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Clerici: "Ecco quanto costa decarbonizzare con le rinnovabili" Stampa E-mail











di DAVIDE CANEVARI
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La necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica è divenuto un must condiviso pressoché all’unanimità. Nell’insieme di strumenti a disposizione per raggiungere l’obiettivo, le fonti rinnovabili hanno rappresentato una delle scelte preferite, non solo in Europa.















Già, ma a quali costi?
Nuova Energia ha incontrato Alessandro Clerici, presidente onorario FAST e WEC Italia, per rispondere - dati alla mano - a questa domanda. Facendo anche un parallelo con la Germania, altro Stato che in Europa ha spinto sull’acceleratore delle FER (senza però rinunciare alla lignite…). In questa intervista si è trattato nel dettaglio esclusivamente il rapporto tra il costo degli incentivi erogati e le emissioni evitate; solo uno, quindi, dei molti aspetti che determinano i pro e i contro delle tecnologie rinnovabili.[...]


Ingegner Clerici, da dove partiamo?
Direi, dallo sviluppo delle rinnovabili non idroelettriche nel nostro Paese, che è stato inizialmente trascinato dall’eolico e, a seguire, da fotovoltaico e bioenergie. Sono stati i generosi incentivi a sostenere il boom.
Ma quando questi sono venuti meno o sono stati sensibilmente ridotti, come noto, il mercato delle nuove installazioni si è praticamente azzerato. Lo scorso anno le rinnovabili hanno assicurato al Sistema Paese una produzione lorda pari a 106 TWh (41 dei quali da fonte idro), pari al 32,9 per cento dei consumi interni lordi, con un marginale decremento rispetto al 2015 (33,2 per cento).

Dovuto a…?

L’idroelettrico, a seguito di una scarsa piovosità, ha registrato un forte calo delle produzioni (meno 10 per cento; meno 4,5 TWh). A fronte di un maggior contributo da parte dell’eolico (più 14 per cento, ovvero più 1,8 TWh), il fotovoltaico ha subito una leggera contrazione. Ciò sottolinea la fondamentale importanza dei fattori ambientali sulla producibilità (sia in termini giornalieri, sia sull’intero anno) delle FER non programmabili, la necessità di poter contare anche sul parco di generazione convenzionale e su eventuali sistemi di storage per garantire un funzionamento affidabile e la sicurezza degli approvvigionamenti.

E veniamo ai famosi costi legati alla componente A3.
Partendo dalla produzione 2016 da FER, si può notare come il costo in A3 relativo all’energia incentivata totale (65,5 TWh per 14 miliardi di euro) sia stato pari a 215 euro/MWh (rispetto ad un prezzo medio in Borsa di circa 45 euro/MWh). Il fotovoltaico è stato in assoluto la fonte più incentivata con un valore complessivo di 6,1 miliardi, dovuti per il 50 per cento al II Conto Energia e per il 40 per cento al IV.
Per le differenti tecnologie i costi in A3 sono stati pari a 295 euro/MWh nel caso del fotovoltaico, 230 per le bioenergie, 170 per il mini-hydro, 140 per l’eolico e 110 per il geotermico.[...]

© nuovaenergia | RIPRODUZIONE RISERVATA

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