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Semaforo (quasi) verde per le alghe Stampa E-mail











di FABIO TERNI
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Sul numero scorso Nuova Energia ha dedicato l’infografica alle fake news in tema di bioenergie (Quante balle sulle biomasse) evidenziando come il presunto conflitto tra colture alimentari e coltivazioni energetiche fosse di fatto una bolla di sapone che distoglieva - caso mai - l’attenzione dal vero problema: l’abbandono dei terreni agricoli.















Vero è che, su scala globale, resta aperto il dibattito nella comunità scientifica sulla reale impronta ambientale (e in particolare carbonica) delle biomasse di prima generazione che la U.S. Environmental Protection Agency sintetizza semplicemente come “generated from edible crops”.
Numerosi studi peer-reviewed in letteratura scientifica confermano che le emissioni di gas serra del ciclo di vita diretto sono inferiori a quelle dei combustibili fossili; nello stesso tempo, tuttavia, affermano che le conseguenze indirette dello sviluppo intensivo dei biocarburanti di prima generazione (si pensi, ad esempio, al problema della deforestazione o della coltivazione intensiva con un eccessivo ricorso alla chimica) potrebbero addirittura far crescere le emissioni al di sopra di quelle generate dai combustibili derivati dal petrolio, a parità di energia fornita.

Per questa ragione, il futuro sostenibile del settore è legato allo sviluppo delle bioenergie di seconda generazione, in particolare i biocarburanti liquidi. Una famiglia piuttosto allargata nella quale le alghe, in proiezione futura, potrebbero addirittura... sedere a capotavola. Sono numerosi i vantaggi che le alghe possono offrire. Il primo e più intuitivo riguarda il loro terreno di crescita.
Possono infatti essere coltivate su superfici non idonee per altri scopi e non richiedono acqua dolce (considerando la pressione che ci sarà nei prossimi decenni sulla risorsa idrica, un elemento determinante). Non solo, le alghe potrebbero anche produrre maggiori quantità di biocarburanti per ettaro rispetto ad altre fonti.
E non si tratta di pochi punti percentuali, ma anche di un ordine di grandezza. Va poi considerata l’affinità con i combustibili di origine fossile oggi utilizzati.
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© nuovaenergia | RIPRODUZIONE RISERVATA

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