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Per lo Stretto di Hormuz transita
anche lo sviluppo delle rinnovabili

di CARLO ANDREA BOLLINO

Gli attacchi a petroliere nello Stretto di Hormuz sembrano aver avuto lievi ripercussioni (finora) sui mercati energetici. Rimane comunque interessante chiedersi quali sono i costi e i rischi possibili.

I fatti salienti sono due: per lo Stretto di Hormuz transita un quinto del petrolio mondiale, ovvero la metà del fabbisogno dell’Asia. In altri termini, circa il 50 per cento dell’energia necessaria per India, Cina, Corea e Giappone transita per il minuscolo braccio di mare in questione.
Gli scenari sul prezzo del petrolio sono relativamente facili da costruire. Usando ad esempio le stime pubblicate dal KAPSARC - un autorevole centro studi dell’energia dell’Arabia Saudita - si può concludere che una riduzione di circa 0,5 milioni di barili/giorno potrebbe far aumentare il prezzo, nel giro di un anno o meno, da 63 dollari/barile a 73 dollari, mentre una riduzione più severa, di circa 1,2 milioni di barili/giorno, potrebbe spingere il prezzo a 82 dollari/barile.

Naturalmente, questi calcoli fatti a tavolino non includono valutazioni di tipo speculativo e psicologico. Ma proprio per questo sono interessanti per una riflessione sulla politica energetica nel nostro Continente.
L’Europa si è ormai votata da tempo a una strategia di mitigazione e adattamento volta alla limitazione delle emissioni, basata sulla riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili e dell’intensificazione della innovazione tecnologica per il risparmio energetico.

La riduzione delle emissioni del sistema energetico nell’ambito delle strategie di mitigazione del cambiamento climatico dipende da come vengono promosse le politiche energetiche orientate a cambiare il mix di fonti usando le rinnovabili. Ad esempio, nel
Sustainable Development Scenario della IEA, si assume l’introduzione di misure aggiuntive che migliorano l’efficienza energetica e l’adozione massiccia di fonti rinnovabili, per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Tuttavia, i costi e soprattutto i benefici delle misure di mitigazione e adattamento non sempre sono facilmente confrontabili. Le diverse opzioni di mitigazione servono a ridurre le emissioni di gas serra e, visto che i benefici sono globali, la loro quantificazione è indipendente dalla localizzazione geografica.
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