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Pierini: "Occorre avere nervi saldi e la pazienza di attendere..." Stampa E-mail

Pierini:“Occorre avere nervi saldi
e la pazienza di attendere...”

di PAOLA SESTI


“Noi italiani spesso lasciamo stupito l’intero mondo: magari arriviamo per ultimi, ma grazie alle nostre doti di flessibilità e duttilità - sviluppate in un Paese dove già in tempi normali è complicato fare impresa - siamo abili a raggiungere gli obiettivi”.

In un contesto di notizie drammatiche, ascoltare una parola aperta alla fiducia rinfranca il cuore. Il messaggio - cautamente ottimista - arriva da Massimiliano Pierini, consigliere generale CFI - Comitato Fiere Industria e managing director di Reed Exhibitions Italia, e apre a una moderata speranza tutto il settore fieristico, pesantemente colpito dalla crisi scatenata dalla pandemia.

In una fase di primo allentamento del
lockdown, come sta avvenendo la ripartenza per gli organizzatori di eventi espositivi?
“L’Italia è - e resta - il secondo Paese manifatturiero d’Europa. Se le cose si riprenderanno nei prossimi mesi, come ci auguriamo, sono convinto che ci rialzeremo abbastanza in fretta. Le aziende hanno molta voglia di fare, ci si rimboccherà le maniche e si andrà avanti”.


Nel definire le “attività di rilevanza strategica per l’economia” uno degli ultimi DPCM si riferiva anche alle imprese che svolgono attività prevalentemente orientate all’export. In questo ambito può collocarsi anche l’organizzazione di fiere dedicate ai settori industriali?
Oggi la partecipazione alle manifestazioni fieristiche è uno dei primi strumenti per l’export per le piccole e medie imprese.
È vero che le fiere si fanno con le grandi, ma la verità è che le PMI - che hanno meno mezzi economici per affrontare strategicamente i mercati esteri e una struttura aziendale più piccola - vedono nella fiera internazionale il principale strumento di apertura al mercato, per farsi conoscere e imporsi in ambito internazionale. E se parliamo di rilevanza strategica per l’economia nazionale, prenda ad esempio Fiera Milano: genera un indotto enorme, svariati miliardi di euro che ricadono non solo sulla città ma sull’intera nazione.

Nel primo semestre 2020 il
lockdown ha impedito lo svolgimento di 21 eventi e tra settembre e novembre sono in calendario 45 manifestazioni. Alla richiesta di rassicurazioni sul fatto che le fiere possano svolgersi - nel rispetto delle norme igienico-sanitarie - che risposte avete ottenuto?

Al momento non abbiamo ricevuto indicazioni governative. Altri Paesi si stanno già muovendo, sia a livello centrale che regionale. In Germania, per esempio, non sono consentiti assembramenti fino a 5.000 persone fino a fine agosto, ma alcuni Land si stanno organizzando diversamente, con direttive particolari.
Con CFI stiamo cercando di far sì che ci sia una normativa europea, sia per creare uniformità, sia per evitare il rischio che nel nostro Paese si assecondi troppo la voglia italica di “fare i professori”, dando vita a limitazioni molto più restrittive del necessario. E aggiungo che la Germania ha messo sul piatto 550 miliardi, noi una trentina...

Le fiere dedicate ai settori industriali rappresentano un volano per le nostre imprese, soprattutto verso l’estero. Nel 1991 l’incidenza media di espositori stranieri era pari al 20,5 per cento, mentre i visitatori erano l’8,5. Nel 2019 le fette sono salite rispettivamente al 37,1 e al 28,7 per cento. Come fare per mantenere questi numeri?

Dobbiamo poter ritornare a una pseudo-normalità. La prima questione sarà risolvere il problema dei trasporti. Noi possiamo fare le fiere più belle del mondo, ma le persone devono poterci arrivare - da Como o dall’Indonesia - in libertà e sicurezza. A oggi mi sembra che queste condizioni non ci siano.

Tornando al dialogo con il Governo, che aiuti dovrebbe dare al settore?

Come CFI abbiamo chiesto finanziamenti, bonus a fondo perduto, crediti di imposta, ma soprattutto regole certe. Se le avessimo, potremmo iniziare a progettare eventi attendendoci scrupolosamente alle linee guida. La realtà è che neanche il Governo ha idea di come mettere in sicurezza le persone. È vero, siamo di fronte a un virus complesso, tante cose non le sappiamo ancora. Ci vorrebbe però un po’ di coraggio...
In Cina si è aperta il 30 aprile una fiera dell’auto,
Hunan Auto Show. Hanno aggiunto qualche giorno al calendario di manifestazione per garantire un migliore flusso di persone, ma tutto si è svolto con buoni ritmi. Le procedure di ingresso sono state scrupolose - rilevazione della temperatura, mascherine, gel disinfettante - ma all’interno dei padiglioni i visitatori circolavano abbastanza liberamente. Per noi questa è stata una buona notizia, perché al momento solo la Cina è più avanti di noi a livello di contagi.[...]

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