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INFO@COMUNI - Oli usati, il nero sceglie il verde Stampa E-mail











24 novembre 2017 | INFO@COMUNI | NUOVA ENERGIA | Il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento (CONOU) festeggia un 2016 che conferma la leadership europea del nostro Paese, ormai giunto alle soglie del 100 per 100 di recupero effettivo. Netta e tangibile la riduzione delle impronte ambientali.

Ormai la cosa è nota a tutti, con il nero non si scherza: gli oli minerali esausti - se non correttamente smaltiti o a maggior ragione sversati nell’ambiente - rappresentano una danno grave. Trasformare il nero in verde non è comunque un complesso gioco di prestigio o di alchimie, bensì un’impresa possibile e concretamente realizzata grazie al lavoro del CONOU, il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati.
Lo scorso anno 178 mila tonnellate di oli usati sono state raccolte dal sistema consortile, rispetto alle 177 mila del 2015 (più 7 per cento); e questo è un primo significativo risultato. In termini relativi si tratta del 43,2 per cento del totale immesso al consumo nel nostro Paese.
Può sembrare un numero tutto sommato mediocre, ma non è così. Si tratta, invece, di un valore non lontano dal massimo potenziale raccoglibile. Poiché una frazione considerevole degli oli si consuma durante l’utilizzo, alla fine del ciclo di vita il peso residuo risulta fortemente ridotto. Siamo quindi già prossimi al 100 per 100 di recupero effettivo, all’ottimo assoluto. Un dato davvero eccezionale, pensando che l’Unione Europea ha stabilito come traguardo per i Paesi membri la soglia dell’85 per cento nel 2025. Ecco dunque un secondo significativo risultato.
Il terzo ha a che fare con la percentuale degli oli raccolti e poi avviati alla rigenerazione: si è passati dal 91 per cento del 2014 al 99 per cento del 2015, al quasi 100 per 100 nel 2016.
Come emerge dall’ultimo Green Economy Report del CONOU, i risultati descritti in precedenza hanno comportato minori emissioni in atmosfera di CO2 (1,2 milioni di tonnellate), hanno consentito un risparmio di risorse idriche per complessivi 3,3 miliardi di metri cubi di acqua, e grazie alla rigenerazione hanno preservato 9 milioni di tonnellate di risorse (naturali, fossili, minerali). Non ultimo, hanno evitato la contaminazione di oltre 8.600 ettari di terreno. E l’ambiente ringrazia.


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