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Il Superbonus non è uguale per tutti Stampa E-mail

Il Superbonus non è uguale per tutti

di LORENZO SPADONI / presidente AIRU


Le recenti misure adottate dal Governo e richiamate nel cosiddetto Decreto Rilancio hanno generato ulteriori forti elementi di difficoltà per il settore del teleriscaldamento italiano, già colpito duramente dal lockdown.

Da un lato, la campagna di acquisizione di nuove utenze per le reti, programmata nel periodo primaverile quando il servizio è ridotto, ha riscontrato notevoli problemi, essendo coincisa con la fase più acuta dell’emergenza Covid-19, con un rallentamento nell’esecuzione dei lavori di allacciamento e dei percorsi decisionali da parte dei clienti finali.
Dall’altro lato, l’attuale formulazione dell’articolo 119 sul cosiddetto Superbonus determina - e determinerà - ulteriori ostacoli allo sviluppo dell’intero settore.

Nel suddetto articolo del Decreto Rilancio, infatti, il teleriscaldamento efficiente risulta essere pressoché escluso da quelle tecnologie che potranno beneficiare del Superbonus, salvo alcune piccole reti di comuni montani non interessati dalle procedure di infrazione comunitaria per il superamento dei limiti di legge relativi a inquinanti atmosferici. Una esclusione inopinata e inaspettata; si dimentica, infatti, che il teleriscaldamento efficiente (come definito all’articolo 2, comma 2, lettera tt, del d.lgs. 102/2014) può recuperare il calore di scarto disperso dalle attività industriali e del terziario con un impatto ambientale pari allo zero e, con questo calore, riscaldare le case sostituendo i combustibili fossili.

Rappresenta, in estrema sintesi, una vera e propria opzione strategica per la sostenibilità ambientale ed energetica delle nostre città, come ben testimoniano i risultati ottenuti dalle migliaia di sistemi di teleriscaldamento diffusi nelle città di tutta Europa e come previsto dallo stesso PNIEC.
Anche l’Unione Europea ha da tempo riconosciuto le potenzialità di questa tecnologia nel contenimento delle importazioni di combustibili fossili, anche grazie agli insuperabili livelli di efficienza della produzione combinata di energia elettrica e termica, nonché nella riduzione delle emissioni di gas climalteranti, poiché utilizza anche fonti rinnovabili e recupero di calore di risulta da processi produttivi, con l’uso di tecnologie efficienti quali la cogenerazione ad alto rendimento.

A questo si aggiunge il positivo contributo alla riduzione strutturale delle emissioni e degli inquinanti locali, come le polveri sottili, che tanto affliggono le zone più popolate del nostro Paese, grazie alla sostituzione di innumerevoli impianti condominiali a maggiore impatto emissivo. Ed è proprio in queste aree - ovvero nelle città densamente abitate che generano complessivamente oltre l’80 per cento della domanda di energia per riscaldamento, e non tanto nelle zone montane - che lo sviluppo del teleriscaldamento efficiente andrebbe in via prioritaria sostenuto. Si pensi, ad esempio, all’intero bacino padano dove, nel periodo di lockdown con traffico ridotto quasi a zero, non si è assistito a una riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Il Decreto Rilancio, però, non sembra agevolare i cittadini nella scelta di questa soluzione pulita ed efficiente, privilegiandone al contrario altre, alcune delle quali paradossalmente basate esclusivamente sull’utilizzo di combustibili fossili. Questa situazione, presumibilmente derivante da una “scelta inconsapevole”, non solo appare in palese contraddizione con l’esigenza di favorire la transizione energetica del Paese verso tecnologie più sostenibili, ma diventa addirittura controproducente alla luce della messa in mora dell’Italia a causa della carenza di programmi nazionali di controllo dell’inquinamento.

Con questo provvedimento il Paese sta rinunciando a sostenere uno dei più efficaci strumenti di contrasto all’inquinamento delle nostre città, proprio nel momento in cui la Commissione Europea apre una - ennesima - procedura di infrazione nei nostri riguardi. La qualità dell’aria urbana potrà solo peggiorare se, come sta già accadendo in questi giorni a seguito della pubblicazione del Decreto Rilancio, alcuni operatori del teleriscaldamento si vedono richiedere lo scollegamento di diverse utenze dalle reti al solo scopo di usufruire del combinato disposto fra opere strutturali e installazione di una caldaia a condensazione.
Se si vogliono veramente raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 l’articolo 119 deve essere quindi corretto il prima possibile, per una migliore e più coerente formulazione del meccanismo del Superbonus, auspicando anche un diverso e propositivo confronto con le Istituzioni.

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