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I profughi climatici sono i nuovi invisibili? Stampa E-mail

I profughi climatici sono i nuovi invisibili?

di ELIO SMEDILE


In prospettiva rischiano di essere centinaia di milioni, scatenando una crisi globale. Ma la comunità internazionale continua a considerarlo un “non problema”. O a scontrarsi sullo status da attribuire.

Anche se, nel momento in cui scrivo queste note (fine febbraio n.d.r.) non sono disponibili dati ufficiali omni-comprensivi, si può già anticipare che il 2018 sarà considerato un horribilis annus per i disastri ambientali. Siamo stati tutti testimoni della tragica striscia di eventi che si sono verificati nell’anno ad un ritmo allarmante.

Settimana per settimana, abbiamo assistito ad accidenti quali terremoti di grande intensità, eruzioni vulcaniche disastrose, inondazioni di massa e incendi estesi che hanno distrutto milioni di km2 di territorio. Specialmente nei Paesi poveri del Terzo Mondo è cresciuto il numero delle persone che hanno perso tutto: casa, famiglia, lavoro. In altri termini, il loro progetto di vita.

Non credo che tutti ne siano consapevoli, ma quel che è avvenuto nel 2018 è solo l’
antipasto di quel che potrà accadere nel prossimo futuro quando gli effetti dei cambiamenti climatici si faranno sentire in tutta la loro crudezza. Nessuno ne sarà indenne: in principio saranno penalizzati i Paesi che si trovano in aree del globo più sensibili alle variazioni del clima ma, se non si riuscirà ad invertire il trend di crescita del riscaldamento del Pianeta, gli effetti potranno estendersi in misura differenziata anche al resto del mondo.

In tale prospettiva trova rilievo un tema che ho più volte trattato sulle colonne di questa rivista negli anni passati, e cioè il gigantesco problema che si porrà alla comunità mondiale a fronte della crescita esponenziale della pressione esercitata da una moltitudine di profughi climatici in fuga dal luogo di provenienza divenuto inabitabile, che cercano accoglienza in altre aree del mondo.

Non è una evenienza nuova; la questione del destino dei profughi climatici è sul tappeto ormai da molti anni. Fin dal 2009, quando svolgeva le funzioni di Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’attuale segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva previsto che, nel corso dei decenni a venire, il cambiamento climatico sarebbe divenuto sia all’interno che oltre i confini nazionali il principale fattore di spostamento delle popolazioni.
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