Paesi, con il quali ci si impegna a ridurre le emissioni di metano del 30 per cento entro il 2030, rispetto al livello del 2020. La rilevanza di questo accordo è evidenziata dal fatto che il 30 per cento del riscaldamento globale è dovuto all’emissione di metano, avendo questo idrocarburo un effetto serra 80 volte più alto della CO2, sebbene sia caratterizzato da una degradazione più rapida.

Tuttavia, il Global Methane Pledge non può essere considerato un successo completo, in quanto l’accordo non è stato firmato da Australia, Cina, Russia, India e Iran, tra i principali responsabili di emissioni di metano a livello globale. Inoltre, il 13 novembre, il Glasgow Climate Pact è stato firmato da 197 Paesi: un accordo attraverso cui le nazioni firmatarie si impegnano a limitare con continuità l’uso del carbone. Tale patto è stato, tuttavia, oggetto di diverse polemiche e critiche poiché il termine phase – out delle bozze iniziali dell’accordo è stato sostituito all’ultimo minuto con phase-down, sotto la pressione di Cina e India.

Non si tratta unicamente di una differenza semantica, in quanto il termine phase-out implica il raggiungimento di un momento in cui il carbone diventerà irrilevante, mentre con phase-down ci si cautela, puntando più a una diminuzione che a una vera e propria eradicazione.[...]


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