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Villa: "Transizione energetica: per vincere la sfida bisogna aumentare la flessibilità" Stampa E-mail

Villa:“Transizione energetica:
per vincere la sfida bisogna aumentare
la flessibilità del sistema”

di DAVIDE CANEVARI Visita il profilo LinkedIn


Il settore energetico ha subito una trasformazione epocale senza precedenti nel suo recente passato.
La necessità - sempre più impellente – di un modello sostenibile, la concentrazione della popolazione nelle aree metropolitane e l’introduzione di generazioni rinnovabili e mobilità elettrica, stanno imponendo una metamorfosi del sistema elettrico.


Nuova Energia ha incontrato il presidente di ABB Power Grids Italy, Flavio Villa, per cogliere il sentiment del settore industriale-produttivo sul tema in oggetto.


Quale sfida, dunque, si pone al nostro sistema elettrico?
Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima fotografa una situazione dove per rispondere alle necessità di riduzione della CO2 e soddisfare la crescente domanda di energia elettrica, la cui penetrazione è attesa in deciso aumento nei prossimi decenni, si prevede la dismissione entro il 2025 delle centrali a carbone, e la contestuale introduzione di una ingente capacità di generazione da fonti rinnovabili. La limitata programmabilità delle rinnovabili stesse, unita al previsto aumento dei consumi dovuto anche alla mobilità elettrica pubblica e privata, metteranno inevitabilmente sotto pressione il sistema di trasmissione e distribuzione.
Volendo, possiamo riassumere i contenuti della sfida in poche semplici parole: serve molta flessibilità del sistema!

Quindi?

Richiamando un paragone idraulico, sarà indispensabile avere a disposizione acqua sufficiente ma altrettanto indispensabile sarà poter contare su un sistema di tubature che la possa condurre dove richiesto in ogni preciso momento. Il cambiamento di scenario che abbiamo descritto in precedenza implica accresciute esigenze di elasticità.
E tale elasticità è ottenibile tramite riserva di capacità produttiva programmabile, accumulo di energia chimico o idraulico e – appunto – maggiore capacità di trasmissione delle reti a livello sia nazionale che europeo. In aggiunta, è opportuno tenere conto della maggiore frequenza di fenomeni climatici estremi e della difficoltà di realizzare nuove infrastrutture per esigenze ambientali e burocratiche, che rendono il tutto ancor più sfidante.

In concreto, cosa si sta già facendo?

Quanto espresso in precedenza sta stimolando investimenti in impianti rinnovabili di grande taglia, in generazione termoelettrica altamente efficiente e flessibile, e in miglioramenti sulle infrastrutture di rete per incrementare la resilienza, l’aumento della capacità delle reti di distribuzione – e soprattutto trasmissione – da zona a zona (ad esempio, la direttrice Nord/Sud) e a livello internazionale, attraverso interconnessioni a elevata capacità (alta tensione in corrente continua). Un ulteriore elemento potrà essere lo sviluppo di unità virtuali intelligenti e modulabili che combinino più fonti di generazione (per esempio, i virtual power plant di cui parleremo nel dettaglio più avanti) e/o consumo ed eventualmente accumulo.

Il tutto in un contesto di norme e di regole che dovrebbero rendere più pratico e snello possibile l’iter burocratico e autorizzativo...

Certo, gli obiettivi e le conseguenti trasformazioni richieste al sistema sono talmente profondi da richiedere non soltanto notevoli investimenti ma anche un quadro normativo stabile nel lungo periodo e semplificazioni dei processi amministrativi.

Avete fatto dei particolari studi al riguardo?
Le nostre unità di consulenza hanno effettuato studi di rete di vario tipo in diversi Paesi a supporto delle amministrazioni o delle utility; per pianificare la futura infrastruttura di ricarica per la mobilità elettrica in contesti urbani in sinergia con la rete di distribuzione esistente serve pensare sistemi integrati.
Ad esempio, in tema di mobilità sostenibile possiamo supportare con studi di fattibilità per le diverse soluzioni di trasporto pubblico (autobus elettrici e tram). Penso, ad esempio, al
depot-charging e al flash-charging (sistema TOSA, di cui realizziamo i componenti fondamentali).

Le infrastrutture di trasmissione sono tipiche opere concepite per il lunghissimo periodo, certamente ben oltre il 2040. Ad esempio, in tema di grandi interconnessioni HVDC (High Voltage Direct Current) a che punto siamo?
È senz’altro un settore in forte espansione in tutto il mondo e anche nella nostra Regione, di grandissimo interesse per noi, essendo ABB Power Grids leader mondiale nella trasmissione di energia elettrica in corrente continua con la base installata più vasta al mondo.
Bisogna tenere conto che i tempi di valutazione, progettazione e realizzazione sono di alcuni anni, dal momento che i progetti sono tecnicamente complessi, e richiedono investimenti di alcune centinaia di milioni ciascuno.

Investimenti che stanno trovando spazio anche in Italia?
Per quanto ci riguarda più da vicino, in effetti, è previsto per il 2020 l’avvio del progetto che unisce Sardegna e Corsica all’Italia (Sa.Co.I III), mentre sono in fase di valutazione per i prossimi anni collegamenti HVDC Centro Nord-Centro Sud, Campania-Sicilia-Sardegna e Italia-Tunisia. Attualmente, sono in corso di completamento quelli tra Italia-Montenegro e Italia–Francia.


Gli operatori del sistema di trasmissione e distribuzione si stanno muovendo anche sul piano della digitalizzazione. Cosa significa in concreto per un elemento fondamentale come le sottostazioni elettriche?
Le sottostazioni di ultima generazione sono più compatte e sicure, più resistenti ai fenomeni atmosferici, dall’ingegneria grandemente semplificata, dotate di sensori e protezioni sofisticati, che forniscono in tempo reale una notevole mole di informazioni sulle condizioni della rete, ma anche dei singoli elementi principali. Questo rende possibile una gestione più efficiente delle reti stesse, e consente di indirizzare gli interventi di manutenzione secondo l’effettiva condizione e priorità dell’asset, ottimizzando spesa e tempistiche. Questo è il concetto di digitalizzazione.

Ci spiega come funziona un VPP, virtual power plant e qual è la sua funzione?
Un virtual power plant è una centrale virtuale, formata dall’insieme di fonti diverse di generazione, distribuite nella rete elettrica e aggregate in modo da contribuire come un’entità unica, grazie a un sistema di controllo centrale. L’obiettivo è quello di coordinare il funzionamento dei singoli impianti, in modo da ottimizzare la partecipazione al mercato dell’energia e permettere ai suddetti impianti di accedere al mercato dei servizi ancillari, quali la regolazione o il bilanciamento, ovvero i servizi richiesti dal TSO (Trasmission System Operator) per garantire la stabilità e la sicurezza della rete.

In aggiunta, di quali altri elementi necessiterà la rete del futuro?
La presenza massiccia di dispositivi elettronici (ad esempio, gli inverter) sta rendendo indispensabile l’introduzione di soluzioni di
Power Quality che devono essere dimensionate in base alle specifiche esigenze di impianto. Si tratta di una gamma di soluzioni molto ampia per il miglioramento dell’efficienza energetica degli impianti (dai piccoli siti produttivi fino alle reti di trasmissione).

E per gli impianti di generazione?
Per gli impianti di generazione, sia rinnovabile che tradizionale, si applicano in buona parte i concetti espressi per le sottostazioni digitali. In particolare, la disponibilità, l’analisi e l’interpretazione, ad esempio per mezzo dei nostri software (come ABB
Asset Performance Management) di una grande mole di dati permettono di automatizzare e ottimizzare la produzione massimizzando al contempo il ritorno sugli investimenti.

Stringiamo ancora l’obiettivo sull’Italia…
Il TSO in Italia sta già da tempo investendo nel potenziamento della rete agendo su varie direttrici. In particolare, nell’ambito del progetto di espansione della rete si è affidato alla tecnologia di ABB Power Grids Italy come primo fornitore di impianti blindati GIS da installare su tutto il territorio nazionale. I GIS di ABB andranno a incrementare affidabilità e resilienza del sistema elettrico nazionale contribuendo a mettere il Sistema Paese in condizione di affrontare al meglio le sfide che si stanno delineando. Naturalmente, l’Italia non è l’unico Paese europeo a portare avanti questi sforzi e investimenti. Solo pochi mesi fa ABB ha annunciato un contratto dal valore similare di GIS per la rete elettrica austriaca.

E sul fronte produttivo?
I blindati saranno progettati e prodotti nella fabbrica di Lodi, dove si producono GIS dall’inizio degli anni 70. Questa fabbrica ha una storia di eccellenza lunga più di novant’anni, che ne fa un caposaldo della storia dell’elettrotecnica italiana.
Nel passaggio all’approvvigionamento energetico sostenibile, le tecnologie di ABB Power Grids svolgono un ruolo significativo, con soluzioni che riducono l’impatto ambientale dei clienti attraverso, tra l’altro, una migliore efficienza energetica e una maggiore produttività. ABB Power Grids è ben posizionata nel nuovo ed emergente panorama energetico, soprattutto grazie al suo portafoglio di soluzioni digitali.

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