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UE ed energia: fatti o favole? Stampa E-mail

UE ed energia: fatti o favole?

di GIANGUIDO PIANI


Apriamo con la buona notizia. La Commissione diretta da Jean-Claude Juncker non è più al potere.

Quella cattiva è che ci toccherà convivere a lungo con le decisioni totalmente fuori dalla realtà che questa e le precedenti Commissioni hanno preso in materia di energia, trasporti, emissioni di gas serra.
L’ultimo documento programmatico UE sull’energia è del novembre 2018:

Un Pianeta pulito per tutti. Visione strategica europea a lungo termine per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra.
Si legge come un libro di favole, parla di un mondo perfetto nel quale anche la tecnologia pesante, tipo centrali a carbone, segue le indicazioni di un amichevole consesso di Stati.

Non è peraltro la prima letterina della UE a Babbo Natale. La
Strategia di Lisbona mirava nel 2000 a fare dell’UE “l’economia della conoscenza più competitiva e più dinamica del mondo, capace di una crescita economica duratura”. Nello stesso periodo in America, Cina e Russia, con meno ambizione ma più concretezza, pensavano invece a come fornire servizi a valore aggiunto su Internet così che le economie più dinamiche alla fine sono diventate loro.
Ancora oggi l’UE è l’unica grande economia senza proprie tecnologie digitali di massa, servizi Internet e comunicazione mobile con i relativi brevetti. L’economia digitale europea genera sì ricchezza, ma fuori dalla UE. Le città d’arte e il commercio al dettaglio europei sono diventati in parte ostaggi di piattaforme di oltreoceano e Bruxelles non può farci nulla.

Restiamo quindi coi piedi per terra e guardiamo a tecnologie esistenti e funzionanti, ad esempio il teleriscaldamento da cogenerazione. Nel
Pianeta pulito l’Europa riscopre il valore delle sinergie che aveva lei stessa contribuito a penalizzare, a iniziare dagli anni ‘90 con le direttive sul mercato dell’elettricità. La cogenerazione è la tecnologia di uso dell’energia primaria più efficiente, ma ha alcuni aspetti specifici.
I costi fissi della cogenerazione e delle reti di riscaldamento urbano sono molto maggiori di quelli variabili, inoltre questa soluzione è economicamente vantaggiosa solo se tutta l’utenza potenziale è collegata, di fatto la concorrenza non è possibile.

Per questo motivo in molte zone servite dal riscaldamento urbano, in particolare nel Nord Europa, un privato non può rinunciare alla connessione malgrado la UE abbia aperto i mercati proprio in nome della libertà di scelta. Anche le società di gestione hanno dovuto affrontare nuovi problemi per la ripartizione dei costi e la gestione degli impianti.
Quale riferimento usare per la scelta di un particolare livello di generazione elettrica e, di conseguenza, di calore? Il prezzo del MWh alla Borsa elettrica o la temperatura ambiente e il conseguente carico termico?
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