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Basta piangere miseria Stampa E-mail

Basta piangere miseria


di DAVIDE CANEVARI


Investire nel tpl paga! Bastano tre parole per sintetizzare i contenuti dello studio Luci e ombre della mobilità urbana in Italia: ripartire dal trasporto pubblico, edito nella collana CDP Ricerche & Studi.

Tre parole che cambiano radicalmente il mood di decine di altri report che in questi anni si sono concentrati (a volte accaniti) sul trasporto pubblico locale, senza riuscire a innovare il copione. L’Italia è in coda all’Europa per dotazioni infrastrutturale su ferro, la nostra flotta autobus è troppo vecchia, il servizio non è adeguatamente finanziato dallo Stato, servono più fondi, le nostre città sono ostaggio della congestione, e via dicendo lungo le varie stazioni di questa Via Crucis.

Tutto vero, sia chiaro. Ma non graniticamente immutabile - questa è la prima grossa novità del messaggio lanciato da CDP - e con la convinzione che la trasformazione - altro interessante cambio di visuale - debba partire proprio dalle aziende che oggi gestiscono il tpl.
Nessuna soluzione miracolistica, nessuna ricetta creativa ma, appunto, un richiamo al senso di responsabilità, come presupposto per rafforzare la capacità delle aziende di realizzare investimenti, leva essenziale per il recupero del settore.

Superate le tentazioni pauperistiche, il trasporto pubblico locale, anche in Italia, può ancora vivere una stagione ricca di soddisfazioni, senza che lo Stato debba versare una cornucopia di miliardi o il singolo cittadino, morso dai sensi di colpa per il
climate change e in attesa di comprarsi l’auto elettrica, decida di sua sponte di diventare utenze del mezzo pubblico. “Nel tpl è l’offerta la variabile chiave - riafferma CDP - per influenzare la domanda; appare evidente dunque quale sia la leva da azionare”. Il documento invita a superare l’idea di tpl come soluzione dedicata a chi di fatto non ha alternative, per livelli di reddito o altri vincoli: l’utenza deve essere conquistata.

Progressivamente, il trasporto pubblico locale deve qualificarsi non più come bene inferiore, bensì come bene di merito. Porta nella stessa direzione rilevare una crescita, nelle nostre città, della mobilità non sistematica, fenomeno in progresso rispetto a quella più tradizionale legata al pendolarismo. Se si viaggia per incontrare nuovi usi della città, per svago, per servizi, anche per lavoro, ma non su sedi fisse, la capacità di attrattiva del mezzo può davvero fare la differenza.

Venendo ad aspetti più squisitamente economici, il tpl genera oggi in Italia un fatturato globale pari a 12,1 miliardi di euro/anno, rispetto agli oltre 28 miliardi della Germania, valore in linea con quello della Francia (26,8 miliardi), e ai 23,3 miliardi della UK. Il confronto diventa ancora più significativo se si prende come indicatore di riferimento il fatturato medio per cittadino residente. L’Italia scivola in questo caso in coda al gruppo con 200 euro/anno rispetto ai 409 della Francia. Spagna in scia al Bel Paese; Germania e UK più ricche con 344 e 379 euro.
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