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La pseudo intelligenza artificiale: cognitiva sì, ma non emotiva Stampa E-mail
La pseudo intelligenza artificiale:
cognitiva sì, ma non emotiva

di CARLETTO CALCIA



L’intelligenza umana si presenta in varie tipologie, ma sostanzialmente si può distinguere in cognitiva ed emotiva. Entrambe, durante il loro sviluppo evolutivo, hanno permesso il continuo progresso dell’umanità.

Nel XVII secolo alcuni scienziati, soprattutto Blaise Pascal e Gottfried Wilhelm von Leibnitz, seguiti nel 1800 da Charles Babbage, costruirono macchine da calcolo capaci di sostituire gli umani in operazioni di varia complessità. Nel 1936 Alan Turing propose un modello computazionale che definiva una macchina astratta e nel 1950 prospettò un test per dimostrare che questa macchina era pensante. Il test fu più volte modificato e ripetuto, ma ancora oggi esistono dubbi che sia stata dimostrata l’intelligenza della macchina, in quanto non senziente.

Nel 1955, nella preparazione di un convegno di studiosi della materia, lo scienziato americano John McCarthy introdusse la definizione di Intelligenza Artificiale, che tanto clamore ha acquistato nel tempo. Adottando prudentemente l’espressione “Potrei sbagliarmi… ma”, che si dice fosse usata da Benjamin Franklin, non mi risulta che fino a quel momento fosse stata usata la definizione di intelligenza per la complessa materia. Si trattava pur sempre di profonda intelligenza umana applicata a macchine le quali, se pur da essa arricchite, restavano ancora macchine.

Fin dai suoi primordi l’intelligenza umana è stata applicata alle macchine. Ancora oggi continua a farlo, ma nessuno definisce intelligente un’auto e neppure una complicata stazione spaziale. In sostanza, si tratta di sistemi e programmi HW e SW forniti dall’intelligenza umana ad elaboratori elettronici al fine di ottenere da loro prestazioni a supporto degli umani. Con l’enorme e inarrestabile sviluppo degli apparecchi elettronici l’espressione intelligenza artificiale spinge a considerare intelligente lo strumento, attribuendogli un’importanza che non gli compete e che lo pone a livello dell’umano
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