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L’energia ai tempi del Coronavirus,
ovvero il rischio della tempesta perfetta

di GIUSEPPE GATTIVisita il profilo LinkedIn


Le difficoltà in cui è venuto a trovarsi in questi giorni il sistema elettrico italiano sono rimaste ignote al grande pubblico, ma ben evidenti agli addetti ai lavori.

Un vero e proprio stress test per quanto riguarda l’organizzazione e la logistica, sia sul fronte della produzione, sia su quello dei servizi.
Qualche sprovveduto giornalista ha evocato rischi di black-out che invero non si sono mai presentati, mentre è stato pesante lo sforzo per ridefinire i turni, con l’obiettivo più o meno comune a tutti gli operatori di garantire la piena operatività delle singole squadre evitando anche durante la turnazione l’entrata in contatto di una con l’altra. Una garanzia per i lavoratori anzitutto, e insieme la modalità per salvaguardare la pronta disponibilità delle unità operative necessarie.

Non meno gravosa la riorganizzazione delle attività dell’amministrazione, dell’
energy management come del trading, da conciliare al massimo delle possibilità con uno smart working non sempre agevole. Si pensi soltanto alle difficoltà per gli addetti al trading, abituati a lavorare con una molteplicità di schermi e costretti ora a ripiegare al massimo su due.
La prima considerazione che si ricava da queste prime settimane di convivenza con il virus è la mancanza di un codice di sicurezza cui fare riferimento in situazioni di emergenza.

Queste regole ci sono per le infrastrutture, tanto per la rete elettrica quanto per quella del gas, mancano per l’apparato produttivo, per le centrali. Ciascun generatore ha dovuto improvvisare e per fortuna che, notoriamente, il genio italico si sprigiona proprio quando si tratta di improvvisare, sicché il sistema ha retto alla prova, sia sotto il profilo organizzativo sia sotto quello tecnico.
La grande flessibilità del parco termoelettrico italiano ha consentito di gestire senza troppe difficoltà molti gruppi al minimo tecnico, come imposto dalla secca caduta della domanda.

Si tratta ora di reggere sul piano economico. Non mi riferisco soltanto alle prevedibili tensioni sul circolante che si avranno nell’immediato, in conseguenza delle misure di tutela sociale disposte dall’ARERA, ma soprattutto alle difficoltà che incontrerà nei prossimi mesi un largo numero di clienti a sostenere un pagamento regolare delle fatture energetiche.

Difficilmente l’intervento pubblico riuscirà ad arginare completamente la crisi di liquidità delle piccole imprese, dell’artigianato, dei minuti esercizi commerciali e di quel largo numero di famiglie dai redditi precari.
I fornitori di energia e di gas rischiano così di trovarsi ad essere i prestatori di ultima istanza, in un contesto, come vedremo, in cui i loro margini si assottigliano e loro stessi si trovano in crisi di liquidità.
La crisi scoppiata con il COVID-19 si innesta in uno scenario che già presentava segnali di cedimento dell’economia mondiale.
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