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di ROBERTO NAPOLI / professore emerito Politecnico di Torino
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Il popolo italiano ha manifestato inequivocabilmente un fortissimo desiderio di cambiamento. Si tratta solo di capire cosa cambiare e come. Da lungo tempo si respira un’aria sempre più mefitica, densa di ipocrisie e di egoismi, con una sorta di lotta civile strisciante che ha ridotto il Paese in penose condizioni.















A ciò si è aggiunto un degrado etico-morale che si è diffuso in larga parte della società. Ben venga dunque il cambiamento, purché non sia gattopardescamente di facciata.
Come Francesco Bacone (1561-1626) insegna, ciò rende (forse) inevitabile il completamento della pars destruens, prima di potere cominciare a realizzare la pars construens. Il rischio è che la pars destruens possa provocare sofferenze molto elevate nella società, soprattutto nelle classi meno agiate. C’è un campo dove i vincoli esterni e le conoscenze acquisite dovrebbero rendere difficile combinare grossi guai. C’è sempre il rischio di qualche baggianata italica ma ci sono anche grandi opportunità per una svolta positiva.

Ci riferiamo alla cosiddetta transizione energetica, imposta dai cambiamenti nello scenario energetico mondiale, in cui giganteggiano al centro le energie rinnovabili, con un corrispondente declino dei combustibili fossili.
La salvaguardia ambientale impone anche una transizione economica verso la cosiddetta economia circolare, nella quale i rifiuti di un processo diventano la soluzione energetica per altri processi. Ciò postula un diverso approccio alla produzione e allo smaltimento dei rifiuti stessi. La transizione energetica sarà fortemente accelerata quando la tecnologia metterà finalmente a disposizione la possibilità di un conveniente accumulo dell’energia. Allora cambierà definitivamente non solo l’infrastruttura elettrica ma anche la mobilità privata, che migrerà verso la soluzione elettrica.
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