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Il sussidio in bolletta non è la soluzione Stampa E-mail

Il sussidio in bolletta
non è la soluzione

di MARCO BORGARELLO, SIMONE MAGGIORE, ANNA REALINI / RSE


La povertà energetica (PE), ossia l’impossibilità di acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici, è un fenomeno sempre più diffuso in Europa, nonostante la riduzione globale dei consumi data dall’efficientamento energetico in tutti i settori.

Si stima che, a livello comunitario, ne siano affetti dai 50 ai 150 milioni di individui. In Italia, secondo la misura riportata nella Strategia Energetica Nazionale del 2017, circa il 12 per cento delle famiglie soffre per case inadeguatamente riscaldate o raffrescate e ha difficoltà a pagare le bollette.

Per questo motivo negli ultimi anni, su indicazione dell’Unione Europea, i vari Paesi stanno mettendo in atto azioni di mitigazione e contrasto al fenomeno. Permangono però molte difficoltà nell’attuazione di queste politiche: la principale è la mancanza di una definizione e di indicatori universalmente applicabili, riconosciuti e condivisi, sia a livello europeo che a livello nazionale, legata a doppio filo a una carenza di dati statistici affidabili e comparabili.

Solo comprendendo il livello di penetrazione del fenomeno e le caratteristiche che identificano, infatti, un consumatore vulnerabile, è possibile creare politiche ad hoc che permettano di sradicare il fenomeno. In Italia i principali strumenti di contrasto alla povertà energetica sono il Bonus Elettrico, il Bonus Gas e il Bonus Acqua. I tre Bonus consistono in sconti in bolletta agli utenti domestici che hanno un disagio economico (basso reddito) e/o, solo per il Bonus Elettrico, sono in gravi condizioni di salute.
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