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DETRAZIONE DEL 65%: incentivo poco amato dalla povertà energetica Stampa E-mail





















Il segretario generale AICARR Luca Alberto Piterà: “Tra gli strumenti di promozione dell’efficienza, la detrazione del 65 per cento è quello che penalizza maggiormente le classi più disagiate, proprio perché dipende dalla capacità di reddito”. Inoltre, è decisamente più costoso per il Sistema Paese rispetto ai Certificati Bianchi e al Conto Termico...


Le detrazioni fiscali del 65 per cento, come strumento di incentivazione dell’efficienza energetica, fanno un involontario autogol. Mostrano infatti una disponibilità decrescente quanto più diminuisce la capacità di spesa di un individuo. E vanno quindi involontariamente a penalizzare chi più ne avrebbe bisogno.
La spiegazione di questo vizio di origine è molto semplice, come illustra Luca Alberto Piterà, segretario generale AICARR (Associazioe Italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento e Refrigerazione).

Trattandosi di una detrazione, la sua attrattiva dipende in primo luogo dalla capacità di reddito. Chi vive in povertà energetica ha presumibilmente un reddito molto basso o nullo e rischia quindi di essere tagliato fuori. C’è la possibilità della cessione del credito a un terzo, è vero. Ma non è un meccanismo così facile e immediato da capire, e rischia di generare costi accessori (ad esempio, quello per il commercialista); due elementi che, ancora una volta, tendono a penalizzare proprio le fasce marginali della popolazione”.

E questo non è l’unico problema. Un altro aspetto, che vede la detrazione del 65 per cento nel ruolo di vittima è quello dell’incertezza. “Non essendo di natura strutturale - aggiunge Piterà - ogni anno costringe a ripartire da zero, e ogni anno si arriva alla scadenza di dicembre con la solita corsa delle ultime settimane, con il rischio di penalizzare la qualità o di compiere errori o vizi di forma che poi precludono l’effettivo accesso all’incentivo. Per superare questi inconvenienti basterebbe avere almeno un orizzonte temporale di tre anni”.

Infine, il 65 per cento sembra uscire perdente anche nel confronto diretto con il Conto Termico (che non è una forma di detrazione) e con i Certifiicati Bianchi, pur nella specificità di ogni singolo strumento. “Se consideriamo gli euro di spesa pubblica per tep di energia primaria annuale risparmiato al 2015 - precisa Piterà - le detrazioni fiscali mostrano un valore pari a 15.100 euro rispetto a 2.600 euro dei Certificati Bianchi e 7.400 del Conto Termico”.



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