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Petrolio o rinnovabili? Ecco la soluzione norvegese Stampa E-mail

Petrolio o rinnovabili?
Ecco la
soluzione norvegese


di DAVIDE CANEVARI


Aprendo i lavori del Saudi Energy Forum a Riyadh, il ministro dell’Energia dell’Arabia Saudita, Khalid Al-Falih, ha colto di sorpresa i 400 stakeholder presenti.

“Voglio uno studio approfondito di analisi costi-benefici su ciò che sarebbe necessario per investire nelle stazioni di ricarica e modificare la rete distributiva nel nostro Paese, in modo da avere migliaia e migliaia di auto elettriche sulle nostre strade”.
Al-Falih non ha certo rinnegato il petrolio, tutt’altro. Più semplicemente, ha annunciato la scelta strategica di indirizzare le immense
revenue che questa commodity garantisce - e ancora garantirà per lo meno fino al 2040 e oltre - per finanziare la transizione interna verso un modello di economia low carbon, tanto nella mobilità quanto nella generazione elettrica.

Tu chiamala, se vuoi,
The Norway Strategy. La Norvegia è il più mediorientale tra i Paesi europei: il settore petrolifero rappresenta il 14 per cento del suo GDP, assicura il 17 per cento delle governmental revenues, muove il 19 per cento degli investimenti e assicura il 40 per cento, in valore, delle esportazioni. Eppure - e a ragione - la stessa Norvegia è presa a modello per le politiche di decarbonizzazione adottate, per come sta promuovendo attivamente la diffusione della e-mobility (non solo su strada), per i tassi di penetrazione delle rinnovabili senza eguali (non solo in Europa), per il ruolo che, anche in proiezione futura, ha saputo assegnare all’elettrificazione e alle interconnessioni coi mercati limitrofi. Barili e kWh green non fanno a pugni tra di loro. Semplicemente, giocano - da alleati - su due ring differenti. E vincono su entrambi.

A marzo la produzione norvegese di
oil, GNL e condensate ha raggiunto una media di 1.765.000 barili/giorno, con un incremento di 19 mila barili/giorno rispetto all’anno precedente. Il Norwegian Petroleum Directorate (NPD) si è quasi scusato per un incremento così contenuto, ammettendo “problemi tecnici in alcuni campi petroliferi”, senza i quali il risultato sarebbe stato superiore di un paio di punti percentuali.

Lo stesso NPD ha tratto il bilancio dei primi sei mesi: “La produzione si mantiene ad alti livelli e numerosi nuovi progetti sono in corso di sviluppo o sono stati appena pianificati. La produzione totale di petrolio, nei primi sei mesi, è stata di 110 milioni di
standard cubic metres of oil equivalent. Di questi, 38,1 milioni di scmoe di oil, 61,4 di gas naturale e 10,1 di GNL e condensate.

Dopo oltre mezzo secolo di sfruttamento delle fonti fossili, secondo l’NPD il 55 per cento delle riserve di
oil&gas deve ancora essere estratto, mentre le risorse potenziali tuttora da scoprire sono stimate in 4 miliardi di standard cubic metres of oil equivalent. Il valore grezzo mostra uno straordinario incremento del 40 per cento rispetto al 2016. Merito dei recenti ritrovamenti nel Mare di Barents, che da solo potrebbe racchiudere - per la parte di pertinenza norvegese - 2.535 milioni di scmoe.
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