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Nel mondo un fantasma si aggira per i convegni scientifici… Stampa E-mail

Nel mondo un fantasma si aggira
per i convegni scientifici…

di CARLO ANDREA BOLLINO

Un fantasma si aggira per i convegni scientifici di tutto il mondo: è la carbon tax. Se ne parla in risposta alla domanda: perché la transizione globale energetica è così difficile?

Ci si riferisce al concetto di decarbonizzazione spinta, cioè quell’obiettivo di raggiungere quasi il 90 per cento di riduzione dei gas a effetto serra nei prossimi decenni.
La riduzione dell’effetto serra è un’azione ovviamente globale che ha bisogno di una forza che le istituzioni e i governi attuali non hanno. Non solo; i Paesi ricchi e i Paesi poveri hanno costi differenti evidentemente da fronteggiare per ottenere i risultati previsti e questo complica qualsiasi negoziato.
Infine, il mancato coordinamento fra governo e industria e stakeholder, in generale, rende più difficile la definizione di strumenti credibili.

Alla Conferenza internazionale dell’Associazione Economisti dell’Energia mondiale che si è tenuta a Montreal lo scorso maggio è ritornato alla ribalta - e giustamente, direbbe l’economista - un concetto in genere aborrito dai politici e cioè il concetto di
carbon tax.
Ricordo che dal punto di vista strettamente teorico e razionale la carbon tax è il modo più efficiente per ottenere il risultato di decarbonizzazione.

Infatti, ponendo una tassazione pari al danno sociale che si determina con l’esternalità negativa delle emissioni di gas serra, cioè i danni potenziali previsti per quello che riguarda il cambiamento climatico, il risultato del mercato privato dato dall’incrocio di domanda e offerta di inquinamento permette di ottenere il livello ottimale secondo i criteri sociali ed economici prevalenti nella nostra società.
Perché allora non si fa? Evidentemente ci devono essere dei problemi.
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