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Convivenza civile, indice puntato sul virus della criminalità Stampa E-mail

Convivenza civile, indice puntato
sul virus della criminalità

di Roberto Napoli / professore emerito Politecnico di Torino


PER FORMARE CITTADINI ALLA LOGICA DELLA TRASPARENZA E DELLA LEGALITÀ OCCORRONO AZIONI CHIARE, CONCRETE E PERCEPIBILI. RITORNIAMO ALLORA ALL’ISTRUZIONE E ALLA SCUOLA. CON DINAMICHE EDUCATIVE BEN EVIDENTI, CHE COLTIVINO LE SEMENTI PER UNA VACCINAZIONE DI MASSA CHE PORTI ALL’IMMUNITÀ DI GREGGE CONTRO I VIRUS DELL’OPACITÀ E DELLA PAURA

Di virus non c’è solo il Covid-19. Da tempo immemorabile nel nostro Paese ce n’è un altro che ammorba la vita sociale ed economica e contagia l’azione politica e culturale: è il virus della criminalità, con le sue varianti della vigliaccheria, dell’ipocrisia e dell’infingardaggine. I vaccini sono noti e disponibili; si basano sul coraggio, sulla determinazione e sulla verità, contro ipocrisie e acquiescenze miopi. Di questi vaccini abbiamo disperato bisogno, perché il Paese sta affogando in un decadimento continuo della sua tempra sociale, che trascina la decadenza economica.

La radice su cui si fonda lo sviluppo di qualunque società è memoria storica; la nostra ha bisogno di una cura e di una pulizia che elimini i parassiti di una narrazione intossicata, vergognosamente piena di reticenze, falsità e micidiali depistaggi. Larghe parti del Paese vivono sotto il tallone della criminalità, organizzata e non. Senza tema di esagerare, esistono strutture militari parallele che presidiano implacabilmente gran parte delle attività economiche. Poi ci sono cellule isolate, figlie della degenerazione sociale e della violenza che permea sempre di più la società e che sempre di più si manifesta nella parte giovanile, spesso lasciata priva di prospettive e di controlli.

Cresce il numero delle organizzazioni di stile mafioso. Qualunque sia il tipo di indice di criminalità utilizzato a fini statistici, l’Italia si distingue molto in peggio rispetto al contesto europeo. Organizzazioni di tal fatta sono presenti ormai su quasi tutto il territorio italiano: l’indice di presenza mafiosa porta a una classifica che vede ai primi posti Calabria, Campania, Sicilia, Puglia (fonte SDI). Corrispondentemente cresce l’indice di percezione della corruzione (Corruption Perception Index, CPI). Anche in questa classifica l’Italia si posiziona verso il fondo, se confrontata con i Paesi europei più virtuosi. Ciò nonostante, il problema della criminalità e della violenza occupa ogni tanto solo qualche pagina di cronaca, ma è semplicemente rimosso dal panorama politico e mediatico su cui dovrebbero innestarsi le auspicate riforme post-Covid. Eppure nessun programma di rinascita potrà avere piena realizzazione se non [...]

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