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Ridurre le emissioni senza insulti al paesaggio? Si può fare! Stampa E-mail

Ridurre le emissioni senza insulti al paesaggio?
Si può fare!

di Monica Tommasi / presidente Amici della Terra


NON SOTTOVALUTIAMO L’APPORTO CHE PUÒ ESSERE DATO DALLE POLITICHE PER L’EFFICIENZA ENERGETICA, I CUI RISULTATI SONO SÌ LENTI, MA PROGRESSIVI, CERTI E CONVENIENTI, TENGONO CONTO DELLE SPECIFICITÀ DELL’INDUSTRIA ITALIANA, SALVAGUARDANO POSTI DI LAVORO E PRODUCONO RISULTATI MISURABILI IN TERMINI DI RIDUZIONE DELLA CO2

Al momento dell’insediamento del governo Draghi abbiamo sentito l’esigenza di dare un contributo positivo all’azione dell’Esecutivo, contando sul nuovo approccio promesso di utilizzare al meglio i soldi europei per uscire dalla crisi. Per fare questo sono stati scelti al di fuori dei partiti i Ministri chiave per il governo dell’ambiente, persone quindi abituate a considerare le tecnologie e che dovrebbero essere immuni da approcci ideologici.


Senza soffermarci sulle tante carenze del governo uscente Conte, dobbiamo osservare che proprio le sue politiche ambientali erano troppo condizionate da un approccio ideologico. Si pensi ad esempio alla gestione dei rifiuti, promuovendo l’illusione dei rifiuti zero e il no agli inceneritori, o perseguendo una visione giustizialista dell’ambiente portata a incrementare le pene e individuare nuovi reati anziché far funzionare la pubblica amministrazione, esponendosi così a tutte le spinte populiste per riportare le politiche ambientali indietro di 30 anni.

E ancora, puntando – anche attraverso le previsioni del Pnrr – a destabilizzare il sistema nazionale di protezione ambientale ovvero la rete di agenzie incaricata dei controlli ambientali, costituite a seguito della legge 61/94 proprio per iniziativa degli Amici della Terra che su questo presentarono e vinsero un referendum nel 1992. Per quanto riguarda il governo Draghi stiamo dunque cercando di dare un contributo su temi per noi prioritari, partendo dalla parola d’ordine #primalefficienza.

L’unico punto che abbiamo apprezzato del governo uscente è stata l’idea di intervenire sui consumi termici del residenziale, attraverso l’intervento del Superbonus. All’uscita del decreto avevamo espresso dei timori – che si sono concretizzati – come il rischio di fallimento per la complessità degli adempimenti e perché collocato dentro una macchina burocratica incapace di funzionare, perché rischia di dare soldi a pioggia a chi non ne ha bisogno per la ristrutturazione delle proprie villette e non di condomini, senza quindi dare un contributo importante alla riduzione dei consumi nel residenziale. A noi sembra che sarebbe opportuno, anziché fare solo delle proroghe, revisionare lo strumento finalizzandolo ai grandi condomini, alle zone sismiche, agli edifici pubblici come scuole o ospedali. [...]


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