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Moresco: “L’Italia può ancora essere un mercato appetibile. A condizione che..." Stampa E-mail




INCONTRO CON L’HUB MANAGER SOUTHERN EUROPE, BU POWER GENERATION & WATER DI ABB


























di DAVIDE CANEVARI
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“È vero, l’Italia è un mercato ormai maturo e gli spazi per la realizzazione di nuovi impianti di generazione convenzionale sono contenuti. Le conoscenze che abbiamo sviluppato e accumulato negli anni passati sul termico, sui cicli combinati e sulle rinnovabili, rappresentano però un prezioso know-how che il nostro Paese può riproporre all’estero”.


Dalle parole di Danilo Moresco, Hub Manager Southern Europe, BU Power Generation & Water di ABB, emerge un profilo dell’Italia per certi versi inatteso. Un mercato della generazione spesso descritto come maturo - rinnovabili a parte - e con poche vie di sbocco, può invece ancora essere estremamente vitale e stimolante.
“Penso, ad esempio, alla Turchia - prosegue Moresco - una nazione in rapida crescita economica, che sta investendo molto sulla power generation: gas, idroelettrico e anche carbone. Quanto potrebbe essere utile trasferire in quel contesto - e lo stesso può valere nei confronti dei Paesi del Nord Africa - l’esperienza di Torrevaldaliga Nord?”
“Così come l’Italia, anche la Spagna e la stessa Turchia - prosegue Moresco - hanno EPC (Engineering Procurement & Construction) contractor che lavorano molto sull’estero e sono quindi in grado di trasferire nei Paesi emergenti le più avanzate tecnologie”.



Passando dal power al settore water?
L’Europa, e l’Italia in particolare, rappresentano un mercato ancora in espansione: riduzione delle perdite, efficientamento, sistemi di controllo sulle reti idriche di distribuzione...
I potenziali sono piuttosto elevati. Estremamente sfidanti, da un punto di vista tecnologico, sono anche interventi della portata del MOSE di Venezia. ABB ha fornito l’intero sistema elettrico e di automazione integrato dell’opera, utilizzando l’innovativo approccio digitale per gestire segnali provenienti da oltre 50 mila dispositivi. È chiaro, però, che progetti di questa caratura e tipologia rappresentano un unicum.
Al di fuori dell’Europa il mercato water è ancora più ampio: si aggiungono, ad esempio, gli impianti di dissalazione o interventi di ampia portata su opere infrastrutturali che non di rado hanno più di un secolo di vita. In quest’ottica è davvero significativa la case history di Ho Chi Min.

Guardando all’economia circolare, la corretta gestione dei rifiuti è un’altra variabile chiave...
È vero, e questo vale in particolare per il waste to energy. Difficile pensare a un greenfield nel nostro Paese, ma solo limitando l’attenzione ai termovalorizzatori esistenti, la digitalizzazione può fare grandi cose: dall’efficientamento dei processi e della combustione al controllo dei fumi, alla gestione delle reti di teleriscaldamento, se presenti a valle dell’impianto. Italia a parte, e restando in Europa, altri mercati interessanti sono la Gran Bretagna, la Polonia, il Nord Europa e la Francia.

Generazione elettrica, acqua, rifiuti... Se dovesse segnalare un elemento in comune?
Non avrei dubbi: la digitalizzazione. Anzi, direi la trasformazione digitale, che rappresenta un concetto più evoluto e certo non può essere ridotta al semplice passaggio dall’analogico al digitale. La digitalizzazione è la premessa, una condizione necessaria, ma di per sé non sufficiente. La trasformazione digitale implica la rivalutazione e la revisione dei processi di una qualsiasi attività. Ciò che l’azienda fa, costruisce, distribuisce - che si tratti di kWh, metri cubi d’acqua, smaltimento di rifiuti, prodotti ad alta tecnologia - come lo fa, come gestisce la manutenzione - passando dall’intervento sul guasto alla gestione predittiva - quali partnership stringe e come adegua il proprio business model.
È un cambiamento di visuale e di prospettiva.

La vostra proposta?

Con ABB AbilityTM, la nostra offerta di soluzioni digitali all’avanguardia, diamo modo ai nostri clienti di sfruttare appieno il potenziale della trasformazione digitale, sostenendone e guidandone il progresso e il cambiamento.
Un percorso che può essere riassunto in quattro passaggi: know more, sfruttando i dati raccolti tramite sensori, dispositivi e software per conoscere meglio il proprio business in tempo reale, do more, monitorando, controllando e gestendo dispositivi, processi e attività in loco e da remoto, do better, simulando, prevedendo e ottimizzando l’attività mediante strumenti e analisi, do together, lavorando fianco a fianco con clienti e fornitori nell’ottica della collaborazione bilaterale reciproca su scala globale.
Mi piace sottolineare il termine “collaborazione”, che troviamo riflesso nei nostri Collaborative Operations Center. La collaborazione è una delle chiavi della trasformazione digitale.

E a che punto siamo in Italia? A suo avviso possiamo ritenerci una nazione virtuosa?
Se ragioniamo sulla catena del valore nel campo energetico, dalla generazione al consumatore finale, osserviamo che sono state fatte significative esperienze e ci sono punte di eccellenza, pensiamo per esempio al percorso importante intrapreso da Terna ed Enel. Ma certo resta ancora molto da fare. Servirebbe a questo punto una decisa accelerazione, a partire dall’ambito normativo, per rendere il mercato di riferimento più agile e operativo.

Quanto è importante a questo punto il fattore umano?
È alla base di tutto: la digitalizzazione parte dalla testa delle persone.
Dopotutto, gli operatori continuano a rappresentare la risorsa più importante di un impianto. La loro capacità di prendere la decisione giusta al momento giusto ha un enorme impatto su redditività, sicurezza e affidabilità dell’impianto. Di contro, se l’operatore prende la decisione sbagliata al momento sbagliato potrebbe arrecare danni ad altre persone o all’ambiente, con conseguenze sulla redditività dell’impianto stesso.
Per questo, come ABB investiamo in primis sulle risorse umane che lavorano con noi e che sono chiamate a interfacciarsi coi clienti. La preparazione in ambito software e digitalizzazione, da sola, non basta più. Devono poter maturare anche competenze di processo e saper ragionare in una logica di sistema, indispensabile, tra l’altro, per un corretto approccio alla cyber security. Certo, in termini competitivi occorre poter offrire al cliente un’adeguata gamma di prodotti; la battaglia – però – si vince con le persone. Oggi più che mai.

Per queste stesse ragioni lavorate molto con il mondo accademico. Ci può dare alcuni esempi?
Presso l’Università degli Studi di Genova abbiamo promosso due premi di laurea intitolati alla memoria di G.B. Ferrari, che nell’ultima edizione hanno previsto come temi La digitalizzazione attraverso l’Internet of Things nell’industria della generazione di energia e Smart grids e smart cities.
Con il Politecnico di Milano abbiamo rinnovato fino al 2020 una specifica convenzione che ci permette di collaborare con diversi gruppi di ricerca del Polimi in settori come metrologia, automazione, robotica, statistica, intelligenza artificiale e sistemi elettrici per l’energia.
ABB è anche stata selezionata come azienda partner di Experis Academy che ha lo scopo di formare nuovi e selezionati profili professionali capaci di rispondere alle sfide poste da Industria 4.0.

In conclusione...
Torno alle prime righe di questa intervista, e segnalo che il nostro Paese rappresenta una risorsa importantissima per ABB, non solo come potenziale cliente. Abbiamo 15 siti operativi in Italia, e possiamo coprire l’intero portafoglio di soluzioni offerte da ABB. Siamo un centro di competenze e di innovazione di eccellenza, che applichiamo proprio a partire dai nostri impianti di produzione.
Nel 2017 gli investimenti in R&D di ABB in Italia hanno rappresentato oltre il 3 per cento del fatturato, con punte del 5 per cento nel comparto water e generation, e con 39 brevetti depositati caratterizzati da un focus crescente proprio sul mondo digitale.


© nuovaenergia | RIPRODUZIONE RISERVATA

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