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Diario di Russia Stampa E-mail

Diario di Russia

di Gianguido Piani

UN CONTRIBUTO PER INQUADRARE MEGLIO I RAPPORTI TRA EUROPA E RUSSIA E AIUTARE A CAPIRE PERCHÉ PERDIAMO, PERDEREMO, E CEDEREMO POSIZIONI AGLI USA E ALLA CINA. SE CI VA BENE COSÌ…

Mosca e San Pietroburgo sono stati la mia residenza e il mio posto di lavoro per oltre venti anni, che ho passato occupandomi di sistemi di controllo (dispacciatori) di reti elettriche regionali e nazionali. Per alcuni anni ho goduto del privilegio di accesso alla sala di controllo del Sistemniy operator, l’equivalente russo di Terna, nella zona di Kitay Gorod, a pochi minuti dal Cremlino e ora accanto al parco che ha preso il posto dello storico hotel Rossija.

Arrivato nel Paese quando ancora era Unione sovietica, grazie al lavoro ho avuto modo di visitare centrali a carbone in Siberia, stazioni di pompaggio di petrolio lungo l’oleodotto Druzhba (amicizia), punti di distribuzione teleriscaldamento a San Pietroburgo e molto altri impianti tecnologici per reti pubbliche. Ho avuto modo di conoscere alcuni dei key player e avere accesso a notizie interessanti prima di leggerle sul Financial Times.
Inframezzato alle mie attività lavorative, pubblicavo con una certa regolarità sul The Moscow Times, sul Manifesto, su Nuova Energia, su altri media mettendo in chiaro quello che di volta in volta erano i temi principali, spingendo per aperture e collaborazioni. Non ci sono mai stati riscontri. Solo in una occasione Anatoly Chubais, l’allora grande capo dell’elettricità russa, si lamentò con il The Moscow Times riguardo un mio articolo contro le privatizzazioni del sistema elettrico, mentre meno di un anno dopo si trovò a condividerne in pubblico diverse sue tesi.

Per il resto, ho osservato tanta di quella stupidità e malafede da parte occidentale nei rapporti con la Russia, che i 300 euro/MWh per il gas citati - tra gli altri - da Giuseppe Gatti nel suo Fil di lama mi sembrano quasi insignificanti, non mi stupirei se arrivassero a tremila.
Ormai sono al di fuori di logiche lavorative e dalla necessità di dovere approvare le decisioni dei superiori sempre e comunque, e togliermi qualche sassolino dalla scarpa può forse contribuire a inquadrare meglio i rapporti tra Europa e Russia. E aiutare a capire perché perdiamo, perderemo, e cederemo posizioni agli USA e alla Cina. Se ci va bene così…


Estate 1994
Avevo appena iniziato a lavorare con una multinazionale dell’impiantistica, impiego ottenuto grazie al fatto di essere specialista tecnico e di conoscere discretamente il russo. A una conferenza incontro un giovane; parliamo un po’ e dopo essere entrati in sintonia di colpo mi dice: “Sono arrivato poco fa a Mosca dalla Siberia, dove ho studiato ingegneria. Come sai, abbiamo problemi a trovare persone competenti in informatica, in particolare ora che dobbiamo adattare tutti i nostri sistemi agli standard occidentali. Mi hanno chiesto di scrivere le specifiche del nuovo centro di controllo di tutti i gasdotti del Paese. Mi potresti dare una mano? Ti faccio avere il pass, vieni a stare con me alla nostra sede, in centro a Mosca. Puoi fermarti due settimane?”.
Mi precipito in albergo e invio un fax alla direzione della mia azienda, in occidente. Il giorno dopo arriva la risposta. [...]

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