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Ansia da autonomia da guida elettrica: 4 semplici modi per prevenirla Stampa E-mail











testi di MICHELE GOVERNATORI / disegni di PAOLO GHELFI
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L’ansia da autonomia da guida elettrica è clamorosamente ingigantita dai media vicini all’economia fossile. In realtà esistono strumenti facili e a portata di tutti i guidatori a zero emissioni per risolvere il problema della durata delle batterie.



 

¤ Canna telescopica. Si estende in pochi secondi e permette di agganciarsi ai fili della media tensione che spesso sovrastano i semafori, a mo’ di filobus. Durante il rosso si becca un po’ di energia e poi al verde si bruciano tutti i guidatori fossili impegnati sulle loro antidiluviane frizioni. Inconveniente: serve un pacco trasformatori molto resiliente. Altro inconveniente: è pericoloso dimenticarsi la canna estratta.

¤ Range extender a zero emissioni. Si produce un po’ di energia con dinamo a pedali o altri attrezzi ginnici ogni qual volta è possibile. Inconveniente: i vicini di coda spesso interpretano male l’espressione ansimante e s’incuriosiscono morbosamente. Altro inconveniente: in caso di ricircolo attivato si appannano i vetri col fiato.

¤ Cambio accumulatori. Ci si fa sostituire le batterie quasi esauste con altre piene a mo’ di pit stop di Formula 1 presso strutture dedicate. Inconveniente: si usurano gli elettrodi delle batterie a forza di attacca-stacca.

¤ Power bank. Come coi telefonini, chi c’impedisce di girare con una batteria cui attingere per ricaricare alla bisogna? Nell’illustrazione del maestro Paolo Ghelfi, un esempio.
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