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Perché prevedere incentivi e poi cercare modi per non concederli? Stampa E-mail

Perché prevedere incentivi
e poi cercare modi per non concederli?

di GIOVANNI BATTISTA CONTE / avvocato in Roma


Il periodo emergenziale nel quale ci siamo trovati ha portato al rifiorire delle idee di intervento pubblico nell’economia del Paese.

Senza ombra di dubbio un intervento necessario è quello che permette ai privati di investire dando regole certe, semplici, che beneficino di un’interpretazione a favore di chi ha effettuato l’investimento realizzando l’intervento. Il principio ora esposto si traduce con l’applicazione immediata a tutti di sistemi che prevedano, semmai, delle riduzioni degli incentivi ma non la decadenza o il mancato riconoscimento per chi ne faccia richiesta, avendo già effettuato l’investimento.

Questo principio, già oggetto di specifica disposizione legislativa nel settore della produzione di energia rinnovabile, è auspicabile venga al più presto introdotto nel campo del risparmio energetico. La necessità di voltare pagina può leggersi in moltissimi provvedimenti amministrativi e pronunce giurisprudenziali che hanno gravemente danneggiato molti operatori assolutamente in buona fede, che hanno investito con la prospettiva di ottenere degli incentivi che sono poi stati negati. Un caso di un’interpretazione normativa, sia del GSE che del Consiglio di Stato, esattamente agli antipodi del principio sopra esposto è, ad esempio, la sentenza 2808/2020.

La questione riguarda una Proposta di Progetto di Programma di Misura (PPPM) che consta di tre interventi di sostituzione delle lampade in tre siti differenti. In due siti su tre, alcune delle lampade hanno iniziato a produrre risparmi prima dell’invio della PPPM al GSE.
Per meglio chiarire, l’intervento consiste nel
relamping da realizzarsi in tre centri commerciali di grandi dimensioni, mediante la sostituzione di tutte le fonti di illuminazione a consumo ordinario presenti e l’installazione, in loro vece, di dispositivi LED a basso consumo di ultima generazione, con conseguente riprogettazione delle centraline di controllo.

L’intervento è stato eseguito su tre centri commerciali in esercizio, vale a dire aperti alla clientela, e si è quindi necessariamente articolato (per tutti e tre i negozi) nell’arco di più giorni, considerato anche il cospicuo numero di corpi illuminanti sostituiti, per cui sin dalla sostituzione dei primi si sono registrati risparmi energetici che sono continuati e si sono intensificati man mano che la sostituzione è continuata e si è completata.
Nella fase cautelare il Consiglio di Stato aveva concesso la sospensiva della precedente sentenza del TAR Lazio, che aveva negato gli incentivi in quanto tutti gli interventi erano stati completati successivamente alla richiesta; il Collegio aveva ritenuto che i medesimi interventi dovevano considerarsi in corso di realizzazione. Tuttavia nella sentenza l’orientamento cambia completamente.
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