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a cura di Giorgio Stilus

Primavera 1986. “Sciagura nucleare in Russia”. È il titolo a otto colonne pubblicato sul Corriere della Sera del 29 aprile 1986. “Reattore nucleare esplode in Urss” è il lancio (invero più misurato) del Sole 24 Ore.
La centrale di Chernobyl brucia e con lei iniziano ad andare in fumo tutti i propositi di politica energetica fino ad allora proclamati dall’Italia (ricordate i 10 mila MW promessi nell’autunno 1985?).
Le notizie che filtrano da oltrecortina sono frammentarie, contrastate. La Tass non aveva ancora piena dimestichezza con il concetto di glasnost. Però l’incidente più grave mai accaduto nel settore nucleare, come fu subito definito dagli esperti di mezzo mondo, non poteva certo rimanere nascosto. Così nelle ore successive il caso Chernobyl si impadronì delle prime pagine di tutti i giornali. “Paura nucleare sull’Europa” (Corriere della Sera, 30 aprile); “Disastro nucleare in Urss; Chernobyl continua a bruciare” (Sole 24 Ore, 30 aprile).
A venti anni di distanza da quell’evento è importante rilevare la maturità dimostrata dai maggiori quotidiani. Accanto alla cronaca [...]


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