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USA, serve un change course per affrontare il climate change Stampa E-mail

USA, serve un change course
per affrontare il
climate change

di MARIA ROSARIA BRIZI


Il cambiamento climatico è un problema di valenza mondiale, per affrontare il quale risulta imprescindibile una cooperazione internazionale fattiva e lungimirante.

Perché questa si attui, è decisiva la posizione assunta - in politica interna ed estera – dai Paesi che maggiormente emettono gas serra, come ad esempio gli Stati Uniti. Le scelte di politica ambientale che proprio negli USA si compiono - sia per il loro impatto in termini di volume di emissioni, sia per l’attitudine a influenzare altri Paesi grandi emettitori - risultano fondamentali su scala globale.

In tema di
climate change, si è rivelata particolarmente sensibile l’Amministrazione Obama che, con il Clean Power Plan, ha tentato di prendere posizione e assumere iniziative concrete. Nonostante tale atto abbia avuto vita breve, essendo stato ritirato sin dagli albori dell’Amministrazione Trump, tuttavia continua a rivestire un importante significato politico, nella misura in cui ha costituito un primo tentativo di cambiamento di rotta da parte degli Stati Uniti.

Cambiamento di rotta che non da tutti è stato accolto favorevolmente: il
Clean Power Plan, infatti, ha suscitato reazioni molto diverse ed è stato addirittura contestato sul piano della legittimità costituzionale, al punto da sfociare in un contenzioso giunto sino alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Una vicenda che induce una riflessione in merito ai rapporti di forza fra i vari livelli di governo all’interno della struttura federale del Paese, nonché in merito all’incidenza del potere giudiziario sui costi delle scelte politiche.

Quando Barack Obama è diventato presidente degli Stati Uniti, la minaccia del cambiamento climatico - già ampiamente esplorata a livello scientifico e in larga misura imputata all’emissione di gas serra - veniva altresì dibattuta nei contesti politici nazionali e internazionali. Negli Stati Uniti, però, fino a quel momento non aveva costituito oggetto di alcuna netta presa di posizione a livello federale; piuttosto, era stata affrontata dai singoli Stati e - addirittura da talune municipalità - in maniera alquanto eterogenea
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