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Tutto cambia purché nulla cambi? Stampa E-mail

Tutto cambia purché nulla cambi?

di ROBERTO NAPOLI / professore emerito Politecnico di Torino


Un nuovo mostriciattolo si è vivacemente insinuato nel panorama elettrico italiano: il gattopardo energetico.


Era latente da tempo, ma è stato rivitalizzato dopo l’importante (e lungamente attesa) novità contenuta nell’articolo 42 bis della legge 28 febbraio 2020, n. 8
Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica. Tale legge ha aperto una strada - o meglio, un sentiero - alle comunità energetiche e alle aggregazioni condominiali stabilendo che, nelle more del completo recepimento della direttiva europea (UE)2018/2001, è ammesso l’autoconsumo collettivo, attivabile da famiglie e altri soggetti che si trovano nello stesso edificio o condominio e dalle comunità energetiche, a cui possono partecipare persone fisiche, PMI, enti locali, ubicati in un perimetro più ampio rispetto a quello dei condomini.

Alla base c’è un paradigma ormai accettato pressoché ovunque, che punta a trasformare l’attuale sistema elettrico centralizzato, alimentato da combustibili fossili, in un sistema decentrato ed efficiente, alimentato prevalentemente con energie pulite, inesauribili e non inquinanti, e possibilmente dotato di accumulo. L’apertura all’autoconsumo collettivo è stata lungamente e reiterativamente auspicata sulle pagine di
Nuova Energia. L’attuazione gattopardesca suscita però non poche perplessità, ad essere proprio benevolmente minimalisti.

È positiva la previsione di incentivi per un periodo di 20 anni, gestiti dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e cumulabili con il Superbonus al 110 per cento nei limiti previsti dalla legge. È poco allettante invece il decreto attuativo del Ministro dello Sviluppo economico Patuanelli (15 settembre 2020), che definisce le tariffe per l’energia autoconsumata: 100 euro/MWh per le configurazioni di autoconsumo collettivo, 110 euro/MWh per le comunità energetiche rinnovabili. Partiamo dall’inizio. L’apertura all’autoconsumo collettivo non ha mai suscitato l’entusiasmo dei vari attori dell’infrastruttura elettrica. Al contrario, è stato fatto tutto il possibile per ostacolarla e ritardarla.

A quanto ci risulta, i vari attori più o meno istituzionali (da ARERA sino ai gestori dei sistemi di distribuzione e trasmissione) non hanno mai previsto una simile apertura nei loro programmi e piani operativi né hanno mai proposto al Governo iniziative in tal senso. L’originario decreto governativo non lo prevedeva. Solo un provvidenziale emendamento presentato in Parlamento da alcuni deputati in sede di conversione in legge ha portato alla improvvisa apertura. Tutte le più recenti analisi convergono sulla necessità che l’infrastruttura elettrica sia strutturata in un nuovo modo
user-centric, favorendo l’autoconsumo collettivo e spostando nelle mani degli utenti parte del potere di mercato. È solo così che si può sperare di realizzare l’agognata transizione energetica verde e di raggiungere un’accettabile resilienza. [...]

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