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Le case degli italiani in tempi di Coronavirus Stampa E-mail

Le case degli italiani in tempi di Coronavirus

di MARCO BORGARELLO e SIMONE MAGGIORE / RSE


È tempo di restare a casa! Le prescrizioni, imposte per contrastare il contagio del Covid-19, confinano il perimetro della vita all’interno della mura domestiche, diventate moderne colonne d’Ercole.

Confidando, come Ulisse, un giorno di poter varcare i confini, al momento la quotidianità dei consumi in casa sembra ripetersi in un continuo loop di giorni sempre uguali. Ma come vivono dunque gli italiani nelle loro case e quali sono le loro abitudini di consumo nel corso di tutta la giornata?
Per rispondere a questo domanda, RSE, società del gruppo GSE, nell’ambito delle attività di ricerca RdS, nel corso dei primi mesi del 2020 ha commissionato alla società GfK Italia (che opera nel settore delle ricerche sociali e di mercato) un’indagine su un campione di 1.527 famiglie, opportunamente scelto all’interno di un panel di 4.000 nuclei familiari (circa 10.000 individui) e rappresentativo della popolazione italiana.

Questo “carotaggio”, è finalizzato a rappresentare uno spaccato “realistico” delle diverse tipologie di famiglie che vivono sul territorio, in termini di genere, età, titolo di studio, professione…quota di utenti che accedono ad Internet,.. in modo da avere un quadro rappresentativo delle diverse “casalinghe di Voghera”. Alle famiglie è stato chiesto, tramite un tablet “dialogatore”, messo a loro disposizione e connesso con il centro di raccolta dati di GfK Italia, di descrivere le dotazioni delle principali apparecchiature domestiche (numerosità, tipologia, età, classe energetica) e le loro relative abitudini di utilizzo e consumo (frequenza, durata e numero di utilizzi), in determinate fasce orarie di un
giorno-tipo invernale, distinto in feriale, sabato e domenica.

Queste informazioni sono poi state “incrociate” con le caratteristiche socio-economiche delle famiglie stesse (dove vivono, composizione, reddito…), in modo da riuscire a definire diversi profili. Conforta sapere, in regime di “vita da Coronavirus”, che solo il 19 per cento del campione vive in affitto, quindi con la necessità di dover provvedere, in periodo di crisi occupazionale ed economica, al pagamento della pigione e che circa l’82 per cento delle famiglie vive in abitazioni, mediamente da 70 a 120 metri quadri, con almeno un balcone o terrazzo, odierno surrogato della normale vita social di tutti i giorni, su cui poter beneficiare della fatidica “ora d’aria”.
Notizia più
d’antan, sapere che circa il 56 per cento vive in abitazioni con box auto o posto auto coperto di pertinenza dell’abitazione.

Spina dorsale della vita in
cattività è la disponibilità di energia. Per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica, circa il 51 per cento delle famiglie è sul mercato libero, il 29 è nel servizio di Maggior Tutela, mentre il restante 20 per cento non sa rispondere a questa domanda, a riprova del fatto che circa 1/5 della popolazione non ha conoscenza e, probabilmente, interesse ad approfondire il tema della consapevolezza dei propri consumi.
In tempi antecedenti al Coronavirus, la spesa media annua della bolletta per una famiglia tipo era pari a circa 565 euro per l’elettricità e 675 euro per il gas: è interessante notare come, anche in questo caso, il 16 per cento delle famiglie non abbia saputo rispondere alla domanda.
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