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Ronchi: “FER, è il dato che permette di stare sul mercato” Stampa E-mail

Ronchi: “FER, è il dato che
permette di stare sul mercato”

di Paola Sesti


LO STRAVOLGIMENTO DEL BUSINESS MODEL NEL MONDO DELLE RINNOVABILI UNITO AL PERCORSO DI TRANSIZIONE, CHE AVRÀ NELL’ENERGIA UNO DEI SUOI FULCRI, DARÀ SEMPRE MAGGIORE ENFASI AI DATI E ALLA LORO GESTIONE

Gli impegni presi dall’Europa per una carbon neutrality al 2050 e i Piani nazionali per raggiungere questo sfidante obiettivo stanno portando a nuovi importanti investimenti nelle rinnovabili che, secondo le stime dell’International Energy Agency (IEA), passeranno dagli attuali 2 TW installati a 12 TW da qui a trent’anni. Uno scenario in cui la corretta gestione degli impianti – monitornadone efficienza e produttività – avrà un ruolo sempre più decisivo e dove i big data saranno l’olio indispensabile per far girare in modo ottimale l’ingranaggio.
E proprio per portare sul mercato le proprie competenze nella gestione degli impianti rinnovabili è nata Nuo, la corporate start-up di Falck Renewables. Come racconta a Nuova Energia – con coinvolgente entusiasmo e autentica passione – Andrea Ronchi, Strategic Development Director di Nuo Energy. “Possiamo definirci un unicum nel panorama italiano. Altri player hanno scelto di investre su start-up esistenti; Falck ha scommesso nella creazione di un team al proprio interno, un vero e proprio nucleo di innovazione”.

Siete nati ufficialmente nel novembre 2019. Pochi mesi dopo il mondo intero sarebbe stato chiuso per pandemia... Che cosa è successo in questo anno e mezzo?
Nonostante le circostanze a dir poco sfidanti abbiamo realizzato una piattaforma a supporto degli impianti rinnovabili per efficientare i processi di gestione, andando incontro alle esigenze di un settore in forte e rapida crescita, anche prospettica se stiamo agli obiettivi del PNIEC e del PNRR. Al tempo stesso, a supporto e a completamento dello strumento tecnologico, è stato creato un team che si occupa di data science e che ha l’obiettivo di portare agli asset owner – ai proprietari degli impianti – tutti gli strumenti di analisi avanzata per migliorare la performance degli stessi.

Per usare un’immagine, volete essere un ponte verso la digitalizzazione dei processi di gestione degli impianti FER. Ma quanto è cambiato il settore in questi anni?
Il presupposto che ci ha mosso in partenza è proprio lo stravolgimento del businness model avvenuto nel mondo delle rinnovabili. Se fino a pochi anni fa questo era un settore dove l’impostazione finanziaria era sufficiente per portare profitti agli investitori, con l’avvento della market parity e la partecipazione attiva ai mercati del dispacciamento, oggi questo è diventato un mestiere industriale a tutti gli effetti. Con una differenza: il parco installato e molti player non sono attrezzati per affrontare questo cambiamento. La crescita di almeno una decina di terawatt attesa da qui a venti-trent’anni dovrà essere accompagnata da una trasformazione radicale dell’approccio che il proprietario degli impianti rinnovabili deve avere per riuscire a stare sul mercato.

Market parity, storage e idrogeno, partecipazione al bilanciamento, richiedono almeno due cose a un impianto rinnovabile: un funzionamento perfetto e una conoscenza il più possibile esatta di quanto produrrà.
Arrivo a dire, estremizzando un poco, che c’è stato un tempo in cui anche un impianto inefficiente era profittevole. Oggi, nonostante si siano ridotti i costi di installazione, una gestione inefficiente fa andare in perdita l’investimento fatto. In aggiunta, modelli di business così articolati in un settore estremamente digitalizzato come è quello dell’energia rendono impossibile partecipare ai mer- cati senza conoscere con sicurezza i dati di produzione dell’impianto; ed è impossibile prevedere quanta energia sarà generata se non si conosce esattamente lo stato di performance di ciascun componente. Dunque, il nostro pensiero fondativo è proprio questo: è il dato l’elemento che permette di stare sul mercato. E il dato, nel mondo delle rinnovabili, è stato molto trascurato.

Non c’è uno standard di settore?
Nel settore eolico – dove l’asset è stato sin dall’orgine gestito in maniera più industriale perché si trattava di effettuare interventi singolarmente più impattanti – tipicamente un unico produttore costruisce tutti gli elementi principali dell’impianto. E così facendo armonizza la gestione delle informazioni di tutti i componenti di sua produzione. Nel fotovoltaico, invece, gli impianti sono un patchwork di hardware di diversi produttori, e si crea – mi consenta il tecnicismo – un minestrone incredibile! L’inverter del produttore A raccoglie il dato ogni mezzo secondo e ne trasmette la media ogni dieci minuti, il pannello del produttore B lo raccoglie ogni secondo e trasmette ogni cinque minuti quello relativo all’ultimo secondo... Insomma, una geopardizzazione di informazioni acquisite in modo diverso che non permette di leggere facilmente lo stato di salute dell’impianto.

In tutto questo, qual è il vostro ruolo?
Da un lato cerchiamo di generare valore dall’argilla disponibile, ovvero dal dato generato con queste inefficienze. Dall’altro, cerchiamo di stimolare i proprietari di impianti ad avere un occhio di riguardo per questa parte dell’ecosistema delle rinnovabili che storicamente è stato trascurata e che riteniamo essere l’unico modo per gestire con profitto un asset. Domani – inteso non come un domani teorico e lontano, ma domani mattina – l’impianto che deve partecipare ai mercati del bilanciamento e decidere come orchestrare l’energia prodotta – metterla in rete, stoccarla in batteria, mandarla sull’elettrolizzatore – dovrà fare i conti con una quantità enorme di informazioni, a cui abbinare quelle di sito. Se non si è pronti a governarle in maniera avanzata, il rischio è quello di perire a causa della complessità altrimenti ingestibile con l’approccio deterministico degli individui che, pur competenti, non possono tenere in considerazione simultanea così tante variabili.

Il mercato capisce questa necessità?
C’è una percezione altissima da parte di tutti gli stakeholder del valore che si può ottenere dalla gestione dell’informazione. D’altro canto, c’è ancora oggi una confusione tremenda tra gli strumenti a disposizione. Il nostro ruolo è quello di alfabetizzizazione, perché questa è anche una sfida culturale che investe non solo il settore delle rinnovabili. È un mantra nel mondo industriale a 360 gradi, ma sappiamo bene che l’energia è la più commodity delle commodity, un settore dove se non si ottimizza si rischia di sparire. È quindi necessario un rapido cambio di passo da parte degli operatori, a cui va aggiunta una postilla importante: noi portiamo lo strumento, ma la vera rivoluzione nell’approccio del data science è cambiare il processo.

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