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Con i combustibili gassosi si va nella giusta direzione Stampa E-mail

Con i combustibili gassosi
si va nella giusta direzione

di ANDREA ARZÀ/ amministratore delegato Liquigas


Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima rappresenta uno strumento molto importante per indirizzare le politiche energetiche e ambientali nel nostro Paese, affrontando la sfida della decarbonizzazione e della revisione del mix energetico nazionale, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 e l’inquinamento.

La spinta all’accelerazione del percorso di decarbonizzazione, puntando al 2030 come tappa intermedia in vista dell’azzeramento delle emissioni del settore energetico entro il 2050, costituisce un obiettivo significativo e di grande importanza, e apre a necessarie riflessioni su quale percorso ci consentirà di raggiungere questi ambiziosi traguardi.

Il Piano identifica la necessità di mettere in atto misure e strategie di transizione, favorendo il progressivo abbandono delle fonti inquinanti e garantendo, al tempo stesso, un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile e accessibile a tutti i cittadini. Si va quindi nella giusta direzione di riconoscimento del valore e del ruolo dei combustibili gassosi nell’energy mix nazionale dal punto di vista ambientale, energetico e industriale.

IL RUOLO DEL GAS
Nell’attuale scenario energetico nazionale, il gas può rappresentare una risorsa rilevante per rispondere all’esigenza di diminuire l’utilizzo delle fonti più inquinanti e, in generale, un elemento centrale e imprescindibile nello scenario di transizione energetica. Il raggiungimento degli obiettivi ambientali non può quindi tralasciare i combustibili gassosi, al fine di accelerare il passaggio dalle fonti tradizionali alle rinnovabili, promuovendo il graduale abbandono del carbone per la generazione elettrica.

Se, da una parte, si punta all’incremento della diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas e allo sviluppo del mercato del GNL, dall’altro è necessario favorire il ruolo di questi combustibili anche nei consumi finali per i diversi impieghi (riscaldamento, trasporti e industria), in sostituzione di fonti maggiormente inquinanti (ad esempio: oli combustibili e biomasse, soprattutto per usi civili e industriali).

Il Piano apre, inoltre, interessanti riflessioni sul fronte delle sfide per la ricerca e dell’innovazione energetica: esso intende incoraggiare lo sviluppo dei potenziali benefici dell’integrazione dei sistemi elettrico e gas tramite lo sviluppo di progetti pilota
power to gas, power to hydrogen e gas to power.
Si identifica quindi il gas quale strumento utile allo sviluppo di una quantità sempre maggiore di rinnovabili intermittenti, portatrice essa stessa di rinnovabili gassose e - attraverso conversioni del vettore elettrico in gas e viceversa - pilastro di un’infrastruttura energetica integrata.

È importante ricordare che il GPL assicura ancora oggi l’approvvigionamento energetico in molte aree del Paese non raggiunte dal metano (zone montane, case sparse, isole e utenze non continuative durante l’anno). Ritengo che la fonte rappresenti una soluzione ambientalmente compatibile, già pronta e disponibile, anche in un’ottica di transizione, e può avere un ruolo fondamentale nell’accompagnare il sistema energetico nazionale, soprattutto per quelle popolazioni disagiate che possono contare così su una fonte energetica in grado di rispondere ai bisogni primari di riscaldamento, produzione di acqua calda e uso cottura, così come del sistema produttivo presente in quelle zone.

Sono ancora molte le comunità metano
off-grid che hanno la necessità di rivolgersi a fonti alternative che possano garantire la sicurezza dell’approvvigionamento in maniera sostenibile. Stiamo parlando di oltre 4 milioni di cittadini in 1.200 Comuni, principalmente concentrati nelle zone rurali o montane e nelle isole del nostro Paese, in cui operano molte imprese e attività artigianali che contribuiscono allo sviluppo e alla crescita economica nazionale. Il GPL da anni fornisce una risposta alle esigenze di queste aree, mettendo a loro disposizione una fonte non solo accessibile, ma nettamente più sostenibile rispetto alle altre soluzioni comunemente adottate. Per queste aree il GPL può giocare un ruolo cruciale, che deve essere considerato nei piani di sviluppo nazionali.

LA SARDEGNA: UN LABORATORIO PER LO SVILUPPO DEL GNL
Il Piano individua un modello di sviluppo energetico basato sul GNL per la Sardegna, regione storicamente svantaggiata dal punto di vista delle infrastrutture in quanto non raggiunta dalla rete del metano. Un modello in grado di integrare l’uso del GNL in risposta alla domanda globale di energia, opportunamente supportato da incentivi, permetterebbe da un lato di superare lo svantaggio a livello energetico patito storicamente dalla Sardegna, favorendo l’adozione di una fonte energetica innovativa; dall’altro, consentirebbe di rendere disponibile una fonte a basso impatto ambientale in attesa che le rinnovabili possano garantire una quota parte di energia sufficiente a rispondere alla domanda del territorio.

Peraltro, il Piano - per quanto riguarda il resto del Paese - punta sul GNL per il suo utilizzo quale carburante per la propulsione marittima e per i trasporti stradali pesanti, ma non considera il ruolo del prodotto come fonte energetica al servizio delle realtà industriali non collegate alla rete del metano. È quindi importante che il PNIEC preveda la possibilità di estendere l’utilizzo del GNL alle realtà industriali su tutto il territorio italiano, anche attraverso appositi strumenti di incentivazione.

LA SFIDA NEL SETTORE DELLA MOBILITÀ
Per quanto riguarda il settore della mobilità privata sosteniamo il principio della neutralità tecnologica e riteniamo fondamentale impostare le politiche del Piano su questa base: la neutralità tecnologica favorisce la coesistenza di diverse soluzioni energetiche al fine di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Va ricordato che, seppure l’elettrico sia destinato in futuro a cambiare completamente il comparto, queste soluzioni sono ancora lontane dall’essere pervasive e altamente diffuse nella società e rappresentano una scelta che solo una nicchia di
early adopter può considerare.

Infatti, le soluzioni per la mobilità elettrica sono ancora non largamente disponibili e risultano particolarmente costose: è dunque poco probabile che, nonostante una politica di incentivi massivi, possano diffondersi nella popolazione italiana nell’arco di pochi anni. Allo scopo di favorire una veloce riconversione in chiave sostenibile della mobilità privata italiana, offrendo al tempo stesso una soluzione ai frequenti blocchi del traffico imposti dalle alte concentrazioni di inquinamento nelle nostre città, è utile sottolineare il ruolo che il gas, in particolare metano e GPL, può avere nello scenario attuale, costituendo una risposta ai problemi di inquinamento attuabile nel breve periodo.

Il gas rappresenta infatti una soluzione accessibile, subito disponibile che, se opportunamente accompagnata da incentivi, può contribuire ad accelerare il rinnovamento di cui indubbiamente il parco auto italiano ha bisogno per rispondere alle sfide ambientali cui ci troviamo di fronte. In questo senso il Piano fornisce delle indicazioni importanti in relazione alla possibilità di introdurre sistemi incentivanti per interventi di retrofit per i veicoli a combustione interna. In questo contesto il GPL, carburante per eccellenza per la conversione degli autoveicoli, può avere un ruolo fondamentale grazie alle proprie caratteristiche ambientali e al fatto che disponga di una rete di distribuzione già capillare. Inoltre, trattandosi di una tecnologia che richiede investimenti contenuti, può essere promossa senza eccessivi costi per il bilancio dello Stato. Situazione analoga per la mobilità pubblica. Grazie anche a politiche rivolte a incentivare e sostenere le amministrazioni locali, il gas può fornire una risposta, attraverso modelli di economia circolare in grado, ad esempio, di valorizzare la raccolta della frazione organica da trasformare in biogas al servizio delle flotte di trasporto pubblico locale e di raccolta dei rifiuti.

BIOGAS E BIOMETANO
Il Piano Energetico Nazionale affronta, inoltre, lo sviluppo di biogas e biometano quali soluzioni che possono rappresentare un ulteriore elemento di innovazione nel nostro sistema energetico. Tuttavia, il Piano considera solo l’ambito dell’autotrazione, mentre essi hanno le potenzialità per rappresentare fonti energetiche a tutto tondo. In questa ottica si limita il ruolo che questa tecnologia può avere a livello nazionale non affrontando il tema dell’attività produttiva. È di fondamentale importanza prevedere uno schema di incentivi in grado di sostenere gli investimenti necessari per lo sviluppo e la diffusione di biogas e biometano tutelando le imprese coinvolte lungo tutti i punti della filiera di produzione.

La definizione di tali incentivi e della modalità con cui saranno calcolati sarà fondamentale per lo sviluppo del comparto, che rappresenta un’opportunità non solo di migliorare la sostenibilità ambientale delle attività in cui questa fonte sarà utilizzata, ma di favorire nuovi modelli di economia circolare.

LA QUALITÀ DELL’ARIA A TUTELA DELLA SALUTE
L’inquinamento dell’aria rappresenta un problema sempre più serio a livello europeo e italiano, soprattutto dal punto di vista della salute pubblica e dei risvolti sociali ad essa legati. Secondo l’ultima edizione del report dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’
Air Quality in Europe 2017, l’inquinamento rappresenta il primo fattore di rischio ambientale in Europa, causando quasi 500.000 morti. Come noto, anche in Italia questo fenomeno raggiunge livelli elevati, causando molte morti premature. Questo aspetto va affrontato con misure strutturali in grado di favorire l’utilizzo di fonti meno inquinanti.

Ciò significa investire nello sviluppo di soluzioni energetiche e tecnologiche pulite: risulta quindi necessario rimuovere condizioni di favore per fonti di energia che hanno ormai dimostrato il proprio impatto ambientale negativo, come le biomasse (usate impropriamente). In Italia, infatti, permangono importanti incentivi a sostegno di questa soluzione, che costituisce una delle principali fonti di emissioni di inquinanti nell’aria. Un recente studio condotto dalla Stazione Sperimentale della Camera di Commercio di Milano, Innovhub, ha messo in luce le differenti caratteristiche dei combustibili, in particolare fonti gassose e biomasse, confermando il forte impatto di queste ultime sulle emissioni di particolati e altre sostanze nocive nell’aria.

Lo stesso Piano, in diversi punti, sottolinea l’esigenza di adottare normative più stringenti per gli impianti a biomassa; a questo riguardo è necessario agire con tre misure fondamentali: la revisione degli incentivi a favore di questa soluzione (rivedendo il Conto termico e l’Ecobonus), l’introduzione di specifici divieti all’uso di pellet e legna, soprattutto dove sono disponibili alternative sostenibili, la previsione anche per gli impianti domestici a biomassa di appositi controlli di manutenzione ed efficienza.

UN “CANTIERE ANCORA APERTO”
Il Piano, così come dichiarato dal governo, è un “cantiere ancora aperto”; è uno strumento che avrà bisogno del sostegno e della collaborazione da parte di tutti gli stakeholder per poter essere realizzato ed è quindi auspicabile che le fasi di consultazione e di condivisione riusciranno a raccogliere le istanze e le proposte che sappiano coniugare la sicurezza e la sostenibilità energetica con la tutela dell’ambiente e della salute.

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