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Natura selvaggia. Quando l’esotico minaccia la biodiversità Stampa E-mail

Natura selvaggia. Quando l’esotico
minaccia la biodiversità

di FRANCESCO ANDREOTTI e FRANCESCA FLOCCIA


La salvaguardia, la protezione e il miglioramento della qualità dell’ambiente comprendono la conservazione degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatiche, e costituiscono un obiettivo essenziale di interesse generale perseguito dall’Unione Europea.

Questo perché, nel territorio europeo degli Stati membri, gli habitat naturali non cessano di degradarsi e un numero crescente di specie selvatiche è gravemente minacciato. Una popolazione o una specie si definisce autoctona (o indigena o selvatica) quando, per motivi storico-ecologici, è indigena del territorio; al contrario, una popolazione o una specie si definisce alloctona (o esotica o aliena) quando non fa parte originariamente della fauna indigena.

In particolare, esistono diverse tipologie di specie alloctone: quelle naturalizzate in una determinata area geografica, dove da tempo si sono insediate con successo e sono in grado di autosostenersi nel lungo periodo; quelle acclimatate, introdotte in tempi recenti e che non hanno ancora raggiunto livelli di consistenza e di distribuzione tali da assicurare l’autosostentamento nel lungo periodo; quelle accidentali, presenti occasionalmente in una determinata area geografica nella quale sono giunte naturalmente; infine, quelle invasive, la cui introduzione in natura e la cui espansione rappresentano una minaccia per la diversità biologica in una determinata area geografica.

Pertanto, le specie esotiche ritenute invasive possono avere gravi effetti negativi sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici collegati e, dunque, sulla società e sull’economia, ed è compito dell’Unione Europea e degli Stati membri prevenire tali effetti. Nell’ambiente dell’Unione e di altri Paesi europei sono presenti circa 12.000 specie esotiche, delle quali approssimativamente il 10- 15 per cento è ritenuto invasivo. Pertanto, risulta evidente che non è possibile arrestare la perdita di biodiversità nell’UE senza affrontare le specie invasive in modo completo e con azioni coordinate.

Per tale motivo nel 1992, quasi trent’anni fa, è stata emanata la direttiva 92/43/CEE (cosiddetta “Habitat”) con lo scopo di
salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo e, ben prima, nel 1979, la Direttiva 79/409/CEE (cosiddetta “Uccelli”) con lo scopo di promuovere la tutela e la gestione delle popolazioni di specie di uccelli selvatici nel territorio europeo. Per fare alcuni esempi, fra le specie considerate invasive c’è l’ailanto (o albero del Paradiso), il quale, da quando è stato importato in Europa nel 1740, è stato capace di colonizzare rapidamente vaste aree e soffocare le altre specie competitor. [...]

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