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Un venticello primaverile sta
investendo anche l’Università

di ROBERTO NAPOLI / professore emerito Politecnico di Torino


Viviamo una fase alquanto cupa e grigia. Il Paese appare intristito e impaurito, alla ricerca di un appiglio al quale aggrapparsi per coltivare ancora qualche barlume di fiducia e di speranza.

Nel momento in cui tutto sembra precario, bisogna fare grandi sforzi per recuperare un minimo di ottimismo e di fiducia nel progresso futuro, ridando solidità al nostro ambiente sociale e garantendo soluzioni profondamente democratiche.

Esiste un grandissimo legame fra democrazia e istruzione, come teorizzò un grande filosofo statunitense, John Dewey (1859-1952). L’educazione culturale è la base delle società democratiche che, per definizione, sono in perenne stato di crisi e necessitano di continui cambiamenti e adattamenti, a cui debbono collaborare tutti i cittadini con spirito solidale e razionale.
E qui andiamo al dunque.

Per partecipare correttamente alla vita democratica, scrive Dewey, occorrono cittadini preparati in grado di comprendere gli aspetti fondamentali della convivenza sociale e coltivare un pensiero indipendente, senza cedere a illusioni e indottrinamenti. Insomma, il ruolo dell’istruzione è fondamentale non solo per la crescita personale, ma anche per la vita democratica del Paese.
In una vera democrazia, i cittadini preparati sono la premessa per uno Stato in grado di intervenire correttamente nelle dinamiche socio-economiche, correggendo le condizioni di non libertà insite nei rapporti sociali e neutralizzando le minacce illiberali dei grandi potentati economici.

In termini pedagogici, l’elemento fondante dell’istruzione si basa sul coinvolgimento attivo degli studenti, finalizzato non tanto ad acquisire abilità mentali ed espressive, ma soprattutto a trasmettere capacità operative idonee a soddisfare i bisogni biologici e psicologici, consentendo la successiva integrazione nella società democratica.
In questo contesto va smussata ogni dicotomia fra valori intellettuali e valori estetici e religiosi, rifiutando nel contempo ogni subordinazione del presente al futuro, in base a criteri meramente utilitaristici o religiosi. Accettarlo sino in fondo richiederebbe un profondo cambiamento delle impostazioni didattiche, con innovazioni oggi facilitate dai nuovi strumenti digitali.
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