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Next Generation EU: quel che c’è da fare per non mancare il bersaglio Stampa E-mail

Next Generation EU: quel che c’è da fare per non mancare il bersaglio

di AGOSTINO RE REBAUDENGO / presidente Elettricità Futura


Al termine di un 2020 che ci ha tolto più di quanto ci ha dato, dobbiamo concentrarci sui progetti in grado di guidare la ripresa economica, sociale e ambientale del nostro Paese.


L’andamento positivo del III trimestre (+15,9 per cento di PIL rispetto al trimestre precedente) dimostra la capacità delle nostre imprese di ripartire. A valle, però, dell’attesa riduzione del PIL dell’8,9 per cento a fine 2020, non è sufficiente la resilienza del tessuto imprenditoriale italiano ma è necessario rilanciare gli investimenti attraverso un intervento normativo strutturato.
È fondamentale riconoscere che, per quanto riguarda il settore elettrico, l’emergenza che stiamo vivendo ha esacerbato le problematiche legate agli ostacoli preesistenti al raggiungimento dei target per la transizione energetica.

La possibilità di poter usufruire del 40 per cento del Next Generation EU destinato ai progetti
verdi è legata a difficoltà insite nel nostro apparato decisionale e che ora costituiscono la priorità su cui focalizzarsi. Seguendo il trend attuale riusciremo infatti a realizzare i 65 GW di nuovi impianti rinnovabili, necessari ad abbattere del 55 per cento le emissioni di CO2 come stabilito dal Green Deal, solamente nel 2085. Per colmare questo divario è necessario aggiornare il PNIEC ai nuovi target dell’Unione europea, stabilire obiettivi regionali coerenti e responsabilizzare i funzionari delegati al permitting per quanto riguarda il rilascio delle necessarie autorizzazioni.

Lo sviluppo e il potenziamento del parco fotovoltaico ed eolico rimangono per il nostro Paese il grande potenziale inespresso. Il fotovoltaico avrà un ruolo primario per il raggiungimento del
Green Deal, con una capacità complessiva attesa di circa 70 GW al 2030 (più di tre volte quella attuale) tramite lo sviluppo di nuove installazioni su edifici (15 GW), impianti utility scale a terra (35 GW) e il rinnovamento degli impianti esistenti. Sarà fondamentale permettere agli impianti
su aree agricole non coltivate o abbandonate di partecipare alle aste del GSE, riconoscendo delle premialità per progetti di agrovoltaico o in abbinamento con attività di pastorizia.

Il Protocollo d’Intesa firmato da Elettricità Futura e Confagricoltura a inizio dicembre, con la definizione di linee di azione sull’individuazione dei modelli più idonei per lo sviluppo dell’agrovoltaico, abbinate ai progetti di efficientamento energetico delle aziende agricole, rappresenta un importante tassello in questa direzione. L’eolico è un’altra tecnologia chiave per il
Green Deal.
Per raggiungere i target al 2030 circa 1/3 della capacità aggiuntiva di eolico dovrà essere coperto grazie al
repowering, che a sua volta potrà generare in Italia 4.000 posti di lavoro temporanei annui, 8 miliardi di investimenti per i prossimi 10 anni e una riduzione delle emissioni di CO2 di 26 milioni di tonnellate. [...]

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