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Ricchezza energetica

di DAVIDE TABARELLI / presidente Nomisma Energia



Ricchezza energetica, altro che povertà. Prima occorre spiegare la facilità, il poco sacrificio, il basso costo, con cui la maggioranza delle persone di questo mondo accede oggi all’energia.

Quella minoranza che ne è esclusa soffre di povertà energetica.
Come certifica l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), a cui tutti apparteniamo, quasi 3 miliardi di persone, sui 7,7 miliardi totali, non usano forme moderne di energia e per scaldarsi, cucinare e illuminare, bruciano biomasse povere, scarti dell’agricoltura, come sterco di animale secco, arbusti e, quando va bene, legna dal taglio di alberi.

Sempre un organismo dell’ONU, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, stima in quasi 3 milioni le morti premature ogni anno per inalazione del fumo (il particolato sottile nelle economie sviluppate) emesso da stufe povere, o camini, in ambienti non aerati.
Donne e bambini, quelli che passano più tempo vicino ai fuochi, sono i più colpiti. Tutti gli altri possono godere di uno dei principi fondamentali della modernità, l’abbondanza di energia, quella che si affida per quasi l’80 per cento ai combustibili fossili; in ordine di importanza, il petrolio, il carbone e il gas.

Prendendo a riferimento l’Italia, il Paese fra quelli OCSE dove l’energia costa di più, un litro di gasolio a metà aprile 2019 ha un prezzo di 1,5 euro e consente all’automobilista che l’ha comprato di fare 15 chilometri con la sua macchina che pesa almeno 10 quintali. 1,5 euro sono circa un decimo della paga media oraria di un lavoratore dipendente in Italia. Vale a dire che per fare tutta quella strada con tutto quel peso occorre l’equivalente di un decimo di ora lavorativa, 6 minuti
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