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Carbon credit e competitività del nostro settore elettrico Stampa E-mail











di MATTEO CODAZZI / amministratore delegato CESI
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Il prezzo delle quote europee di emissioni di CO2 ha raggiunto valori record, passando nei primi 9 mesi dell’anno dai 7,7 euro alla tonnellata di gennaio ai circa 21 euro/tonnellata di metà ottobre. In tale scenario è importante capire l’impatto che questa notevole crescita potrà avere sull’industria e, in particolare, sulla generazione elettrica.


Lo schema ETS per la definizione e la gestione delle quote di CO2 è stato definito dall’Unione Europea nel 2008, a valle della firma del protocollo di Kyoto, ed è oggi attivo in 31 Paesi (tutti i 28 dell’UE più Islanda, Liechtenstein e Norvegia). Il suo obiettivo è ridurre, in queste nazioni, le emissioni generate sia dagli oltre 11.000 impianti industriali energivori, sia dal traffico aereo.

Il sistema ETS copre circa il 45 per cento delle emissioni di gas serra dell’UE e costituisce il mercato di emissioni di CO2 più grande al mondo, dopo quello cinese. Un sistema, però, che negli anni è stato oggetto di numerose critiche per aver avuto un impatto molto al di sotto delle aspettative nella riduzione della CO2.
In conseguenza del rallentamento della produzione manifatturiera, lo schema ETS ha generato, infatti, una sovrabbondanza di quote invendute o inutilizzate. L’eccesso di offerta ha così fatto crollare i prezzi dei crediti fino a circa 5 euro/tonnellata di CO2, assolutamente insufficienti per stimolare gli investimenti in tecnologie più pulite.

Si è arrivati al paradosso che molte tra le industrie più inquinanti europee hanno realizzato extra profitti proprio grazie alla sovrabbondanza di crediti. Per ovviare a tale problema, nel 2014 l’UE, attraverso il cosiddetto backloading, ha sospeso l’immissione sul mercato di una quota significativa di permessi. Per evitare che nel corso del prossimo anno il mercato sia sommerso dai crediti CO2, “congelati” con il backloading, la Commissione Europea ha definito, finalmente, misure a lungo termine per contrastare la sovrasaturazione.

A tale scopo, sarà operativa dal 1° gennaio 2019 la Market Stability Reserve. I 900 milioni di quote, rinviate nel triennio 2014-2016, verranno trasferiti alla riserva, anziché essere messi all’asta nel biennio 2019-20. Di anno in anno, la riserva funzionerà per stabilizzare il mercato, assorbendo le quote in eccesso. Alcune imprese hanno, di fatto, già proceduto a massicci acquisti di permessi di emissione, creando così le condizioni per un rialzo dei prezzi.
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