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Niente rifiuti sotto il tappeto Stampa E-mail












di MONICA TOMMASI / Amici della Terra

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Ci occupiamo di rifiuti da trent’anni. La nostra battaglia culturale e politica per denunciare i pregiudizi su cui gran parte dell’ambientalismo ideologico fonda le proprie posizioni su questo argomento è diventata una sfida. Tutti parlano di “rifiuti zero” ma...















...in concreto, in tanti cercano di svicolare limitandosi a discutere su come o su quanto spingere nel futuro la raccolta differenziata. Del restante indifferenziato e del suo destino - in discarica o all’estero - nessuno vuole sapere niente, come non esistesse. Abbiamo assistito di recente a incontri pubblici sui Piani regionali dei rifiuti di mezza Italia, dalla Sicilia all’Umbria, fin qui falliti con risultati ampiamente fuori dai requisiti di legge o dagli impegni europei.

Per i loro aggiornamenti, ovunque si parla di “più raccolta differenziata” e di economia circolare ma, dopo tanto discutere, non si trova di meglio, per risolvere in pratica le proprie emergenze, che ampliare le discariche o esportare i rifiuti in altre regioni o all’estero. Facendo finta di dimenticare quel che la realtà certifica - e che anche l’Ispra nota anno dopo anno nei suoi rapporti sui rifiuti - e cioè che le maggiori percentuali di raccolta differenziata e di recupero o riciclo effettivi si hanno nelle regioni che utilizzano la termovalorizzazione per gestire i rifiuti non recuperabili e che, grazie a questo, hanno potuto relegare le discariche a un ruolo marginale.

La situazione, oggi, per metà del Paese, è allarmante a causa dell’assenza di strategie adeguate a una gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti. In certe città, come Roma, oltre a non esserci una strategia, non c’è proprio la raccolta e le foto dell’immondizia accumulata sulle strade della Città eterna fanno il giro del mondo in modo ricorrente. Da oltre venti anni l’esperienza dei più avanzati Paesi europei, dalla Germania alla Svezia, e quella di regioni come l’Emilia Romagna e la Lombardia, dovrebbero insegnare che la raccolta differenziata è una premessa decisiva ma non esaustiva per un ciclo virtuoso.

In quanto modalità di prelievo dei rifiuti, la raccolta differenziata non è che una parte di un ciclo industriale ed economico che non si esaurisce nelle nostre case, ma necessita di adeguate scelte dell’apparato produttivo, prima e dopo il consumo.
Il problema, quindi, non può essere affrontato partendo dalla parte più difficile e costosa, quella dell’organizzazione civica delle famiglie e dei condomini, senza prevedere parallelamente quella strutturale degli impianti industriali di trattamento, di recupero e di smaltimento. E non ci sono alternative o scorciatoie: per ridurre drasticamente le discariche occorrono impianti per il recupero di materia e di energia.
[...].


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